Venerdì, 10 Febbraio 2012

Intervista ad Alessandro Ramberti

lunedì, 1 settembre 2008 | Di | Sezione: Profili

di Manuel Semprini

ScrittInediti aspira a essere anche luogo d’incontro tra i lettori e il variegato universo dell’editoria. Data la nostra inguaribile propensione verso fenomeni culturali poco noti al grande pubblico è naturale per noi iniziare questo viaggio nei misteri dell’industria libraria da un piccolo editore della nostra provincia, Rimini. Fara Editore è nata nel 1993, ha sede in Santarcangelo di Romagna ed è tra le realtà editoriali più promettenti degli ultimi anni. Suo obiettivo è quello di pubblicare libri che aiutino “a rendere un po’ più chiaro e definito il senso delle parole chiave dell’uomo”. Per l’occasione abbiamo intervistato Alessandro Ramberti, fondatore e responsabile della casa editrice.

  1. In genere, quando si pensa alle logiche che governano una casa editrice, a chi non è addentro in tali logiche vengono in mente due antitetici scenari: l’uno, in cui prevale l’idea romantica dell’editore che con passione cerca la vera Arte; l’altro, al cui centro domina la figura del cinico venditore di facili e remunerative letture. In quale scenario, invece, ha vissuto e vive Fara Editore?

    Penso che la maggior parte dei piccoli editori facciano questo lavoro per passione: con la volontà di realizzare dei libri che sia per il contenuto che per la grafica risultano appunto quantomeno degni di pubblicazione. Questo non esclude la presenza di editori che pubblicano qualsiasi cosa a pagamento, ma si tratta alla fine di marchi che lasciano poche tracce.

  2. Spesso si ripete che in Italia ci sono più aspiranti scrittori che attenti lettori. Se così fosse, il numero di persone che desiderano pubblicare i propri scritti custoditi nel cassetto supererebbe di certo quello di coloro che hanno la voglia di leggerli. Si potrebbe, inoltre, immaginare una plausibile politica editoriale volta a trarre profitto da una simile consistente richiesta di pubblicazione. Che cosa ne pensi?

    C’è sicuramente chi facendo leva sulla vanità di autori mediocri ne pubblica dietro compenso più o meno lauto le opere. Anche se è vero che quasi sempre i piccoli editori chiedono un contributo ad autori esordienti, penso che, per una questione di etica professionale, un editore serio funga anche da filtro, da consigliere e non sia disposto a pubblicare cose non coerenti con la sua linea editoriale o comunque di qualità scadente.

  3. Culture e punti di vista differenti stanno lentamente entrando a far parte della nostra società, apportandovi lievi ma continue modifiche, fino a conquistarsi sempre più uno spazio di rilievo, anche letterario. È importante per la vostra casa editrice favorire tale conquista?

    Sì, l’attenzione alle contaminazioni culturali e di generi è forse il tratto che meglio caratterizza la nostra produzione libraria: abbiamo infatti opere a cavallo fra la narrativa e la saggistica, scritti di immigrati (ricordiamo fra gli altri il grande poeta albanese Gezim Hajdari), testi che possono essere definiti di prosa poetica.

  4. Considerando lo sviluppo e la diffusione di Internet, delle tecnologie multimediali e dei libri elettronici, si ha l’impressione che il libro stampato e l’editoria rischino di estinguersi o, perlomeno, di finire emarginati come prodotto e industria rivolti a una piccola ed elitaria nicchia di mercato. Sembra dunque necessario un cambiamento che porti la stampa a rivoluzionare in qualche misura il proprio modo di essere e di presentarsi. È questa la sfida del futuro per Fara Editore oppure la rivoluzione non è veramente indispensabile?

    Il libro cartaceo non morirà in breve tempo. Per alcuni tipi di pubblicazioni di consultazione (dizionari, enciclopedie, manuali) la versione elettronica diventerà preponderante, ma il piacere di sfogliare un libro di narrativa o poesia, penso non verrà troppo intaccata dai lettori (intesi come strumenti) di libri elettronici, che peraltro possono essere utili per immagazzinare e interrogare parecchi testi in poco peso.

  5. Per concludere, una domanda più piacevole e personale: quale libro o autore Alessandro Ramberti avrebbe voluto pubblicare e perché?

    In realtà sono più che soddisfatto degli autori che abbiamo pubblicato in questi anni: se posso azzardare una percentuale credo che un 80% dei nostri autori sia qualitativamente di livello letterario alto. Certo mi sarebbe piaciuto lanciare qualche altro autore, ma non si hanno sempre le risorse finanziarie necessarie a simili operazioni.

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