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giovedì, 18 settembre 2008 | Di Luca | Sezione: Scritti ineditidi Giovanni Nadiani
Lettera bastarda al lettore
Il sincopato del contrabbasso scende i gradini col passo circospetto fin dentro l’antro rossastro: assetato, Giona ha voglia di una Guiness, quasi inciampa sull’ultimo: d’accordo sarà solo una lontana annacquata e costosissima parente, ma vuole festeggiare in solitario. Non si chiede perché il Bar Corona abbia lasciato il posto nell’arredamento, nell’ambientazione al Crown Pub: pure lui, scrittore di dialetti non indenni da sensazioni, cerca, come tanti, un po’ d’atmosfera: la storia recente scordata, la mistificazione della tradizione altrui, ignota la propria, si rispecchia nell’esotismo di poster e di vecchie barbe d’Irlanda defunte. Il locale è semideserto, la folla vociante seduta all’addiaccio dei primi notturni ombrelloni estivi: il “ciao” confidenziale e ossigenato che aveva accolto i passi incerti si trasforma in un “lei”, appena aspirato il fumo della fogliazza toscana dell’avventore: in piedi, a poche decine di centimetri dalla sua vista, la prorompente cameriera appoggia le grandi labbra jeansizzate sul rustico del tavolino: la gola secca, stritolando coi denti il mozzicone, Giona ordina la bevanda agognata senza alzare lo sguardo dal rustico.
La stanchezza dell’ora tarda avvolge piacevolmente la gioia soffusa per la riuscita performance, l’intima certezza che la strada sia quella… io e te possiamo condividere le lingue della rappresentazione, ma la tua storia, la tua esperienza non si può semplicemente sostituire alla mia. Ognuno di noi è segnato in maniera diversa e contiene elementi impossibili da rendere nella trasparenza di un senso comune. E’ in un successivo dialogo della differenza che il senso, che abbiamo l’uno dell’altro si sposta ed entrambi ne usciamo modificati…e il problema è: come parlare una lingua del colonizzatore che ciononstante rappresenti gli interessi e le posizioni dei colonizzati? Se i subalterni possono parlare, quale lingua è in grado di esprimere, di rappresentare adeguatamente o di dar voce alla loro posizione?…orali narrazioni in versi randagi tra lingue in contatto agonizzanti, vincenti, di solo transito, o non ancora articolate…
Il contrabbasso a battere la meticcia stagione nuova, a introdurre il lungo gemito lunare del sax , la scattante e creola dirompenza della tromba, la sua voce che al microfono s’inarca nella sera: un post a vajon pr e’ mond un luogo a zonzo per il mondo qui in nessun dove acve invel nowhere… per pochi intimi quasi mezz’ora di dialogo tra Giona e il Faxtrio, la prima prova di un blues bastardo nella landa padana a cogliere coi sensi in una poesia ragionante suoni, voci, stridii, campi e asfalti screpolati, l’ipotesi salvifica di una sincretica identità molteplice: grappoli tra loro armonici o in contrasto di “io” conviventi all’interno di un unico soggetto, a moltiplicarlo, a trasformanrlo in “ii”, vivendo in tal modo pezzi di soggettività con relativa autonomia, e diversità, producendo un’incredibile ricchezza e ridando un nome, infine, al soggetto, al nessun dove…
Fermo al bivio sulla SS9: prima di svoltare tra i campi inurbati fa passare i tir, i fuoristrada, le mercedes nere a rilento sull’asfalto arancione a visionare la balcanica carne bianca traforata, la cioccolata africana, la caffeina brasilera qui offerte sempre fresche, smerciate senza sosta nel libero mercato iniquo e non solidale. Giona, ancora immobile in attesa di un varco, fende l’occhio tra quelle gambe: quindici anni poco più, un paese intero a spurgarsi, a giacere nottetempo con quasi figlie/figli dimenticati. Ecco il varco per la svolta nella lingua che ancora non sa, eppure ormai sua e di qualcun altro tra la saliva acre di fujaza residua, da coniugare – per stavolta giunto a casa o alla prossima per strada – via modem con quell’altra inarrestabile: giona.blue@ibrido54.heimatlos.migration.it
