Perché la legge Gelmini distruggerebbe l’università pubblica
lunedì, 20 ottobre 2008 | Di Luca | Sezione: Cronache dalla retedi Carla Benedetti
Fonte: Il Primo Amore (link all’articolo)
I giornali raccontano la grande mobilitazione che c’è in tutto il paese ma non spiegano nei dettagli le ragioni della protesta. Non puntano il dito sulla bomba che, tra un articolo e l’altro, si nasconde in quel decreto.
Oltre ai tagli massicci dei finanziamenti e del personale, che avrà effetti catastrofici sulla qualità dell’insegnamento pubblico, la legge 133, all’articolo 16 (molto previdente), introduce infatti la possibilità per le Università pubbliche, (quando saranno ormai devastate), di trasformarsi in Fondazioni private, con decisione presa dal solo Senato accademico (un organo elettivo ristretto).
Questo porrà fine alla natura pubblica dell’istruzione universitaria, dividerà gli atenei in atenei di serie A e di serie B, in funzione della capacità economica della regione. Il sistema di diritto allo studio verrà cancellato. Non sarà più assicurata la possibilità di studiare ai “meritevoli anche se in condizioni disagiate” (art. 34 della Costituzione). Sparirà la differenza con le università private anche per le tasse universitarie…
Ecco il testo dell’articolo
Art. 16.
Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università
1. In attuazione dell’articolo 33 della Costituzione, nel rispetto delle leggi vigenti e dell’autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. La delibera di trasformazione e’ adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta ed e’ approvata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. La trasformazione opera a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello di adozione della delibera.
2. Le fondazioni universitarie subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi e nella titolarità del patrimonio dell’Università. Al fondo di dotazione delle fondazioni universitarie e’ trasferita, con decreto dell’Agenzia del demanio, la proprietà dei beni immobili già in uso alle Università trasformate.
3. Gli atti di trasformazione e di trasferimento degli immobili e tutte le operazioni ad essi connesse sono esenti da imposte e tasse.
4. Le fondazioni universitarie sono enti non commerciali e perseguono i propri scopi secondo le modalità consentite dalla loro natura giuridica e operano nel rispetto dei principi di economicità della gestione. Non e’ ammessa in ogni caso la distribuzione di utili, in qualsiasi forma. Eventuali proventi, rendite o altri utili derivanti dallo svolgimento delle attività previste dagli statuti delle fondazioni universitarie sono destinati interamente al perseguimento degli scopi delle medesime.
5. I trasferimenti a titolo di contributo o di liberalità a favore delle fondazioni universitarie sono esenti da tasse e imposte indirette e da diritti dovuti a qualunque altro titolo e sono interamente deducibili dal reddito del soggetto erogante. Gli onorari notarili relativi agli atti di donazione a favore delle fondazioni universitarie sono ridotti del 90 per cento.
6. Contestualmente alla delibera di trasformazione vengono adottati lo statuto e i regolamenti di amministrazione e di contabilità delle fondazioni universitarie, i quali devono essere approvati con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Lo statuto può prevedere l’ingresso nella fondazione universitaria di nuovi soggetti, pubblici o privati.
7. Le fondazioni universitarie adottano un regolamento di Ateneo per l’amministrazione, la finanza e la contabilità, anche in deroga alle norme dell’ordinamento contabile dello Stato e degli enti pubblici, fermo restando il rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario.
8. Le fondazioni universitarie hanno autonomia gestionale, organizzativa e contabile, nel rispetto dei principi stabiliti dal presente articolo.
9. La gestione economico-finanziaria delle fondazioni universitarie assicura l’equilibrio di bilancio. Il bilancio viene redatto con periodicità annuale. Resta fermo il sistema di finanziamento pubblico; a tal fine, costituisce elemento di valutazione, a fini perequativi, l’entità dei finanziamenti privati di ciascuna fondazione.
10. La vigilanza sulle fondazioni universitarie e’ esercitata dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Nei collegi dei sindaci delle fondazioni universitarie e’ assicurata la presenza dei rappresentanti delle Amministrazioni vigilanti.
11. La Corte dei conti esercita il controllo sulle fondazioni universitarie secondo le modalità previste dalla legge 21 marzo 1958, n. 259 e riferisce annualmente al Parlamento.
12. In caso di gravi violazioni di legge afferenti alla corretta gestione della fondazione universitaria da parte degli organi di amministrazione o di rappresentanza, il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca nomina un Commissario straordinario, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, con il compito di salvaguardare la corretta gestione dell’ente ed entro sei mesi da tale nomina procede alla nomina dei nuovi amministratori dell’ente medesimo, secondo quanto previsto dallo statuto.
13. Fino alla stipulazione del primo contratto collettivo di lavoro, al personale amministrativo delle fondazioni universitarie si applica il trattamento economico e giuridico vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto.
