Giovedì, 9 Febbraio 2012

Il Generale

sabato, 8 novembre 2008 | Di | Sezione: L'altra dimensione

Le ferie che si era prese il nostro amore facevano crescere il filo arrugginito intorno alla gola, io mi aggrappavo a lettere enormi che dipendevano da frasi sconfinate scese dalle nuvole: “Tra noi c’è molto rispetto, io sono una brava persona”; poi subentrava la borghesia degli automatismi, “Tesoro s’è fatto tardi, ci potremmo perdere il cinema”.
Al cinema preferito davano un documentario“Il Generale”, me l’aveva detto lei, sempre così attenta, puntuale, definita, lontana dalle mie sbandate alcoliche, lontana da me. Mi spiegava del regista Marco Zeri, uno contro, un puro passibile di denuncia, insomma uno come avrei dovuto essere io per meritarmi il suo affetto; durante le parole che le uscivano di bocca invece pensavo alla ventiseienne, alla notte di morsi e schiaffi, al sesso duro e giovane, avevo avuto anche il coraggio di vantarmene con qualche amico, la vergogna si annidava solo sotto i calcagni.
Iniziato il documentario incominciavo a domandarmi come avesse fatto a trovare un distributore, come avesse fatto Zeri a sopravvivere alle ripetute minacce pervenutegli: si parte con la faccia del Generale Colasanti, militare in pensione, che per sua stessa ammissione vive all’estero “In luogo che non voglio precisare”, Colasanti ci rende subito edotti sull’“Esperimento A”, la sua testimonianza è intervallata da quella di Marco Filzi, ex dipendente della Farmaceutici S.P.A., naturalmente appaiono anche immagini di luoghi, civili e militari.
Nel 1978 la Farmaceutici S.P.A. di Torino era alla ricerca di un farmaco che si rivelasse più efficace di quelli della concorrenza, un antidepressivo specifico adatto per i soggetti i quali sono privi dell’ormone che secerne la serotonina, questi soggetti sono esposti a momenti depressivi prolungati per cause biologiche. La Farmaceutici sintetizza a febbraio del ’78 l’apobutilene, base per una pasticca delle meraviglie in grado di donare una felicità stabile ai depressi biologici. L’apobutilene non verrà mai messo in commercio perché ripetuti test dimostreranno la sua perniciosità, esso infatti causa stati umorali estremi ed agli antipodi tra loro, capaci di mettere a repentaglio l’equilibrio di qualunque soggetto normodotato psichicamente e fisicamente, figuriamoci i suoi effetti su di un depresso.
Il racconto dei due coraggiosi intervistati mi coinvolgeva a tal punto che distrattamente prendevo la mano della donna a cui avevo dichiarato dieci anni prima amore incondizionato e che ora tradivo con le studentesse.
La Farmaceutici nella persona del suo fondatore Guido Baronzi (che non mancherà di sporgere denuncia e di richiedere danni, ne sono certo) a questo punto ha un’idea geniale: vendere l’apobutilene agli apparati militari italiani (ma non sappiamo se abbia anche varcato i confini patrii) suggerendone gli impieghi destabilizzanti.
L’esperimento A:
Dopo il racconto del chimico Filzi di rimando il generale spiega che i militari andarono oltre e pensarono di testare la sostanza a modo loro, introducendola negli alimenti presenti nei supermercati di alcune città campione, per un breve periodo, confidando nella forza del mezzo: Latina (maggio-luglio ’78), Caserta (luglio-settembre ’78), Ancona (Febbraio-aprile ’79). I risultati furono incoraggianti, in soli tre mesi i casi di violenze erano aumentati del 39% a Latina e a Caserta, del 38% ad Ancona, gli incidenti stradali del 50% in tutte e tre le città e, udite udite, i consumi di generi alimentari, voluttuari e di lusso aumentati del 55% a Latina, 49% a Caserta e 60% ad Ancona. Diverse famiglie di operai avevano acquistato auto di fascia alta, molto costose, in generale si rilevava un atteggiamento più indulgente verso gli acquisti palesemente gratificanti e non necessari.
Ecco il punto: Colasanti e Filzi non sanno altro, dal 1980 c’è il vuoto di notizie, entrambi si sono defilati, Colasanti ha abbandonato un Paese che lo ha privato dell’innocenza e del senso dell’onore, a dircelo è lui, con occhi lucidi, Filzi è stato allontanato per via delle troppe domande sull’operato del reparto chimico della Farmaceutici.
Questa sostanza, oltre a causare disordini umorali che portano alla violenza, spinge a consumare e a spendere di più.
Abbiamo un buco di 28 anni. Perché dovrebbero avere smesso? E se la sostanza ora fosse introdotta automaticamente che so io, nei pesticidi? Se la sostanza fosse aggiunta automaticamente negli acquedotti? Chi mai può saperlo. Il documentario è un macigno sull’addome. Chissà come si comporterà il Ministero degli Interni o la Presidenza del Consiglio. Un barlume di democrazia residua o una falla nel sistema (mi auguro dipenda dalla prima ipotesi) hanno permesso la visione di questo documentario scioccante.
Usciti dal cinema mano nella mano mi lustravo gli occhi col dorso dell’altra, quella ancora libera, e mi guardavo attorno per la prima volta: i grattacieli erano siringhe grigie puntate verso il firmamento, le automobili nuovi segnaposto per una tavola funeraria imbandita oramai da tempo immemore.
Il nostro amore ancora spaurito.

Il chiudifila

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