Venerdì, 10 Febbraio 2012

Saggio sul teatro sudamericano

domenica, 14 settembre 2008 | Di | Sezione: Profili

di Maurizio Argan

Il teatro sudamericano, in particolare quello del cono sud, Cile, Uruguay, Argentina, ha prodotto negli anni una serie di proposte e può vantare una vitalità espressiva in questo campo non certo paragonabile a quella italiana attuale. Il teatro sudamericano è pressoché sconosciuto in Italia, sia per la scarsezza delle pubblicazioni di testi in italiano, sia per la quasi totale assenza di spettacoli provenienti dall’America Latina nei festival e nei teatri italiani.
Se i grandi maestri della scena e della scrittura latino-americana. vedi Pavloski, Veronese, Liscano Kartun, sono conosciuti ed apprezzati nel resto d’Europa, grazie, appunto, alla partecipazione a manifestazioni, in Italia ci sono state pochissime occasioni per conoscere il linguaggio teatrale di questo continente.


Mentre da noi si parla costantemente di “crisi dei teatro”, peraltro innegabile anche dal punto di vista creativo, in un paese come l’Argentina, ad esempio. in cui le difficoltà economiche sono una realtà con cui la maggior parte della gente deve fare i conti continuamente, nel fine settimana si propongono, nella sola Buenos Aires, circa una settantina di spettacoli, e anche nel resto del paese il teatro è sentito come momento irrinunciabile di comunicazione e aggregazione.
Una parte fondamentale del teatro sudamericano era occupata, e lo è tuttora, dal teatro politico.
Il teatro politico indipendente, svincolato cioè dall’industria dello spettacolo, cioè privo di contributi, gode in America Latina, di una grande tradizione che ne ha fatto, in vari momenti una delle forme privilegiate di intervento, di denuncia, di aggregazione e partecipazione sociale.
Nel cono sud dell’America Latina, sono nate a cavallo tra gli anni 40/50 forme di carattere innovativo e didattico attento alle problematiche del proletariato minerario e agricolo, e atte ad intervenire nel dibattito progressista sulle questioni democratiche, morali ed educative.
La dimensione collettiva e popolare si è legata nei diversi paesi alla coscienza della necessità e il mezzo teatrale ne diventa la “pratica” più diffusa e largamente partecipativa.
In Argentina, in particolare, sono nati alcuni dei gruppi più significativi degli anni ’70: gli Once al Sur, la Comuna Baires, il Libre Teatre Libre di Cordoba (LTL).
Dal’74 la repressione e il terrore instaurato nel paese ha avuto forti ripercussioni anche nel mondo teatrale e i gruppi teatrali impegnati nell’opposizione al regime hanno subito pesanti forme di persecuzione e censura, fra tutti sicuramente uno dei più impegnati se non il più impegnato era il LTL, gruppo nato nel ’69 presso la Scuola d’Arte dell’Università Nazionale di Cordoba per poi costituirsi come gruppo indipendente l’anno successivo.
Il LTL crea spettacoli di denuncia che usano l’ironia come mezzo per straniamento e critica, i temi trattati sono legati all’attualità del paese: scioperi, repressione politica, mancanza di libertà nella scuola e nei posti di lavoro e sulla situazione carceraria.
Il LTL con le sue rappresentazioni invita alla discussione collettiva gli spettatori alla fine delle stesse rappresentazioni.
In uno dei manifesti del LTL si legge “il teatro è una forma di testimonianza continua, di denuncia permanente, e un mezzo per esprimere la realtà che colpisce tutti noi. Il nostro maggiore obiettivo è di raggiungere un teatro forse meno teatrale, ma più vicino all’uomo”
Su questa linea mi sto movendo, naturalmente in piccolo e con molta modestia, con il mio gruppo, Teatro della Centena, per promuovere non solo la drammaturgia sudamericana ma anche per rilanciare un tipo di teatro, appunto, più vicino all’uomo.
Il Teatro della Centena, assieme a Fernanda Hretia e Adrian Bustamante, è una delle pochissime realtà teatrali italiane a promuovere questa cultura, che in tre anni ha prodotto e realizzato due lavori scritti da autori sudamericani: “Alfonso e Clotilde” di Carlos Manuel Varala e “EL Escopetero” di Carlos Liscano, e durante le nostre rappresentazioni, su e giù per tuffa la penisola, scopriamo un forte interesse, soprattutto da parte del pubblico più giovane, sia per lo spettacolo ma molto di più per le tematiche trattate che possono benissimo essere rapportate, con un altro punto di vista, alle problematiche che, secondo noi, hanno tutti i paesi “industrializzati” che hanno tolto, tramite tutti i mezzi che i mass-media hanno a disposizione, la volontà di comunicare alle persone, che invece è una necessità.

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