Venerdì, 10 Febbraio 2012

E’ solo questione di orario

lunedì, 29 settembre 2008 | Di | Sezione: Scritti inediti
di Paolo Bassi

Le belle fighe non si svegliano alle cinque e mezza di mattina. Neanche alle sei e mezza e neppure alle sette e mezza.
Alcune di loro cominciano verso le otto e mezza, ma sono quelle destinate a sfiorire precocemente. Già verso i trenta cominciano a comparire le prime rughe, borse sotto gli occhi, guance e collo cadenti. È un po’ il loro destino anche se poi, in fondo, non si possono lamentare; basta che abbiano l’accortezza di mantenersi in forma con creme, palestra e chirurgo plastico e di riuscire ad incastrarne uno prima della data fatidica.
Quelle dalle nove e mezza in avanti hanno una marcia in più.
Già l’orario implica che per tutta la mattina non abbiano un cazzo da fare, per cui una colazione accurata e salutare, cura del corpo sotto ogni aspetto e programmazione di un micropasto a mezzogiorno. Che sono poi sempre le due o le tre.
Potremmo chiamare A Alberta quella delle cinque e mezza, B Barbara quella delle sei e mezza, C Carla alle sette e mezza, D Daniela le otto e mezza, M Mito le altre.
Alberta è un disastro come del resto tutte le altre A: la faccia devastata dal sonno, perché, è ovvio, che cercando uno sprazzo di vita normale Alberta va a letto tardi e le poche ore di sonno le servono soltanto a deformare un’espressione difficilissima da recuperare alla mattina anche con chili di trucco spalmati come intonaco. Poi a quell’ora infame si fa tutto in fretta con risultati ignobili, la colazione fissa al bar con un’enormità di calorie pronte a distribuirsi vigliaccamente in cellulite, stomaco prominente e culo, culo, culo, poi ingresso al posto di lavoro (A è una dipendente, non potrà mai essere una libera professionista) con la frase di rito “oggi mi girano le palle – stanotte non ho dormito bene”.
A questo punto suona la sveglia per Barbara e le B. Un’ora in più sembra niente, ma fa il suo effetto. È pura matematica: se A e B vanno a letto alla stessa ora, (anche B vuole vivere un po’ alla sera), è ovvio che B riesce a riposare qualcosina in più e rubando magari dieci minuti in partenza ne può approfittare per un restauro più accurato. Però le sei e mezza sono sempre le sei e mezza. Fuori, soprattutto d’inverno, fa ancora buio, non sai mai che tempo ti aspetta e l’abbigliamento non potrà, per ovvi motivi, essere particolarmente accurato. Ne esce un ibrido che, al bar, fa più effetto del disastro di A: quella almeno aveva un’ora di svantaggio e in un certo senso poteva essere compresa. B trangugia il cappuccino, mette una pasta nel sacchetto per la merenda di metà mattina poi entra in ufficio in silenzio: silenzio che vale più di cento parole. Può aver dormito poco e male, può non aver combinato niente con il marito o forse si rende conto che quella lì è la sua vita. E basta.
Quando Carla si sveglia, contemporaneamente a lei tutte le C vedono le prime luci dell’alba. Quasi il sole se siamo d’estate.
Alle sette e mezza si comincia a ragionare.
Anche la sveglia sembra che suoni con più tranquillità, quindi Carla si può permettere anche una doccia veloce. Qui cominciano le migliorie. A una delle sette e mezza difficilmente sentirai addosso la miscela esplosiva di deodorante, profumo e sudore; lei no, bagnoschiuma neutro, crema idratante e uno spruzzo, proprio uno spruzzo di qualche essenza ben collaudata.
La colazione non è un problema: o un semplice caffè oppure un pugno di cereali rammolliti in tre dita di latte ultrascremato e perfettamente insapore.
Al lavoro Carla si presenta con un “Buongiorno” che può anche voler dire “se ho dormito male sono solo cazzi miei, qui cerchiamo di darci una mossa”. Le C spesso occupano incarichi di responsabilità.
Un gradino più di A e B.
La sera prima è più facile che scopino.
Tutt’al più si addormentano leggendo un libro.
È cultura. Sia l’uno che l’altro.
Daniela quando sente il bip bip ha anche il tempo di stiracchiarsi e di rendersi conto di dove si trova. Sì, perché siamo già arrivati alla categoria di quelle donne che, se non sposate o giù di lì, possono anche svegliarsi alle otto e mezza in un letto che non è il loro.
Ma su questo non indaghiamo.
Doccia e trattamento cosmetico prolungato sono d’obbligo. Un’occhiata all’agenda, le più moderne al computer, quindi programmazione della giornata. Gli incastri sono tremendi. Più belle sono, le D, più hanno studiato, più rivestono ruoli importanti, più faticano a trovare il tempo per la palestra o per i trattamenti estetici e se a questo poi si aggiunge che le serate sono tutte impegnate per cene di lavoro, pubbliche relazioni e magari per la ricerca di un po’ di buona carne con conto corrente obeso, ecco che il rischio di trascuratezza aumenta esponenzialmente.
Non dimentichiamo che questa categoria, come ho già detto all’inizio, è formata dalle belle fighe che sentono la trentina o poco più come doveva sentire la mezzanotte Cenerentola, con l’unica differenza che lei si ritrovava vestita con i suoi quattro stracci, ma sana e soda, mentre loro rischiano di mantenersi il completino Armani riempito di materiale floscio e cadente.
