Gregorio Scalise
venerdì, 19 settembre 2008 | Di Luca | Sezione: Scritti inediti
Biografia
Gregorio Scalise è autore di numerosi libri di poesie, ma è sempre stato consapevole, come diceva Fortini, che per fare poesia bisogna fare altro. Ha scritto per il teatro, si occupa di critica d’arte, è autore di due pamphlet, “Ma cosa c’è da ridere” (1993) e “Talk show system” (1995). Deve la sua fortuna critica a un poemetto, “Segni” (1972, poi ne “la resistenza dell’aria”). Scalise “è uno dei maggiori poeti della generazione che è stata chiamata del ’68, quella generazione che ha trovato una prima sistemazione ne ‘Il pubblico della poesia’: Scalise, anzi, ne costituiva una delle presenze più in vista, se non addirittura la figura di punta” (Maurizio Cucchi, La Stampa web, 20/12/2000).
Testi
Lo spazio, il tuo corpo,
la diagonale; l’asimmetria
del percorso, l’ingegno.
O la matrice (il soldato).
Lo scoglio, le mura abitate:
sorvolato da sassi
il consumo di un giorno.
L’ostacolo, la fretta, le unghie
la proporzione: l’eroe
in equilibrio sull’acqua.
(da “L’erba al suo erbario”, Geiger, Torino, 1969)
Cieli straordinari vivono
di visioni brillanti, il linguaggio
guarda per caso le stelle,
o i luoghi deserti che dovrebbe nominare
segue il passo di una donna in una stanza:
in un giorno qualunque
con tanta gente che passa,
l’espressione di quegli uomini
chiede al cielo protezione;
oltre la fessura di quella porta
tradisce se stesso per l’uso di troppe parole,
quegli eventi frequentano un frutto
che si mangia, come quell’albero deserto
che appartiene alla vedova del vento.
(da “La banda dei fiori” in “La resistenza dell’aria”, Mondadori, Milano ’82)
Poems
Che il mondo segua una linea verticale
lo si comprende dalle nuvole,
perché le cose più belle
ci visitano fra tagli ventosi:
se la sua mente potesse slegarsi
ma l’evocazione è una zona secca
dove si estingue il linguaggio,
se per cento anni
sono sempre gli uomini a decidere:
l’acqua colpisce in mille lingue
una spiaggia erbosa
e gli oggetti, riuniti alla cosa,
sanno che non bastano gli occhi
per conservare un segreto.
(da “Danny Rose”, Amadeus)
uomini che sono anche poeti
possiedono
un insondabile segreto
tutto il fuoco come i vulcani
è racchiuso nelle viscere
aria più dolce dell’aria
solitudine come i fiori e i castelli.
(dalla raccolta in preparazione “Barriere”)
come si toglie una serranda
o il muro di Berlino
il tempo di far scorrere
le ferite
con la pioggia che sfinisce
le edere
convenzionalmente pigre
mentre la città si divide
e il mondo pensa
ad altre incredibili barriere.
(dalla raccolta in preparazione “Barriere”)
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