Acque
venerdì, 10 ottobre 2008 | Di Luca | Sezione: Scritti ineditidi Daniela Palmas e Davide Argnani
LA LEGGEREZZA DELLA POESIA E LA FORZA DELLA NATURA A QUATTRO MANI
DANIELA PALMAS
ACQUE
Se ti parlo voci d’acqua
appesa a un filo
la coerenza
se sulle tue spalle
sogno
se
sussurri svaporati
sgorgano
giocando dapprima
e poi severi
al viaggio incauto
aprendo spiragli
la prima acqua
fu mare piatto
una riga blu
a disfare certezza
ipotesi di sconfitta
si acquattano nel fondo
a riposare di fatica
un brillio sotto al fango
ogni tanto
a risvegliare
monta l’onda
come schiena d’orso
innalza il vessillo
la nave
e battono i remi
battono
s’accende la fiaccola
d’improvviso scoppiano
parole
soli al neon
a illuminare acquari
uomini a scaglie d’oro
nuotano sulla scia
di azzurre donne trasparenti
carezze scivolano via
e baci tiepidi
riverberare d’anime ai fondali
come perle
senza buccia
isola
ventre di solitudini
sul filo dell’acqua
raccolgo le facce
le butto via
seno celeste
verdi mani
corpo fluttuante
memorie morendo
sulla sabbia
parole di schiuma e di sale
goccia a goccia
parlarle
rosario di vetro
se dio avesse occhi
color del mare
a macchiare la sera
coronata di stelle
schizza
il pensiero
inutilmente imbrattano
domande scontate
II
Vento di fine inverno
a bisaccia
e un viaggio
se viaggio
girare in tondo
III
Pozzanghere di notte
stralunate di immondizie
rabbrividisce la città
luci riflesse
fanno meno paura
IV
Vestire di pioggia
la pelle
accendersi e brillare
un momento
al passare dei fanali
V
Se risalgo i colori
come fiumi persi
tu sei fermo a quell’attimo
mi cerchi con gli occhi
io ti guardo cercarmi
VI
Galleggiano i sogni
a pelo d’onda
tra bottiglie di plastica
e lattine
contro la roccia alta
urtano
scava la luce
qualche crepa
l’acqua tarda
ad inghiottire
VII
Nera e amara la notte
a onde lunghe
monta la marea
solitudine approda
stancamente
VIII
Acqua gelata
nei crateri spenti
la vida es sueño
o forse
scatola da riempire
e allora estrarre
da cubi di ghiaccio
pagliuzze corolle
o qualche cianfrusaglia
rilucono – evviva -
come fossero d’oro
IX
Sprofonda il sasso
che allarga i cerchi
su fanghi dorati
e superfici intatte
ricordo il fresco della notte
stracci di luna sui noccioli
e voci e voci
posate un po’ dappertutto
X
Baci notturni e bui
pericolose incognite
corpi spremuti
fino alla scorza
a cercare e cercare
se anima c’è
e se non c’è
pazienza
XI
Dal mare so che bisogna
incunearsi in ogni roccia
e spruzzare tutti gli azzurri
su scogli e sabbie
dal mare so che bisogna
entrare in ogni anfratto
costi quello che costi
tanto sempre si deve pagare
Tra vent’anni
tu mi dirai qualcosa
quando saremo troppo vecchi
per avere paura
frattanto lucido
la tua onestà
ne assecondo la purezza
XII
Neanche l’amore
ha più un senso
oggi
contro l’orizzonte
così netto
A riva si arruffano
gli anni
qua e là qualche parola
più delle altre
riluce
XIII
L’acqua
increspata dal volo
a fatica me ne stacco
sublime nostalgia
DAVIDE ARGNANI
ACQUE
Non bacerò più la foce del fiume
che sgorga al fondo
della valle di muschio
ma avrò sempre qui le tue mani
legate al fondale come meduse
di bel rosso incarnatino
II
L’acqua s’inebria nei prati
dopo che la pioggia ha lavato
la pelle e le foglie del bosco.
III
Goccia a goccia l’acqua batte sopra i sassi
a coprire tutto il dolore del tempo
è il velo leggero del vento e dell’urlo!