Il rischio è alto. Meglio quindi allentare un po’ gli impegni di lavoro e le cene ipercaloriche, curare di più la caccia al maschio come detto sopra ed essere sempre informate sugli ultimi ritrovati chimici tipo siliconi e similari.
Dopo la marcia nuziale e il rinfresco poi ci penseremo.
E siamo alle M, il Mito.
Intanto in giro non se ne vedono. Chiaramente chi apre gli occhi oltre le nove e mezza di mattina è destinato ad avere un pubblico che, o sta già lavorando da un pezzo e quindi non ha molto tempo per osservarle, oppure sono persone, uomini intendo, loro pari che rispettano gli stessi orari e quindi non è il caso mio.
Le conosco, però; mi sono preso la briga di osservarle nei ritagli di tempo, un giorno di ferie, una domenica pomeriggio per le vie del centro e devo dire che sono proprio belle. Sì, trasudano e ostentano bellezza da ogni poro di quella loro pelle curatissima, sorrisi con denti perfetti, labbra naturali o rifatte, ma perfettamente simmetriche a una linea immaginaria passante per un naso unico e due occhi con miliardi di sfumature tra le più belle.
Sulle fattezze del corpo potrei anche sorvolare, ma non lo faccio, perché merita, eccome se merita! Due sfere gemelle che nessuno si azzarderebbe mai ad abbattere, addome piatto, muscoloso e a volte incavato che introduce un bacino con quegli accessori che, anteriori o posteriori che siano, rimangono sempre delle opere d’arte. Le gambe concludono il viaggio su un paio di tacchi a spillo che mettono un punto fermo e ti fanno riprendere fiato.
La potenza delle nove e mezza!
Sembra che la loro unica attività sia quella di farsi guardare, ma, porca miseria, dovranno pur mangiare anche loro, o no? Chissà che lavoro faranno, chissà poi se lavoreranno.
La maggior parte di loro gravita all’interno del mondo dello spettacolo e qui il conto torna. Vivono facendosi guardare. Un’altra parte gravita all’interno di ville se non di castelli di proprietà di qualcuno che può permettersi di farle alzare oltre le nove e mezza, poi ci sarà l’esigua percentuale di quelle che il lavoro se lo sono costruito e sanno gestirselo bene. Ammirabili. In tutti i sensi.
A differenza delle A e delle B che sono sempre incazzate, delle C e delle D che stanno molto sulle loro, ho notato che queste M, dietro ai loro sorrisi, spesso nascondono una buona dose di tristezza e di insoddisfazione. Potrà sembrare un luogo comune, ma, purtroppo per loro, non lo è.
Finito. Mi sono sfogato.
Ho detto la mia su queste cinque categorie di donne che mi perseguitano, sì che mi perseguitano dalle cinque e mezza di mattina fino a sera, anche se la sera non la passano con me, che me le vedo sfilare davanti tutti i giorni e sulle quali riverso un’infinità di perché.
Perché A e B devono essere brutte e a volte anche fastidiose?
Perché le M fanno sognare e sbavare?
Perché C e D a volte sono insipide, altre volte indisponenti e altre ancora false?
E io chi sono per sparare tutti questi giudizi?
E sui maschi, gli stessi orari, non producono forse gli stessi risultati?
E non sarebbe bene che mi guardassi un po’ allo specchio?
E secondo voi, lettori, di quale fascia oraria faccio parte?
Bello, brutto, alto, obeso, palestrato, calvo, abbronzato… chi cazzo sono… cosa rappresento?
Sono uno qualunque, sono il primo che capita… il famoso primo che capita… e non mi si vedrà mai, perché mi basta un soffio e due righe in più su un foglio bianco per scomparire in mezzo ai miei personaggi tanto inventati quanto reali.
Alla prossima, quindi…
E quando suona la sveglia, pensatemi…

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2 commenti
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  1. Non credo che la discriminante sia la sveglia; sostituirai gli orari che tu hai segnalato con i seguenti parametri:
    A=vita di coppia, con lo stesso uomo, per più di trent’anni
    B=vita in coppia, con lo stesso uomo, per più di vent’anni
    C=vita in coppia, con lo stesso uomo, per più di dieci anni
    D=vita in coppia, con lo stesso uomo, per più di cinque anni
    M=vita da single
    Baci,
    S.

  2. E’ una chiave di lettura originale , ma come tutte le chiavi non apre tutte le porte ….. La realtà è pur sempre più complessa poichè ci sono le eccezioni e le regole ….. ma allorquando le eccezioni superano la regola , allora la regola stessa viene contraddetta ….. ( nota bene : le eccezioni non confermano mai le regole , semmai la contraddicono )….. Inoltre la realtà non deve essere mai estrema , sia in negativo come nel tuo caso , che in positivo come nel caso dei sempre illusi …..
    L’altra metà del cielo è fatta di miserie e nobiltà così come tante cose …. un più articolato giudizio renderebbe un giusto merito a loro e un equilibrato onore a te……

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