from: Bastardo
to: giona.blue@ibrido54.heimatlos.migration.it
subject: Ancora a terra
date: 21.12.199…
…li vedi luccicano nella peluria gelata del mattino sulla pensilina i pallidi neon gettano a terra i cappelli a larga tesa i capelli africani sfiancati dalla notte d’asfalto nelle pozzanghere dei gradini che calpesti a fatica i guanti sfogliano il giornale la cartella stretta coi compiti rigati di rosso tra il cappotto e il gomito teso il filo di fumo di una digiuna sigaretta ciminiera oltre il muro di cinta del demanio sapendo dove andare col ritardo annunciato del 2121 non sai cosa vedi negli occhi muti a fissarti verso la solita meta delle setteediciassette e nello stridio li vedi luccicare ancora in un baleno di binari…
from: Bastardo
to: giona.blue@ibrido54.heimatlos.migration.it
subject: Morsi
date: 14.1.199…
…i campi fradici di inarrestabili acquazzoni ancora ieri acquitrini smangiati ogni giorno un poco da prefabbricati è qui sul retro – falsa terra di nessuno – tra binari in corsa e creative recinzioni pensionate che li vedi dondolarsi nella pausa intiepidita appena soleggiata divorare a grandi e radi morsi il gonfio panino all’additivo – solo certi muratori estraggono la gavetta di minestra dalla cartella di cuoio consumato con la chiusura a scatto – la Gazzetta aperta sulle gambe e solo quando squilla il cellulare alzano lo sguardo di risposta verso il vuoto ad incrociare un balenio appena la tua ombra oltre il finestrino del regionale a riflettersi sugli orti cabinotti e capannetti di vite pomeridiane sfuggite alla città che ora avanza solo un ultimo cavalcaferrovia graffiato graffittato mentre ti abbottoni per aprirti alla destinazione ma è nell’attimo di semioscurità sotto il pilone che la scena ti si stampa sulla retina in frenata le lingue attorcigliate sulla motoretta il randagio spelacchiato che sotterra le sue feci e proprio ora arriva il controllore…
from: Bastardo
to: giona.blue@ibrido54.heimatlos.migration.it
subject: Attraversamento
date: 20.1.199…
…e chiamala ora sul cellulare mai disattivato per chi aspetta come te sempre e solo una risposta attraversando zebre che il sole e le gomme ormai hanno cancellato invisibili agli autisti col piede a tavoletta sulla tua voglia di andare e guardare avanti oltre le strisce ma è di lato che l’ignoto incombe allora la tua meta è solo un tentennare di passi rallentati di sbirciate non coordinate a destra e a manca per deciderti solo ora approdato con un salto sul marciapiede a inserire la tua carta prepagata…
from: Bastardo
to: giona.blue@ibrido54.heimatlos.migration.it
subject: Zona
date: 16.3.199…
…questione di una folata e il circondario muta sotto il naso il levantino spolvera la tardona nebbia marzolina il traffico già stagnante sull’A14 risuona lontano e le fiamme dei sermenti raccolti dall’uomo con tessera INPS n°… nella sua terra di nessuno oltre l’asfalto a parcheggio dell’Ipercoop e la discarica abusiva si divincolano al cielo sopra i fumi radenti quasi a lambire il pullman blu che ti scarica in assenza di fermata dove vuoi dove? Tranne il randagio bastardo nessuno ti aspetta sotto il fico potato a nuovo nella cuccia di foglie ormai terra bruna – le prime gemme sospettose tardano a schiudersi non credendo alle infiorescenze-cicale degli albicocchi troppe volte l’inverno ha scudisciato la coda -nel fazzoletto di terra zappato sarchiato seminato del senso dei giorni a venire di una Pasqua precoce già in offerta tre x due uova colombe tortore cornacchie incredule a gracchiarti anche la tua resurrezione…
from: Bastardo
to: giona.blue@ibrido54.heimatlos.migration.it
subject: Furto
date: 19.4.199…
