Poesie
lunedì, 15 settembre 2008 | Di Luca | Sezione: Scritti ineditidi Andrea Soleri
Andrea Soleri Vive e lavora (poco)
a Bellaria e dintorni.
Pochi concorsi e pochi riconoscimenti ufficiali
caratterizzano la sua attività poetica, orientata
prevalentemente al paradosso di scrivere ciò che
forse si può solo vivere.
Le domeniche son vuote
con il sole tramortito
sono vuote più del solito
E passeggiano le gocce nel giardino
prima ancora di raggiungerci
tornavi / con un senso d’infinito misero
nel mistero rassegnato di una foglia
che s’adagia e prega andandosene
Sotterraneamente parlano nel sonno le persone
urlano
non riescono a comprendere la musica
che fluendo porta in se la beatitudine
Siamo fiori che s’affacciano alla rete
cantilene un po’ sgraziate che s’intonano
stordite
***
La natura è stata dura
in più sei acida
Ma sai, forse è inevitabile
che lo spirito ci plasmi il corpo
poi ci lasci sul mercato a venderci
In corsie d’intenti muoviti
trasparente se puoi osservati
sei nel centro dell’azione barcollante
il Maestro fa l’indiano
come sempre
tu vai verso quella gente che ospitale pare
ma sul filo dell’orrore
ti costringono a creare contro
o a doverli compatire
C’è qualcosa da fermare
questa notte
tutto deve continuare
***
Una macchia del mio sole sul lenzuolo
instabile
Troppo s’impressiona facile la luna
Sulle linee della mano vedi stiamo avvicinandoci
Una macchina si ferma / sullo sfondo delle palpebre notturne
nella pioggia
con Vivaldi che risuona e splende in camera
questa febbre scalda il buio
e questa pioggia
mi domanda quanto costa accontentarsi
di una notte
senza il corpicino giusto di una donna che respira
e insiste
Basterà ancora il disfarsi della mente
la realtà nel girotondo d’ombre limpide
che continua la sua danza in solitudine
***
È la luna coi suoi scatti ipocondriaci
è tua moglie con i suoi modi flemmatici
è una brezza che persiste e infastidisce
uno sfregia il tuo silenzio / fuori striscia
Ti puoi sempre ritrovare e perdere
come quelle cameriere a fine estate
che parlottano esaurite
al sole o contro
il cliente che non può pagare il conto
L’esistenza è un gatto nero
un argine
una foglia e le altre intorno
color ruggine
***
La giornata del poeta
è vivere il possibile
il resto immaginarselo
Ma Rimbaud ha già scritto tutto
e ha smesso…
Tipo in divisina multami
che la vita mi trascina l’anima
dove non mi serve il casco
Mi parcheggio dove sono
sono al tavolo
due compagni due ventriloqui il giornale leggono
sulla sedia componibile
sto a provare un’arte rettile nel sole
nauseato dal passato dal futuro incolume
Con i sensi esasperati
sul mercato delle tenebre
una mosca mi solletica
In sto posto l’oste ha un viso risaputo
scambia birra con la rabbia
mentre sbattono la vita a carte
fra correnti di litigi piove
piove piove piove eccome
sulla polvere sui fiori
nelle menti più solubili
e sul grano mutilato qui di fianco ad altre rose
ti mangiucchi le unghie al vento
quando il niente è un’abitudine costosa
***
Io racconto frasi fatte
negli incroci
mi salutano gli amici
Strade belle di pericolo
dove vedo come sono
su in collina / bere vino è facile
più difficile è il destino
Qua si sbracciano a cantare
ma rincorre come vento il pianto
Vieni senti lo splendore intorno
dio da dentro celebra
dimentica, ricorda
Nel deserto l’odio puoi lasciarlo libero d’andarsene
Siamo tutti prede cosmiche
un disegno imperscrutabile
di follia che si fa logica
***
I gabbiani come prede si lamentano
mentre il sonno mi trattiene ancora a dirtelo
Li vediamo sempre in fila
dappertutto
sono il gregge
forse devo dire peggio
morti in viaggio con la mente
Orde bibliche il presente ignorano
Il passato ed il futuro li divorano.
Se non siamo la corrente
siamo noi quegli ignoranti
tutto è frutto di conflitto sempre
L’io che trovi nel maestro è tuo / lo credi?
la fiducia non è mai al suo posto / vedi?
Sguazza un verme nella pioggia, il fango, i petali
i rintocchi son concentrici
quali regole e principi ci comandano?
Sono ganci a cui appendersi i miei dubbi
sono cose da comprendere
Il dolore sta passando con la gioia
in un istante
vortice che il niente porterà con se comunque
Sta ghiacciandosi sul fiume il ponte
***
Non hai mica tutti i torti a suicidarti
mentre il piscio si biforca
si riunisce sull’asfalto al sangue
Tu ti riesci a fare male anche in mondi paralleli
Teste di metallo in macchina s’asserragliano per scrivere
le parole che hai rubato al cielo
nel silenzio psichedelico del grano
in un campo d’illusioni storpie e di sgualciti fiori
Li vicino passa il treno e Wan Gogh dà un altra mano di colore
la tragedia ti sfiora
ma i gabbiani si lamentano dei corvi
nel cortile in bar di menti stanche
ti fortifichi e accontenti
***
Oggi il gatto non si è visto ancora
sarà in giro per calore
o a stirarsi al sole di pagani giocatori
in circuiti di prigioni luna park forse a sognare
La televisione ha invaso la mia casa ieri
le vampate del mio sesso ora
Il passato che si accorda col futuro
senza ansie e perversioni
fra maldestri strappi e errori sulle leggi universali
ci fermiamo in attimi
aspettando che gli alieni ci rivelino chi siamo
se ci siamo
brindo a inchiostro
e martello un altro nastro
***
Non controlli proprio nulla
un bagliore ti saluta da una stella
Un immenso gregge il cielo pascola
sarà l’acqua matematica di pioggia
o quel vino che hai bevuto a darti il vomito
ma ritorni in strada e guidi
sai di farcela
Ogni umano ha la sua fonte
l’intimo riposo / i postumi
Sei sospeso come il mondo
dondoli
sei esausto eppure splendido
***
Il mio slancio passa gli inferi
Panorama che ho intravisto nella notte immensa
la natura è la fragranza di una donna
sogna molto e poco pensa
Si è lavato il cielo in pioggia
rete d’impressioni a strascico
c’è mia madre sotto al portico
conta i suoi capelli fragili
si confonde e morde l’anima
è sicura che sia facile
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