Un piacere imperfetto
mercoledì, 17 settembre 2008 | Di Luca | Sezione: Scritti ineditipoesie di Stefano Lunedei
Un piacere imperfetto
possiede il sapore del vento
non offre il segno della sfera
sopra comodi confini comuni
ma ha un fruscio di seta
e sempre potrai sperare
in godimenti maggiori;
un imperfetto piacere
ti porge un largo sorriso
non ha colori di vittoria
semmai di tregua,
non chiude il respiro
minacciando i tuoi sogni
e ti cammina a fianco
zoppicando il passo
mentre i contorni sfuggono
tra fumi e disagi inattesi;
ha conosciuto il piacere
potrei giurarlo,
ma qui ho nuovi balzi
ignote cadute, forse,
e il tepore scompare
senza radici o raggi benigni
a rendere polvere i tuoi progetti
polvere di un uomo
che troppo contava sul sé
e non ha posto né anima
per l’ospite che non giungerà.
***
Lo scambio
Guardateli anche voi
seduti attorno a un tavolo
questi poveri figli del mondo,
hanno carte e regole per ogni gioco
ma i più passano la mano
per accontentarsi della seconda fila
fare commenti e sbuffare fumo
tra le nuche dei giocatori;
chissà quali racconti, a casa,
nelle penombre grigie
e fantasticherie piccine
poi forse un lampo
un camminar di nervi
da cancellare con un gesto appena,
che non diventi un vizio;
scivolate con me
sui loro tratti stanchi
verrebbe voglia di spianar le rughe
ridare a Paolo un guizzo
un nome osceno a lei
e scrutare il volto dell’amico,
ricorderà i codici di un tempo?
E quanto stupidi, i pensieri,
le volgarità adulte
con la mia brusca invidia
per i loro sonni, e stirpi,
e le loro sciocche invidie
per le mie arguzie antiche,
ma in questa notte acerba
nuda come un’alba in spiaggia
nascerà uno scambio
che volerà fra i tetti
e se i loro sogni si coloreranno
odore di vittoria, ancora,
e sarà festa grande in questa casa muta.
***
La partita
Ha braccia grosse il mio avversario
labbra sottili da non scordare
e tre racchette in custodia gialla,
belle da far invidia:
scarni palleggi, ora, a dimostrar valore,
i primi punti da enunciare a turno
e imprecazioni sorde, ad oscurare il cielo;
non vuole pause, la partita,
ha sorrisi falsi e rituali
come idee a parte
venute da altri luoghi,
sei tu, sudore che cola
e scarpe stanche
quasi che l’argilla rossa ti scavasse dentro;
gareggiare non è leggere libri
quando i pensieri sanno insinuarsi tra le righe
e i volti del giorno sgonfiano parole
tanto che devi tornare indietro
una, due volte, o rinunciare,
il segnalibro di nuovo a pagina quaranta;
odia il nemico, strappagli il respiro
disprezza il suo passo e odialo ancora
sarai tu o lui,
e non importa il premio
non hai bisogno della morte
e di una scacchiera al vento
la sua sconfitta sarà il tuo onore;
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