…gettate le lische di pesce sotto il tavolo verde (gatti mannari le finiranno con la notturna avidità del gioco d’azzardo) lasci la bettola agli avventori del Maghreb…
…all’aperto con gli occhi ancora incrinati dal fumo dei giocatori a stento intuisci la corriera deserta risalire i burroni alla volta del borgo annerito sfidare i tornanti e nella sera prelevare il bottino: la tua sagoma incerta rubata al giorno obliterato…
from: Bastardo
to: giona.blue@ibrido54.heimatlos.migration.it
subject: Nebbia
date: 31.12.199…
…s’alza il sole all’orizzonte del presente spara raggi rossi di polpetta al sangue subequatoriale a penetrare illuminando di giallo inarrestabile la grande griglia fraterno logo che ci rende infine simili le gobbe cubitali di poltiglie e intrugli occidentali «pensa globale mangia locale» sazia intasa di fast-food e trigliceridi i tuoi organi di senso non sentirti solo e provinciale non porti la questione fondamentale abbandona la statale consolare svolta in fretta pure tu nella piazzola del drive-in in coda in fila in folle allo sportello internazionale con il dito in erezione di certezza batti il tuo tempo tam tam dub dub hip hop spingi il tasto ordina il tuo pasto ti farà sentire uguale finalmente sei del mondo sei tra tanti sei vincente dillo con la rabbiagenerazionale: « du Big Mac e ‘na Coca ch’u s’è ‘vié la nèbia!»
from: Bastardo
to: giona.blue@ibrido54.heimatlos.migration.it
subject: La religione del tuo tempo
date: 20.11.200…
Ah ‘st’opulenza ostentata perenne mascherata ‘sta violenza arrapata di macchinoni in sorpasso ti aggredisce all’uscita della fermata nel riflesso dei vetri col tuo basco di lana senza firma privo di logo ti vedi nudo non sei nessuno e lo sai così vuoi stare da solo o con i pochi a rifiutare boicottare la religione e i dogmi di questo tuo tempo di fronzoli e ninnoli a collegare le sinapsi intorpidite è un diritto/dovere non comprare e nemmeno mostrare come chi sa che far vedere il faccione ghignante agli angoli illegali è farsi volere farsi votare e mentre guardi la farsa ecco già ti compra o come queste qui: solo loro ce l’hanno col pelo arricciato che si rifrange nelle pozzanghere ma cos’è che vogliono dov’è che lo prendono perché tu che faresti glielo daresti se potessi come quei negri con la ramazza a digiuno forzato o quello che scrive sulla fiancata di polvere bagnata dell’autobus in sosta “date la figa non date la vita”: è questo – potendo – e nient’altro ciò che ti resta la voglia inculcata teleguidata a consumare le merci a possedere i corpi non l’affetto insomma ancora un poco godere sull’asfalto e crepare…
from: Bastardo
to: giona.blue@ibrido54.heimatlos.migration.it
subject: Eccedenza
date: 27.11.200…
…perché stai cercando di entrare col cellulare sudato nel sito ancora in costruzione di chi ti ha promesso l’ingaggio agognato al termine del viaggio ormai obliterato con la radio che ti spara in cuffia che ti rappa in testa “bambolina/ come fai/ a portar a spasso/ quelle poppe/ così tonde/ così sode/ una mano/ molle e forte/ se ti serve/ te la do…” è tutta una questione di risposte alle bizze della nuova sempre vecchia economia il surplus è ancora il vivo che non serve usa e getta il servo non ribelle al rompiballe della borsa…
from: Bastardo
to: giona.blue@ibrido54.heimatlos.migration.it
subject: Fall
date: 21.09.2001
…il ventuno settembre attacca un autunno di giustizia infinita coi mercati a generare terrore senza ascoltare interlocutore all’entrare in stazione rallenta il locomotore tra traversine e terrapieni già all’alba operai al lavoro a snidare tagliare segare l’intruso senza controllo l’albero xeno diffuso tra fossi e crepe d’asfalto suburbio sempre sull’orlo del nostro fervente brigare ad asservire il presente l’alianto infestante rizoma o semente rispunta più in là…
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