Interrail
venerdì, 24 ottobre 2008 | Di Luca | Sezione: Scritti ineditidi Stefano Sanchini
Riportiamo in questa pagina alcune poesie di Stefano Sanchini tratte dalla raccolta Interrail
Stefano Sanchini, nato a Pesaro nel 1976, ha pubblicato in varie riviste e suoi testi sono apparsi nel volume L’arcano fascino dell’amore tradito omaggio a Dario Bellezza (Giulio Perrone, 2006), nelle antologie Logos edite da Giulio Perrone, in Poeti underground (Saggiatore, 2006). Fa parte della redazione del quadrimestrale di poesia e realtà «La Gru» . La raccolta Interrail è stata pubblicata nel 2007 da Fara Editore
Non quelli vaporosi, ruggenti
ma quelli silenziosi, veloci
elettrici, che passano sotto le città,
i fiumi, i mari, di quelli costosi
che si prendono quasi di nascosto
in sontuose stazioni desolate
in marmo, davanti un orologio a lancette
senza numeri, sotto lo zanzario
del neon, respirando calda aria
condizionata, aspettare la straniera
nell’altoparlante, che ti apra le porte
e tu sali tra i dormienti viaggiatori
e si riparte. . .
Metropolitane
. . . e poi verso la luce si sale
e già prima di essere fuori
lo senti quel grande boato
che è il nostro vagare. . .
. . . forse le hanno costruite per questo
le metropolitane, per ricordarci
il momento iniziale, quando
dall’utero della madre si parte. . .
. . . o forse per ricordarci
che non siamo mai partiti,
e c’è solo chi scende e chi sale. . .
Troia
Supermarket per troiani:
Eccoli sugli scaffali
i nuovi cavalli
degli imprenditori spartani,
chiss` a quali dei avranno invocato,
ed eccoli tutti i nuovi troiani
che si apprestano a ricevere
il marchingegno scontato,
inebriati dal vino publiceo
pubblicitario inganno
di qualche coriaceo beffardo,
ed ecco gli ignari tornare
col subdolo dono alla propria fortezza,
al troiaio, dove un prodotto
attende un altro prodotto
in un moltiplicarsi infinito.
Il saggio vocabolario l’aveva
predetto, prodotto: s.m., 1. mercanzia
2. risultato di una moltiplicazione
corsa della concorrenza,
consumismo spreco, autodistruzione.
E tu per quanto esule sia
non sei di certo, Enea. . .
Lettera da Roma
Qui si è di un traffico nervoso
di una calura imponente
irrefrenabili in me i nervi.
Tra quei marmi
e questi cementi nuovi,
tra queste bestemmie
e quei sogni lontani,
io cerco qualcuno
che assapori un ricordo
con me.
Ma non c’è
Non sono miei questi luoghi
non riconosco queste genti
e nessuno mi comprende se dico:
Ricordi quei frutti
che coglievamo laggiù,
al torrente presso la quercia,
di quelli ancora oggi
mi voglio saziare, di quei
frutti, che ai primi morsi
sapevano d’acerbo, e tu
mi dicevi o sussurravi:
Ancora non siamo maturi. . .
Forse sono muto da sempre,
come il persico che si nasconde in attesa
tra canneti o tronchi sommersi,
aspetto una rana che passi, o un piccolo uccello
si posi nell’acqua, sono predatore di razza
da quando sono nato che vado a caccia,
non per fame, ma per nutrirmi in silenzio
del canto degli altri, solo per questo,
per portarmelo dentro. . .
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