IV
Sono qui a muso duro
rupe levigata dalla cascata
sento scorrere leggera
nel fruscio la tua voce
V
Ecco il vento dopo la pioggia
acqua s’innesca sulla pelle
VI
L’onda platinata e liscia
accarezza le sponde del porto
nell’ora di nebbie
la corda alla benna
non fa tremolare i pensieri
VII
Si è allontanata
forse perché ha perso la corda
nel saltare il fosso
(l’acqua) e s’è fatta rugiada
VIII
Si lavano le orme
ma resta l’odore
e non si cancella il sapore
IX
La nebbiolina pioggerella
sul capo e sui capelli
sulla pelle
nell’onda calma e delicata del porto
La luna in alto
asciuga le impressioni
X
La libertà scivola via
lungo le scansie della terra
negli anfratti del mistero
lungo i ruscelli che vanno al fiume
XI
Il corso finalmente s’apre largo
e l’acqua monta alta
fra le sponde e i calanchi
delle idee e dei desideri
lungo il tumultuoso percorrere
Il tempo si ferma in riva al mare
XII
La via del fiume
parte sempre da casa a casa
nel luogo del nostro stare
rubando orbite ai sentimenti
XIII
Ora
vedi
è bello
stare
sotto la luna
con i piedi bagnati
dentro le idee del nostro sentire
XIV
In un angolo del torrente
farò cadere una lacrima
ogni volta che l’occhio si rigira
a fissare dentro le cose
XV
Fragile la nebbia
che viene dal vento
e si posa sui rami
lavandoli
come il pianto
leggero
che
si
ferma
dentro al cratere
e non si spegne
XVI
Una valle di nebbia
davanti a un muro di pietra
e l’uomo solo procede
sotto le nuvole multiformi
a fare meno dei sentimenti
come non fossimo mai esistiti
lavati dalla solitudine del vento
asciugando gli umori al suo passo
XVII
Io non so più nulla
io non so se è il vento
o se è l’acqua della pioggia che
cade cade cade densa e
picchia picchia picchia
in questi giorni sopra
sopra la testa dei pensieri
strizzando via le cose care
e le idee fisse
che diventano niente
XVIII
No. Non piango
rimango per ricordare
le fatiche contro il dolore
sono antiche come l’uomo
e non c’è niente di più bello
che rimanere in piedi
sulla sponda del fiume
a guardare scorrere il tempo
in un vortice di niente
XIX
Verderame
colore e luce
tutti i colori
riflesso arcobaleno
appaiono d’incanto
spuntando fra le nuvole
o dalle creste marine
lampi
XX
Il vento forgia
come l’aria
o l’acqua nei fiumi
dalla cascata
ne esce il profumo
di terra e
di muschio
XXI
il vento ti copre
al caldo ti scopri
i caratteri diversi
i solchi della vita
se l’aria gira controvento
DANIELA PALMAS è nata a Milano nel 1949 da genitori cesenati, anche se il cognome denota origini sarde. Ha trascorso la sua infanzia a Roma e da alcuni decenni vive e lavora a Cesena. Dopo un lungo periodo dedicato alla scuola quale insegnate di lingua francese presso le scuole superiori, ora svolge altra attività, sempre nell=ambito dell=impiego statale. Scrive poesie fin dall=età adolescente ma solo nel 1994, presso le Edizioni il Ponte Vecchio di Cesena, ha pubblicato la sua prima opera: Il bacio verde. Poi, in collaborazione con Davide Argnani, ha pubblicato La festa degli alberi, presentazione di Dante Cerilli, Edizioni Pagine Lepine, Supino di Frosinone, 1997 e infine il poema Nessuno in particolare, (L=Autore Libri Firenze, 1998), con dedica al poeta Ferruccio Benzoni, al quale fu legata da una salda amicizia fin dai tempi del Liceo.
Inoltre suoi scritti sono riportati in varie importanti antologie quali: Versi d’amore a cura di Mari a Giovanna Maioli Loperfido (Corbo Editore, Venezia 1982), Donne Verso, percorsi e scritture di fine millennio a cura di Angelo Lippo (Edizioni Portofranco, Taranto 1998). Della sua opera si sono interessati, fra gli altri, Dante Cerilli, Pietro Civitareale, Nelvia Di Monte, Renato Turci, Raymond Farina, Giorgio Bárberi Squarotti, Giò Ferri e Antonio Spagnuolo.
DAVIDE ARGNANI è nato il 4 giugno 1939 a S. Maria Nuova di Bertinoro (FC). Dal 1953 vive e lavora a Forlì. Opere pubblicate: Ogni canto è finito (Todariana, Milano 1972), La città mugolante (Pres. di G.Bárberi Squarotti, Ed. Forum, Forlì 1975), Nulla su tutto meno uno – ricerca sulla scrittura murale – con Erio Sughi (MDM, Forlì 1978), I lager fra noi (1978), Passante (Nuovo Ruolo, Forlì 1987), La casa delle parole (Presentazione di .R. Roversi, Ed. Ellemme, Roma 1988), La festa degli alberi in collaborazione con D. Palmas (Ed. Pagine Lepine, Frosinone 1997); Stari Most (presentazione di M. Pallante, testimonianza di Predrag Matvejevic, illustrazioni di Dinko Glibo; versione in croato (L. Zuvela), in tedesco (F. de Manzoni) e in inglese (G. P. Russell). Editore Campanotto, Udine, 1998/1999. Si interessa di poesia visiva e ha pubblicato: Pianeta spaccato (Pres.di Eugenio Miccini, Ed. Campanotto, Udine 1982), Diàclasi beante (id. 1983). Negli anni 70/80 ha partecipato a numerose mostre e rassegne di poesia-visiva in Italia e all’estero. Sue opere sono riprodotte in molti cataloghi d’arte visiva e sono presenti in numerosi musei e centri di documentazione d’arte multimediale in Italia e all’estero. Vari testi della sua opera sono stati tradotti in ungherese, inglese, tedesco, croato e francese.
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