Venerdì, 10 Febbraio 2012

Lo zoo di Stefano

giovedì, 9 ottobre 2008 | Di | Sezione: Scritti inediti

di Simone Cerlini

La lucertola

La lucertola ha un taglio profondo nel ventre che va dalla gola alla coda. Il ventre è perfettamente bianco. I lembi sono netti. Non c’è traccia di sangue. La pelle è disidratata, leggermente arricciata. La coda dritta e rigida. L’interno è svuotato. Manca il cuore. Mancano i polmoni, gli intestini, il fegato, lo stomaco. La mamma raccoglie la carcassa mentre spazza il pavimento di cucina. Spinge il cadavere sulla paletta con un colpo di scopa senza pensare. Lo getta nel sacco dell’immondizia e lì sparisce. La mamma ha i capelli raccolti. Si siede al tavolo e si accende una sigaretta. Guarda davanti a sé. Prende un libro dalla mensola e se lo posa davanti. Lo apre. Dentro al libro stanno un santino e una matita. Comincia a leggere. Sottolinea le parole e ogni tanto scrive note ai bordi del testo. Si alza. Si chiude in bagno. Si spoglia, si lava. Inizia con cura a truccarsi. Questa mattina va a yoga. Il santone la guarderà. Avrà un tono di voce più basso per lei. La aiuterà nei movimenti accarezzandole le cosce. Alla fine le sfiorerà i capelli, sorridendo, guardando con gli occhi verso la finestra e le foglie del salice mosse dai risucchi delle macchine sulla strada.

Il topo

Il topo ha un taglio profondo nel ventre che va dalla gola alla coda. La coda e le zampe sono intatte, rosee, rigide, le minuscole dita aperte, la coda dritta. il ventre è aperto con un taglio netto, chirurgico, la carne non è lacerata in nessun punto. Non c’è sangue. Gli occhi sono bianchi, ciechi, e aperti. Il pelo è scurito, la pelle disidratata e bianca. L’interno è svuotato. Manca il cuore. Mancano i polmoni, lo stomaco, il fegato, gli intestini. L’interno è bianco, come fosse stato attentamente lavato. Il papà vede la carcassa dentro al garage e si ferma per un attimo a guardarla. Viene dalla campagna. Da bambino catturava i topi con le trappole e si divertiva a torturarli. Non lo tocca. Ha una giacca grigia, la cravatta, una camicia azzurra. Pensa al gatto Minou. Lo chiama. Lo chiama ancora. Minou è appollaiato sopra la catasta di legno in fondo al giardino. Dorme. Non alza neppure lo sguardo. Il papà dà un calcio alla carcassa verso la parete del garage. Sale in macchina. Mette in moto. Esce in retromarcia. Si allontana. Oggi prenderà l’autostrada in direzione Milano. Parteciperà a diversi incontri e riunioni. Scriverà molti sms. E molti ne riceverà. Li scrive ad una donna che ha incontrato sul lavoro. Lei gli parla di libri. Lei lo mette in guardia. Lui entra nelle parole che lei scrive per sviscerarla. Riesce. La mette a nudo, analizza gli organi dentro. Il papà si sente rapito da questi scambi di parole, lo elettrizzano. La sua vita è fatta di incontri di lavoro inframmezzati dal pensiero per la donna dei libri.

La colomba

La colomba ha un taglio profondo nel ventre, tra la gola e l’inguine. Le ali sono raccolte. La coda è ritratta. Il taglio è nascosto dalle piume. Non ci sono penne sparse intorno alla carcassa. Non c’è sangue. Le zampe sono rigide, le piccole falangi aperte. L’interno è svuotato. Manca il cuore. Mancano i polmoni, lo stomaco, il fegato, gli intestini. Lo trova la mamma sotto al gazebo sul terrazzo, mentre apparecchia per la cena. Il gazebo lo ha fatto costruire il papà. Da lassù nessuno lo può vedere. Lui ama leggere all’ombra al sabato mattina, mentre la mamma va a fare la spesa. La mamma si lamenta. Se la prende con Minou. Il papà lo difende. Dice che uccide anche i topi. La mamma dice che odia i gatti. Il papà dice che lei odia tutto ciò che è vivo. Iniziano ad alzare la voce. Le voci si fanno più forti. Sono un frastuono. La mamma si chiude in cucina a chiave a fumare. Il papà accende la luce nel gazebo e legge da solo. Questa sera uscirà a mangiare un kebab all’angolo, stanco. Ed entrerà nel letto dando le spalle alla mamma. E non dormiranno. Poi il papà si alzerà, si chiuderà in cucina per scrivere messaggi con il suo telefono.