14. Alle fondazioni universitarie continuano ad applicarsi tutte le disposizioni vigenti per le Università statali in quanto compatibili con il presente articolo e con la natura privatistica delle fondazioni medesime.
qui si può leggere l’intero testo della legge.
E subito rileggiamo il discorso di Piero Calamandrei in difesa della scuola pubblica, pronunciato nel 1950 al III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale.
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Orrore!
Dispiace che in questo momento di confusione, si continui ad alimentare un “lapsus” legislativo.
La legge n. 133 del 6/8/2008 è una legge di conversione del decreto-legge n. 112 del 25/6/2008, ossia la cosiddetta “Manovra d’estate”, la finanziaria triennale per lo sviluppo economico, che contiene “tagli massicci dei finanziamenti e del personale” nella pubblica istruzione.
Il decreto-legge Gelmini, ieri divenuto legge, è in realtà il decreto n. 137 del 1/9/2008, riguardante “Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università”, che prevede, tra le altre cose, il ritorno dal 2009-2010 delle classi con il maestro unico nella scuola primaria e il voto in condotta che farà media con quelli conseguiti nelle altre materie.
La bomba dunque non è nella legge Gelmini, bensì nella finanziaria approvata questa estate, che avrà sicuramente forti ripercussioni sul futuro del nostro paese.
La protesta andrebbe indirizzata meglio, focalizzandosi sul suo vero obiettivo, cioè sulle disastrose politiche economiche del ministro Tremonti.
A me invece dispiace un’altra questione: l’ignoranza e l’incompetenza nei processi economico-sociali dei ragazzi contrari a questa manovra. Anzitutto mi devono spiegare per quale legge o equazione matematica le tasse universitarie aumenterebbero in caso di trasformazione in fondazioni delle università, dato il contestuale finanziamento dello stato: ” 9. La gestione economico-finanziaria delle fondazioni universitarie assicura l’equilibrio di bilancio. Il bilancio viene redatto con periodicità annuale. Resta fermo il sistema di finanziamento pubblico; a tal fine, costituisce elemento di valutazione, a fini perequativi, l’entità dei finanziamenti privati di ciascuna fondazione” , poichè nel caso attuale le tasse universitarie non possono superare il 20% del FFO, ed anche se questa norma nn venisse riconfermata nn ne vedo il problema, dato che le persone, capaci e meritevoli posso accedere a fondi come le borse di studio pubbliche e private, che questa riforma di merito incentiva, vista la possibilità per le aziende ed entità esterne alle università di accedere ai processi di governance dei finanziamenti ( il che sarebbe auspicabile nonchè giusto, vedi la proliferazione di corsi senza una possibilità di sbocco nel contesto produttivo locale, e l’abnorme numero di ricercatori del nulla ). E, tra l’altro, questa è solo una possibilità: “le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. La delibera di trasformazione e’ adottata dal Senato accademico”. Lo so che ragionare comporta sacrificio, ma leggere… Mi viene un dubbio: il fatto che la ricerca sia pilotata da chi poi ne farà uso da fastidio? I nipoti, ed i nipoti dei nipoti tremano….
Aggiunta: qualcuno potrebbe rispondere che le borse di studio sono anch’esse in pericolo… prova allora a guardare sotto il letto: vedi ci sono i mostri?
vorrei capire se è vero o no che i figli di gente normale come me non potranno più seguire un corso di studi universitario perchè non abbiamo le risorse economiche necessarie. mi interessa saperlo dato che mia figlia frequenta il secondo anno del liceo scientifico e quindi tra qualche anno dovremo affrontare il problema delle cosidette carissime tasse universitarie che a sentir dire dovrebbero aggirarsi intorno agli ottomila euro
Ciao Rovetana
non so se la cifra di 8000 euro sia realistica, quella che sembra essere realistica è una tendenza, legge gelmini e legge 133 a parte, a “razionalizzare” le risorse pubbliche, così lo chiamano, per creare, in teoria maggiore concorrenza (che in Italia non è mai esistita dal momento che in ogni settore si innalzano cartelli; siamo l’unico paese dove la privatizzazione ha portato nel giro di pochi anni a decuplicare i costi dei prodotti per i cittadini, vedi assicurazioni, benzina ecc..) e competitività. In soldoni: rassicurare i conti alle isole Cayman dei nostri manager e fare credere ai cittadini che ogni riforma o legge che li impoverisce sia necessaria e irrevocabile. Per fare un esempio: Profumo, manager di Unicredit, guadagna 25000 euro al giorno, più di 10 milioni di euro all’anno e come lui tanti altri capoccioni dei principali istituti di credito. Grazie alle scelte compiute, questi manager multimilionari hanno affossato, in concorso con altri attori, il sistema bancario e quello economico del nostro paese. Bene, lo stato che taglia le risorse alla scuola, essendo consapevole delle proteste e dei disastri che andrà a causare, non ha nessuna remora poi a finanziare (facendoci sempre credere che sia una questione irrinunciabile) coi nostri soldi questi istituti di credito, per la grave crisi che hanno concorso a provocare. La domanda sorge spontanea anche a voi immagino: perchè dobbiamo pagare noi un sistema bancario che ha commesso tanti errori e si è fatto trascinare dallo squalismo e arrivismo a oltranza, quando potrebbe essere finanziato dallo stipendio dei propri manager? La risposta è: perchè il capitalismo non è una democrazia ma una oligarchia.
