Giovedì, 9 Febbraio 2012

“L’Angolo” di Fabio Orrico

mercoledì, 17 settembre 2008 | Di | Sezione: Profili

di Manuel Semprini

Il mondo del quotidiano, animato da personaggi e da oggetti mutevoli e variopinti, assume forma personale e costante solo in chi lo osserva da un angolo o punto di vista. Non vi è un’unica e stabile realtà, ma esistono contemporaneamente tanti universi quanti sono gli osservatori.

Nel leggere le poesie di Fabio Orrico si ha la possibilità di entrare in uno di questi universi, dove lo sguardo del lettore dal bagliore esterno viene condotto all’interno di uno spazio buio, delimitato da un io riflessivo che descrive se stesso “come un palazzo in vetrocemento”, in cui “una scala mobile rotta fa su e giù // starnutendo”. Fra uno starnuto e l’altro si viene a conoscenza allora del disagio di questo io solitario davanti a ciò che vede fuori e dentro.

Disillusione? Inadeguatezza? Confusione? Tutto questo e altro ancora, in una girandola di riflessioni mai gratuite, in cui non traspare alcuna risposta certa, ma ancora dubbi. “Quanto a me, io non ho scuse. // Lo vado ripetendo ma non riesco // a interessare. // È uno scherzo cattivo o solo una smagliatura // nella trama.” Non c’è condanna né rassegnazione nelle parole dell’autore, forse un po’ di stanchezza in filigrana. Ma è la stanchezza “di chi ha pensato a lungo” e seriamente, per approdare, navigando lungo le pareti del proprio mondo, a un angolo sufficiente a ristorare dal lungo viaggio. Questo angolo è Fabio Orrico e le sue poesie lo confermano.

FABIO ORRICO, L’angolo, Rimini, La stamperia, 2000, 45 pp.

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