Giovedì, 9 Febbraio 2012

Il veggente marcio

martedì, 21 ottobre 2008 | Di | Sezione: Scritti inediti

di Primo Pellegrini

Tanto per fare un discorso stupido, ci sono alcuni argomenti che fanno parte di quella impalcatura comunicativa che serve più o meno a campare. Cose cretine, di quelle che si leggono su una rivista vecchia di due anni in anticamera dal dentista, per passare il tempo. Oppure di quelle che si scambiano bocca a bocca, durante le interminabili merdose giornate che si susseguono, quando il liquame fa l’onda perché qualcuno si muove troppo e bisogna scambiarsi delle boccate d’aria con chi è vicino. Che magari ha l’alito fetido, ma ad ingoiar sempre merda si affoga, ecco una roba che sembra intelligente, giuro che non lo volevo fare… questo giochino altro non è se non quello che ci fa diventare adulti e appartenenti a pieno diritto a questo mondo, qualunque esso sia. O perlomeno sembra così.
Così è una di quelle giornate, per capirci fa un gran caldo e sembra proprio che ci sia davvero troppa gente che si sta muovendo un po’ troppo e le onde cominciano davvero a stancarmi. La merda. Penso potrei fare di tutto per evitare tutto questo, come far finta di appassionarmi veramente ad una macchina che potrei voler comprare, o girare tutto il pomeriggio per vedere dove andare in vacanza. Non succederà niente di tutto questo, non ho soldi per far niente eppure lavoro, è davvero troppo caldo e penso solo di piantarmi nell’ombra di casa a neanche pensare, meglio dormire. Intanto è l’ora della pausa, vado al bar a farmi un caffè e c’è un gran casino di coglioni giovani e tante teste di cazzo che girano sul lungomare con delle gran cabrio, capisco di fare schifo, ho le ascelle sudate e mi gira la testa, vorrei avere ottant’anni e poter essere in gita col quartiere in qualche albergo sulle alpi. Entro nel bar veloce come un topo di fogna, c’è gente ma riesco a guadagnare il bancone. Aspetto e intanto un tipo che a forza di vederlo posso dire di conoscere si rivolge al bar alzando la testa dal giornale. – Letto qui? Ormai è dimostrato che tutti abbiamo avuto delle vite precedenti -. Ha fatto la sua affermazione. Quando attaccano con – Ormai è dimostrato – è per avere il rinforzo della scienza, impugnato come un coltello a serramanico, stanno cercando la lite, cercano il dibattito feroce. La cosa migliore e sana sarebbe girarsi verso il banco, far finta di niente e prendere alla svelta il caffè. Ma come dicevo le onde sono troppe e fitte, ci vuole una boccata.
- Non mi sembra che la cosa cambi un granchè per nessuno -, gli rispondo.
Mi guarda storto e fa finta di rimettersi a leggere, ma lo so che non è così.
- Io sono stato da uno che mi ha detto delle cose incredibili sulla mia vita, cose che non poteva sapere, era impossibile. E mi ha detto che in una vita precedente ero stato un centurione romano. -
- Chissà perché nessuno ti viene mai a dire, per esempio, che sei stato servo della gleba in Polonia nel 1700, un analfabeta con la rogna, la sifilide e la tubercolosi morto a ventisette anni, uno che aveva sempre dormito in terra su di un sacco pieno di paglia e di pulci. Uno che dai sette anni fino alla morte non ha fatto altro che zappare patate e che pensava che il mondo fosse piatto e finisse oltre il monte che vedeva in lontananza. E’ questo che non capisco di tutta questa storia delle vite precedenti. Questi erano la maggioranza, eppure adesso tutti sono stati re, cavalieri o principesse nelle vite precedenti, tutti con qualcosa di importante da fare. -
- E’ perché ti raccontano solo le cose più importanti. E’ chiaro che uno può esser stato anche quello che dici te, ma a chi vuoi che gliene freghi? -
- Quindi un servo della gleba non è importante. E’ questo che non va, è per questo che questa società e marcia, – decido di ingranare la quarta – perché questo stronzo che sa tutto di me mi dice solo quello, mi dice che io sono stato centurione o ministro o capo della inquisizione e non mi dice che sono stato schiavo su di una galera, eunuco in un bordello o servo della gleba in Polonia? -
- Cosa c’entra adesso questa Polonia del cazzo? -, risponde il tipo. Sta arrancando, ci siamo.
- La Polonia è importantissima. Nessun servo della gleba era servo della gleba come in Polonia, lì sì che eri servo della gleba. Per dire. Ma non è questo il problema. E’ che questo tizio ti dice la storia del centurione e non ti dice quella della Polonia. Lui si prende un potere su di te, e se la faccenda delle vite precedenti è vera, è un potere terribile. Lui sa già di doverti consolare perché sei uno sfigato: potrebbe mai dirti che sei anche stato servo della gleba in Polonia? No, lui ti dice che sei stato centurione, così tu ti consoli… -
- Non mi piace per niente come stai parlando… – Ci siamo.
- Guarda, io ho preso la tua storia ad esempio, mica voleva essere personale. Prendiamo il mio caso, allora. Mettiamo che anch’io vado dal tuo tipo… -
- E’ un veggente conosciuto in tutta Italia. Ha anche salvato della gente che si era persa. -
- Allora, mettiamo che io vado da questo veggente e lui mi tira fuori che sono stato io a guidare la carica di Balaclava. Però lui vede anche che in un’altra vita io sono stato un orfano raccolto da un mercante di Corinto nella Grecia antica che mi faceva dormire in una stalla e mi prendeva a calci in culo. Il veggente decide di dirmi solo la prima e non la seconda: perché? Io mica gliel’ho chiesto. E’ che lui ragiona secondo un preciso principio, che non è quello che potrebbe interessarmi, ma quello che lui è certo mi interessi. Perché secondo lui QUELLO deve interessarmi. E’ il pregiudizio del potere, che racconta la storia che vuol raccontare, e lui ne fa parte. Il potere è marcio, il veggente è marcio, la storia delle vite precedenti è, a queste condizioni, marcia. -
- Te… te vai un po’ troppo in là. Io a quest’ora mi perdo, in questi ragionamenti. -
Il tizio ritorna al giornale e si beve la sua coca col ghiaccio ormai sciolto. Cambia 50 mila lire e si siede al videopoker.
Fuori il sole scalda più che mai e l’aria non si muove. E’ ora di tornare dalla pausa, ci sarebbe un bel po’ di cose da fare, e c’è la Polonia, la Grecia, Balaclava. Tutto inutile. C’è chi riesce a farci il surf, sulle onde, e chi sta lì polleggiato a galla con i braccioli. Poco atletico, poco atletico del tutto.

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  1. Bello. Siamo tutti servi della gleba nel ’700 in Polonia e ci raccontiamo frottole per campare. Davvero. Bello.

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