Il gatto

Minou ha un taglio nel ventre che va dalla gola alla coda. Il taglio è perfetto, chirurgico. Non ci sono parti lacerate. Ha gli occhi aperti. La coda è dritta, le zampe aperte, le unghie pronte. È riverso su un fianco, così che le zampe di sinistra sono sollevate e le altre appoggiate al terreno. Non ci sono tracce di sangue. La pelle è disidratata e la carcassa completamente prosciugata. L’interno è perfettamente pulito e svuotato. Manca il cuore. Mancano i polmoni, lo stomaco, il fegato, gli intestini. Sta dietro alla catasta di legno, in fondo al giardino, là dove con la siepe fa un piccolo cortile nascosto e difficilmente raggiungibile. Lo vede il giardiniere e dice qualcosa come povero gatto. Lo prende per una zampa e lo mette in una busta di plastica. Lo porta in casa. La ragazza dice il papà ne soffrirà molto. La mamma è in un negozio di pietre. La vedo quando non è in casa. Riesco a vederla. Sta per comprare una pietra azzurra che si terrà questa notte appoggiata al ventre, tra i seni. Domani la regalerà al maestro di yoga. La sceglie con attenzione. Valuta il materiale, la forma, la consistenza, la purezza. La compra. Esce dal negozio. Si accende una sigaretta. Ha una camicetta appena sbottonata sui seni e i jeans. I capelli raccolti. Il rossetto alle labbra. Gli occhi contornati di nero. Un bracciale d’oro al polso, un anello d’oro grande e semplice alla mano, un pendaglio di rame con un simbolo esoterico. Il papà sta tornando. È in macchina. Riesco a vederlo quando non c’è. Quando non c’è sto con lui. Lo guardo nel suo camminare, nel suo parlare alle persone. Guardo gli abbracci alla donna dei libri. Guardo il loro bacio in una piazza. Guardo il loro abbracciarsi alla stazione. Il loro dirsi a presto.

Il cane

Abbiamo un cane che si chiama Fanny. Il papà questa sera rimane a dormire a Milano, ha detto. La mamma è uscita. Va dal maestro a parlare. La ragazza sul divano guarda un film. Mi ha messo a letto alle nove. Vedo il papà che arriva alla stazione di Parma. La donna del libro sta fumando appoggiata ad una colonna e ascolta musica. Gli sorride. Si avvicina, getta la sigaretta ed entra in macchina. Parlano. Lei gli dice dove andare. Quando incrociano lo sguardo sorridono. Il papà si ferma in un parcheggio. La fa scendere. Si abbracciano a lungo. Chiudono gli occhi. Parlano in macchina e ascoltano musica. La mamma è seduta ad un tavolo. Lei e il maestro parlano di morti. Lui dice di temere le larve che stanno in mezzo tra la terra e il cielo. Lei spalanca gli occhi e ascolta rapita. Poi lui tace. Allora lei prende dalla borsa la pietra. Si alza. Si avvicina a lui. Gli prende una mano. Mette la pietra nella mano di lui. Parlano ancora. Lei parla di energia. Adesso Fanny vieni qui. Adesso Fanny gratta alla porta, ma fa piano, perché la ragazza dorme davanti al televisore. Vieni Fanny. La porta si richiude. Sono in piedi vedi? Sono Stefano. Adesso dimmi Fanny. Dimmi dove sta questo male. Adesso Fanny alzati. Sollevati da terra. Si illumina questa luce calda. Sono io che lo faccio. Questa luce ti acceca. Non vedi più nulla. È buio per Fanny adesso. Adesso voglio capire. Dove sta questo male. Voglio vedere dentro alla gola. Fanny si apre con un taglio chirurgico. Si apre un taglio tra il collo e la coda. Lo vedo galleggiare in mezzo alla stanza. La luce dissolve il suo sangue. Non guaisce. Dov’è questo male. Nel cuore? Lo voglio vedere. È rosso e batte. Non lo vedo. Nei polmoni? Nello stomaco il fegato gli intestini. È lì che sento il male ma non lo vedo. Dove sta. Il papà va verso casa della donna dei libri. Va troppo forte. Ha troppa fretta. La mamma sente le mani del maestro su di lei. Le mani le accarezzano le spalle. Scendono lungo i fianchi. Si guardano negli occhi senza sorridere. Dove sta il male. Dentro la testa. Dentro alla testa della mamma stanno tanti rami pieni di sangue. Il sangue scorre dappertutto. Ma se trovasse una strada bloccata il ramo si gonfierebbe e scoppierebbe. Papà non andare alla casa della donna dei libri. Mamma non lasciare che il maestro ti tocchi i seni. La luce si fa più calda, sta prosciugando il dentro di Fanny. Diventa secco. I suoi organi bruciano in questo calore. Cade adesso riverso per terra. Mi basta sfiorare il volante della macchina. Mi basta stringere con due dita il rametto di sangue. Li vedo esplodere.

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