Giovedì, 9 Settembre 2010

Oltre le vele di pasqua

lunedì, 27 ottobre 2008 | Di Luca | Sezione: Scritti inediti

di Stefano Simoncelli


Stefano Simoncelli è nato nel 1950 a Cesenatico, dove vive. È stato redattore e ideatore di «Sul Porto», una rivista di letteratura e politica che catturò negli anni Settanta l’attenzione e la collaborazione di poeti come Bertolucci, Caproni, Sereni, Fortini, Raboni e Giudici. Nel 1981, con la raccolta Via dei Platani (edita da Guanda con la presentazione di Raboni e Fortini), ha vinto il Premio Internazionale Mondello Opera Prima. Nel 1989, è uscito il suo primo libro Poesie d’avventura nella collana Gli Spilli, diretta da Enzo Siciliano e edita da Gremese. Nel 2004 ha pubblicato con Pequod la raccolta Giocavo all’ala (Premio Gozzano). Sue poesie sono apparse negli ultimi anni sulla rivista «Nuovi Argomenti».

Tra i libri

“stringimi dolce” sussurri
frusciandomi accanto
sfiorandomi.
Eh, si, lo so,
hai la stessa voglia
d’essere coccolata e protetta
che avrebbe nostra figlia Giulia
se l’avessimo avuta, la stessa paura
dei tuoni quando piove o delle ombre
per i corridoi dove vuoi ti prenda per mano
t’accompagni. Ma basterà, mi chiedo, basterà
questa rattrappita tenerezza da profughi
per scamparti dagli spaventi
e dai roghi di streghe che ci circondano?
Basterà, spaurito folletto dei brividi,
nasconderci per sempre tra i libri?

Non mi orizzonto mai

nei mattini troppo luminosi
e a occhi semichiusi t’inseguo
oggi ch’è arrivata primavera

da una camera all’altra
fino al ripostiglio
al terrazzo annusando l’aria

quasi una bestiola smarrita
in cerca dei tuoi vestiti, le calze
le scarpe rigorosamente senza tacco

e penso com’è vano
il mio fuggire per tangenti
o rientrare nei dopopioggia

fradicio di niente fino alle ossa
se – lascia perdere per carità la poesia! -
non ci sei tu appena dietro la porta.

Gli amici

“Ah, i tuoi amici,
sempre i tuoi amici!” esplodevi
come se ti rosicchiassero la cena
o l’aria che respiravi. Avida di noi
come fartene una colpa? Andati quelli
dispersi in andirivieni d’astanterie
cortei e conti che mai si chiuderanno
adesso dobbiamo, lo vedi?
parlare di loro fino all’ossessione
e io in contumacia tentare di scriverne
lassù, sul soppalco, tra i veleni delle ombre.

Scomparse

“Eh, i viaggi nel Vaucluse…”
mi sospiri accanto pensando
all’amico che non rivedremo più.
Quanti ne abbiamo perduti? Di quanti
abbiamo dimenticato l’indirizzo
e cancellato il numero
sull’agenda telefonica? Quanti
avranno fatto altrettanto con noi?
Morti o ibernati forse ritorneranno
in un’altra vita o stagione a visitarci
nelle ore più improbabili
ma intanto…
muto il telefono, vuota la cassetta
delle lettere. Che siano in pace almeno.

Oltre le vele di pasqua

Quest’ombra che mi attraversa la faccia
quasi un’inguaribile ferita d’amore
quante volte l’hai medicata,

anima mia, con il sospetto dell’irreparabile?
Chiuse le imposte sul porto, spente le luci
per orrore mi è stato di sollievo

anche il buio e quel nuotare
in apnea controcorrente cercandoti
dentro un abisso. Ma oggi è sereno

oltre le vele di pasqua, gente a passeggio
e noi siamo i due che appaiono e scompaiono
dietro le tende delle finestre nel mutare

veloce del pomeriggio in una sera
che ci sorprende nello stupore
e spavento d’essere al mondo.

Briquet

A occhi chiusi nella notte
che si disfa senza voci o rumori
mi chiedo chi si occuperà delle luci
dopo il tuo passaggio nelle camere
per i corridoi o sul soppalco
quando le lascerai accese
per dolce mania o dimenticanza
e non ci sarò più io a spegnerle: io
che adoro anche il buio che ti avvolge
o la penombra dove t’aggiri inquieta –
io che palpiterò al tuo fianco
soltanto come spiritello
o fiamma di briquet!

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