Mercoledì, 8 Febbraio 2012

Acque

venerdì, 10 ottobre 2008 | Di | Sezione: Scritti inediti

di Daniela Palmas e Davide Argnani

LA LEGGEREZZA DELLA POESIA E LA FORZA DELLA NATURA A QUATTRO MANI

DANIELA  PALMAS

ACQUE

Se ti parlo voci d’acqua

appesa a un filo

la coerenza

se sulle tue spalle

sogno

se

sussurri svaporati

sgorgano

giocando dapprima

e poi severi

al viaggio incauto

aprendo spiragli

la prima acqua

fu mare piatto

una riga blu

a disfare certezza

ipotesi di sconfitta

si acquattano nel fondo

a riposare di fatica

un brillio sotto al fango

ogni tanto

a risvegliare

monta l’onda

come schiena d’orso

innalza il vessillo

la nave

e battono i remi

battono

s’accende la fiaccola

d’improvviso scoppiano

parole

soli al neon

a illuminare acquari

uomini a scaglie d’oro

nuotano sulla scia

di azzurre donne trasparenti

carezze scivolano via

e baci tiepidi

riverberare d’anime ai fondali

come perle

senza buccia

isola

ventre di solitudini

sul filo dell’acqua

raccolgo le facce

le butto via

seno celeste

verdi mani

corpo fluttuante

memorie morendo

sulla sabbia

parole di schiuma e di sale

goccia a goccia

parlarle

rosario di vetro

se dio avesse occhi

color del mare

a macchiare la sera

coronata di stelle

schizza

il pensiero

inutilmente imbrattano

domande scontate

II

Vento di fine inverno

a bisaccia

e un viaggio

se viaggio

girare in tondo

III

Pozzanghere di notte

stralunate di immondizie

rabbrividisce la città

luci riflesse

fanno meno paura

IV

Vestire di pioggia

la pelle

accendersi e brillare

un momento

al passare dei fanali

V

Se risalgo i colori

come fiumi persi

tu sei fermo a quell’attimo

mi cerchi con gli occhi

io ti guardo cercarmi

VI

Galleggiano i sogni

a pelo d’onda

tra bottiglie di plastica

e lattine

contro la roccia alta

urtano

scava la luce

qualche crepa

l’acqua tarda

ad inghiottire

VII

Nera e amara la notte

a onde lunghe

monta la marea

solitudine approda

stancamente

VIII

Acqua gelata

nei crateri spenti

la vida es sueño

o forse

scatola da riempire

e allora estrarre

da cubi di ghiaccio

pagliuzze corolle

o qualche cianfrusaglia

rilucono – evviva -

come fossero d’oro

IX

Sprofonda il sasso

che allarga i cerchi

su fanghi dorati

e superfici intatte

ricordo il fresco della notte

stracci di luna sui noccioli

e voci e voci

posate un po’ dappertutto

X

Baci notturni e bui

pericolose incognite

corpi spremuti

fino alla scorza

a cercare e cercare

se anima c’è

e se non c’è

pazienza

XI

Dal mare so che bisogna

incunearsi in ogni roccia

e spruzzare tutti gli azzurri

su scogli e sabbie

dal mare so che bisogna

entrare in ogni anfratto

costi quello che costi

tanto sempre si deve pagare

Tra vent’anni

tu mi dirai qualcosa

quando saremo troppo vecchi

per avere paura

frattanto lucido

la tua onestà

ne assecondo la purezza

XII

Neanche l’amore

ha più un senso

oggi

contro l’orizzonte

così netto

A riva si arruffano

gli anni

qua e là qualche parola

più delle altre

riluce

XIII

L’acqua

increspata dal volo

a fatica me ne stacco

sublime nostalgia

  • DAVIDE  ARGNANI

    ACQUE

    Non bacerò più la foce del fiume

    che sgorga al fondo

    della valle di muschio

    ma avrò sempre qui le tue mani

    legate al fondale come meduse

    di bel rosso incarnatino

    II

    L’acqua s’inebria nei prati

    dopo che la pioggia ha lavato

    la pelle e le foglie del bosco.

    III

    Goccia a goccia l’acqua batte sopra i sassi

    a coprire tutto il dolore del tempo

    è il velo leggero del vento e dell’urlo!

