Venerdì, 10 Febbraio 2012

Recensione: “Opera-opera” di Gregorio Scalise

giovedì, 16 ottobre 2008 | Di | Sezione: Profili

di Fabio Orrico

Lode all’editore Sossella che con Opera-opera manda in libreria una bella antologia dell’opera di Gregorio Scalise, uno dei grandi poeti italiani del nostro tempo. Autore di uno dei libri fondamentali della poesia italiana degli anni 80 e cioè La resistenza dell’aria, uscito nello Specchio Mondadori, negli ultimi anni Scalise ha pubblicato solo con piccoli editori, rendendo più difficile recuperare i suoi testi. La sua ispirazione, nel frattempo, non è stata ferma, ovviamente. Dal furore grammaticalmente organizzato del libro sopraccitato Scalise è arrivato a un taglio sempre più definitivo e filosofico, organizzando i suoi versi in una prospettiva di angosciante compostezza. Se la poesia è canto, quella di Scalise è ancora di più pensiero, fino a raggiungere l’abbacinante violenza dell’aforisma. Il poemetto I segni, probabilmente il capolavoro dell’autore è, ancora una volta, il vertice emotivo del libro. Non c’è una riga, una parola, in questo testo, che non ci colpisca con la forza di un maglio. Con il suo andamento sonnambulico, ieratico, con la sua precisione, la sua esattezza, I segni illumina uno squarcio di futuro, oggi come al tempo della sua pubblicazione e, nella giostra dei suoi versi, butta lì alcune spaventose banalità che ci piacerebbe dimenticare: “Per paura del pericolo / si diventa ubbidienti”.
Ma è ingiusto soffermarsi soltanto su quello che è il testo più celebrato del poeta. Ci sono altre pagine bellissime in questa antologia (Autunno, tutti i brani tratti da Danny Rose dell’89, la sequenza Gioco piramidale dalla sezione di testi inediti che chiude il volume), per esempio la nota iniziale nella quale è Scalise stesso a presentarsi e a raccontarci un po’ della sua vita.
Io ho avuto il piacere di conoscere Gregorio Scalise. Basta parlarci qualche istante per percepire un’intelligenza irradiante, mobilissima, anche vagamente tignosa e un senso dell’umorismo che non lascia scampo. Non mi è mai sembrato uno di quegli intellettuali così contenti di dirsi ironici e soprattutto autoironici (definirsi autoironici è una cosa che porta all’orgasmo parecchia gente), ma un uomo di rara lucidità che, tra i colleghi poeti, brilla per senso della misura e obiettività. Insomma, Scalise non è solo un grande poeta. Per dirla con il Jack Lemmon de L’appartamento Scalise è un mensch, un essere umano.

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