La tendenza è quella a riportare, in maniera subdola e sottocutanea, una dose alla volta, qualsiasi governo governi, a una sperequazione che non consentirà in futuro alle classi più deboli di potersi istruire, organizzare, realizzare. E’ semplicemente l’unica legge che esiste da quando l’uomo calca il pianeta: la legge del più forte. Ad ogni modo, nonostante lo scenario sia apocalittico non riesco a considerarmi pessimista, almeno non del tutto e porgo i migliori auguri per i futuri studi della figlia liceale.
Luca
Allora io sono contraria e disgustata da qst decreto,riforma,legge..o come lo si vuole chiamare…
Beh,sn contraria per ovvi motivi…ma sn disgustata..perke gli obiettivi espressi dai rispettivi ministri dell’istruzione,delle finanze e della pubblica ammonistrazione..nn sono assolutamente di carattere educativi e “civili” bensi ECONOMICI, solo e soltanto economici..che si vogliono nascondere mettendo in ampia luce quegli articoli che fanno pensare ad un decreto volto alla sensibilizzazione per lo straniero,alla necessita’ di un popolo civile(con il rintrodurre l educazione civica,per oltre gia presente negli anni passati),cn l’ eliminare le varie discriminazione a carattere economico e sociale, rintroducendo il grembiule…
Nascondendo le verita’ piu crude di qst decreto ,che porteranno ad un radicale abbassamento dell’istruzione e quindi della cultura,ad una vera e proprio disuguaglianza tra gli studenti(basta pensare alle universita trasformate in fondazioni che porteranno ad atenei di serie A ed atenei di serieB)
Per nn parlare poi della contrapposizione tra gli articoli 34,343 etc..della costituzione italiana riguardanti perlopiu’ il diritto allo studio e tutte le dinamiche di studio garantito,e gli articoli di qst decreto.
Nn vedo perchè venga chiamata riforma..in quanto si vuole riportare un sistema scolastico per nnt innovativo.la soluzione alla crisi finanziaria ed economica nn si puo’ pretendere di trovarla all’interno della scuola.Io sono d accordo con l obiettivo di ridare valore alla scuola,perchè solo cosi si puo’ cercare di vivere in una società migliore..ma nn è questo il modo.
Ciao sono uno studente universitario,
vorrei dire solamente che secondo me fare taglia non è proprio la direzione giusta in quanto qui a Copenhagen le università sono ricchissime e si permettono di pagare i dottorandi fior di quattrini per non parlare delle attività fuori dall’aula… Qua funziona tutto alla perfezione e i professori sono recensiti dettagliatamente dagli studenti. Io non vorrei proprio che l’università italiana prenda una strada di trasformazione anche parziale in privata. Non vedo xche non possiamo prendere qualche spunto dai paesi scandinavi… Inoltre per ridurre gli sprechi basta eliminare la “corruzione” all’interno dell’istruzione, con delle semplicissime misure come le commissioni proposte dalla gelmini. Secondo me è molto più logico: per prima cosa aumentare l’efficienza e poi negli anni seguenti valutare e correggere se necessario gli aspetti economici.
Comunque questi politici non ne saranno mai in grado vista la loro cultura e comportamenti ecc…
Io sono completamente d’accordo con Giuseppe Ribezzo.
Io non ho mai sentito parlare di 8000€ di tasse universitarie…al massimo, e solo per i ricconi, le tasse si aggirano intorno ai 1000/1200 €. E mi pare pure giusto se è una famiglia che guadagna 50.000€ all’anno!!!Almeno qui dalle mie parti…
4. Le fondazioni universitarie sono enti non commerciali e perseguono i propri scopi secondo le modalità consentite dalla loro natura giuridica e operano nel rispetto dei principi di economicità della gestione. Non e’ ammessa in ogni caso la distribuzione di utili, in qualsiasi forma. Eventuali proventi, rendite o altri utili derivanti dallo svolgimento delle attività previste dagli statuti delle fondazioni universitarie sono destinati interamente al perseguimento degli scopi delle medesime.=NON HO CAPITO BENE QST PARTE..SIGNIFICA CHE DIVENTEREBBERO ENTI NO PROFIT,CIOè SENZA SCOPO DI LUCRO?QUINDI OGNI SOLDO GUADAGNATO DALLE TASSE SAREBBE OBBLIGATORIAMENTE REINVESTITO NELLE UNIVERSITà??