    IV

    Sono qui a muso duro

    rupe levigata dalla cascata

    sento scorrere leggera

    nel fruscio la tua voce

    V

    Ecco il vento dopo la pioggia

    acqua s’innesca sulla pelle

    VI

    L’onda platinata e liscia

    accarezza le sponde del porto

    nell’ora di nebbie

    la corda alla benna

    non fa tremolare i pensieri

    VII

    Si è allontanata

    forse perché ha perso la corda

    nel saltare il fosso

    (l’acqua) e s’è fatta rugiada

    VIII

    Si lavano le orme

    ma resta l’odore

    e non si cancella il sapore

    IX

    La nebbiolina pioggerella

    sul capo e sui capelli

    sulla pelle

    nell’onda calma e delicata del porto

    La luna in alto

    asciuga le impressioni

    X

    La libertà scivola via

    lungo le scansie della terra

    negli anfratti del mistero

    lungo i ruscelli che vanno al fiume

    XI

    Il corso finalmente s’apre largo

    e l’acqua monta alta

    fra le sponde e i calanchi

    delle idee e dei desideri

    lungo il tumultuoso percorrere

    Il tempo si ferma in riva al mare

    XII

    La via del fiume

    parte sempre da casa a casa

    nel luogo del nostro stare

    rubando orbite ai sentimenti

    XIII

    Ora

    vedi

    è bello

    stare

    sotto la luna

    con i piedi bagnati

    dentro le idee del nostro sentire

    XIV

    In un angolo del torrente

    farò cadere una lacrima

    ogni volta che l’occhio si rigira

    a fissare dentro le cose

    XV

    Fragile la nebbia

    che viene dal vento

    e si posa sui rami

    lavandoli

    come il pianto

    leggero

    che

    si

    ferma

    dentro al cratere

    e non si spegne

    XVI

    Una valle di nebbia

    davanti a un muro di pietra

    e l’uomo solo procede

    sotto le nuvole multiformi

    a fare meno dei sentimenti

    come non fossimo mai esistiti

    lavati dalla solitudine del vento

    asciugando gli umori al suo passo

    XVII

    Io non so più nulla

    io non so se è il vento

    o se è l’acqua della pioggia che

    cade cade cade densa e

    picchia picchia picchia

    in questi giorni sopra

    sopra la testa dei pensieri

    strizzando via le cose care

    e le idee fisse

    che diventano niente

    XVIII

    No. Non piango

    rimango per ricordare

    le fatiche contro il dolore

    sono antiche come l’uomo

    e non c’è niente di più bello

    che rimanere in piedi

    sulla sponda del fiume

    a guardare scorrere il tempo

    in un vortice di niente

    XIX

    Verderame

    colore e luce

    tutti i colori

    riflesso arcobaleno

    appaiono d’incanto

    spuntando fra le nuvole

    o dalle creste marine

    lampi

    XX

    Il vento forgia

    come l’aria

    o l’acqua nei fiumi

    dalla cascata

    ne esce il profumo

    di terra    e

    di muschio

    XXI

    il vento ti copre

    al caldo ti scopri

    i caratteri diversi

    i solchi della vita

    se l’aria gira controvento

    DANIELA PALMAS è nata a Milano nel 1949 da genitori cesenati, anche se il cognome denota origini sarde. Ha trascorso la sua infanzia a Roma e da alcuni decenni vive e lavora a Cesena. Dopo un lungo periodo dedicato alla scuola quale insegnate di lingua francese presso le scuole superiori, ora svolge altra attività, sempre nell=ambito dell=impiego statale. Scrive poesie fin dall=età adolescente ma solo nel 1994, presso le Edizioni il Ponte Vecchio di Cesena, ha pubblicato la sua prima opera: Il bacio verde. Poi, in collaborazione con Davide Argnani, ha pubblicato La festa degli alberi, presentazione di Dante Cerilli, Edizioni Pagine Lepine, Supino di Frosinone, 1997 e infine il poema Nessuno in particolare, (L=Autore Libri Firenze, 1998), con dedica al poeta Ferruccio Benzoni, al quale fu legata da una salda amicizia fin dai tempi del Liceo.

    Inoltre suoi scritti sono riportati in varie importanti antologie quali: Versi d’amore a cura  di  Mari a  Giovanna Maioli Loperfido (Corbo Editore, Venezia 1982), Donne Verso, percorsi e scritture di fine millennio a cura di Angelo Lippo (Edizioni Portofranco, Taranto 1998). Della sua opera si sono interessati, fra gli altri, Dante Cerilli, Pietro Civitareale, Nelvia Di Monte, Renato Turci, Raymond Farina, Giorgio Bárberi Squarotti, Giò Ferri e Antonio Spagnuolo.

    DAVIDE ARGNANI è nato il 4 giugno 1939 a S. Maria Nuova di Bertinoro (FC). Dal 1953 vive e lavora a Forlì. Opere pubblicate: Ogni canto è finito (Todariana, Milano 1972), La città mugolante (Pres. di G.Bárberi Squarotti, Ed. Forum, Forlì 1975), Nulla su tutto meno uno – ricerca sulla scrittura murale – con Erio Sughi (MDM, Forlì 1978), I lager fra noi (1978), Passante (Nuovo Ruolo, Forlì 1987), La casa delle parole (Presentazione di .R. Roversi, Ed. Ellemme, Roma 1988), La festa degli alberi in collaborazione con D. Palmas (Ed. Pagine Lepine, Frosinone 1997); Stari Most (presentazione di M. Pallante, testimonianza di Predrag Matvejevic, illustrazioni di Dinko Glibo; versione in croato (L. Zuvela), in tedesco (F. de Manzoni) e in inglese (G. P. Russell). Editore  Campanotto, Udine, 1998/1999. Si interessa di poesia visiva e ha pubblicato: Pianeta spaccato (Pres.di Eugenio Miccini, Ed. Campanotto, Udine 1982), Diàclasi beante (id. 1983).  Negli anni 70/80 ha partecipato a numerose mostre e rassegne di poesia-visiva in Italia e all’estero. Sue opere sono riprodotte in molti cataloghi d’arte visiva e sono presenti in numerosi musei e centri di documentazione d’arte multimediale in Italia e all’estero. Vari testi della sua opera sono stati tradotti in ungherese, inglese, tedesco, croato e francese.

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