Venerdì, 10 Febbraio 2012

Omaggio a Luigi Di Ruscio

giovedì, 23 ottobre 2008 | Di | Sezione: Profili

Esistono poeti minori e poeti maggiori? Il dubbio venne anche a Giorgio Caproni: “Dubbio a posteriori: /
i veri grandi poeti / sono i «poeti minori»?”. E cosa distingue gli uni dagli altri? La notorietà? Il numero di volumi pubblicati? Il comparire nelle antologie? Le scelte dei critici? A mio parere, prendendo in prestito il termine da Peter Handke, la durata è il solo metro di valutazione. Ci sono poeti e poesie che durano, altri no, a prescindere dall’araldica letteraria, dai blasoni, dagli editori e dai centri di potere culturali. In Italia oggi vi sono presunti poeti che si vantano di vendere migliaia di copie dei loro libri, dimenticando di dire che i medesimi volumi sono stati inseriti nel programma di studi accademici e che gli studenti sono obbligati ad acquistarli, altri che scrivono sgorbi insignificanti e comunque si permettono di pubblicare antologie della migliore poesia contemporanea, individui adusi alla più bieca piaggeria, che troviamo a presentar libri, a lodarsi e farsi lodare da altri come loro. Ebbene questi soggetti non durano e non dureranno, anche se hanno una tessera di partito o sono dentro il meccanismo del potere. Luigi Di Ruscio invece durerà e con lui la sua poesia, perchè i suoi versi, sebbene calati nel più comune e maledetto quotidiano, non hanno tempo e passeranno, magari anche in silenzio, sopra le scorreggie dei poeti d’allevamento, perchè anche la puzza prima o poi svanisce.

Per approfondimenti guardate il sito www.diruscio.it

Faceva l’infermiera
e fu cacciata e liquidata per pochi soldi
ora ha pensione e si ubriaca col mistrà
e va a dormire verso mezzanotte
si fa il caffè e me lo porta quando vede la luce
e mi domanda perché scrivo tanto senza dare un esame
lei che mi ha tenuto sulle gambe più di mia madre
che doveva vestire i morti fare la serva
per darmi poco pane
soffre a vedermi senza nulla
vorrebbe avere i miei figli
per ricominciare come fossero suoi
ma la colpa non è mia se sono nato male
la colpa non è mia di niente.

Per la gatta in calore
le cavalcate dei gatti sopra i tetti
e l’allegria cancella le crepe delle case
la luna è insieme ai canti dei galli
il fischiare è questo voler ammutire i cani
che abbaiano e si agitano come volessero addentare
il vento di questa notte che porta l’odore della cagna
la luna passa tra le nubi e dà la luce a occhiate
e cosa dovrei decidere in quest’ora di notte
che non giunge mai al suo termine
i pensieri s’attaccano ai muri e alle pietre
le streghe s’arrotano le dentiere sopra i tetti.

È la fossa di un fascista ammazzato brevemente
senza scarpe perché le scarpe se le è messe un vivo
senza scarpe perché un vivo doveva ancora correre
senza armi perché un vivo doveva ancora sparare
quando troverete da una siepe filo spinato che
manca
state certi sarà stato prelevato per una gola par-
tigiana
se troverete occhiaie scavate anche tra mille anni
ricostruite una storia vinta dagli uomini contro
le bestie.

Su cinquanta metri quadri di pavimento abbiamo
ballato
con ritmi di grancassa e tromba e le donne erano
instancabili
tutte le canzoni di moda abbiamo raspato
parole piene d’amore ci siamo dette
le donne ad ogni ballo si mettevano tutte insieme
ai lati
e ci aspettavano e nessun uomo si sentiva timido
e nessuna donna è rimasta senza uomo
le donne erano dure altre leggere e si lasciavano
dirigere
altre avevano cosce sode altre tenere di chi conosce
l’amore
gli uomini erano spiritosi e le donne godevano
beate
certe era la prima volta che cadevano tra le braccia
d’un uomo
per certi era la prima volta che tenevano una
donna.

La notte si chiude
con l’ultimo tram che fa tremare le case
e il miagolio dei gatti rimane nella memoria
tutte le immagini della giornata tornano
vorrei ancora goderli questi momenti
contemplare con calma tutte le immagini
le voci della strada hanno suoni inarticolati
forse è un uomo che traballa
e discute con nemici ignoti
e fa gesti con le mani per tutto avere
e non ha che l’aria
la luna impassibile
sembra che ascolti ogni nostra parola
che spii i sogni più intimi
quando sono liberati i nostri mostri
e dobbiamo correre.

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2 commenti
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  1. Carissimi amici e lettori a fine novembre potrete aquistare L’IDDIO RIDENTE del sottoscritto Luigi Di
    Ruscio, Editrice Zona, prefazione Stefano Verdino. Si tratta di circa 300 poesie corte epigrammatiche.

  2. grande

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