Venerdì, 10 Febbraio 2012

Recensione: “Rosso epistassi” di Ivano Ferrari

venerdì, 14 novembre 2008 | Di | Sezione: Profili

di Fabio Orrico

A quattro anni di distanza dal bellissimo Macello esce la nuova raccolta di poesie di Ivano Ferrari, Rosso epistassi. Pubblicato da Effigie, casa editrice che sfoggia in catalogo praticamente il meglio della letteratura contemporanea (Moresco, Ferracuti, Voltolini, Castaldi, Lo Russo, Scarpa tanto per fare qualche nome), il libro di Ferrari è, come sempre, un oggetto del tutto incongruo a quello che è l’andazzo della poesia in italia. Immaginatevi un colpo di pistola sparato fra le navate silenziose di una chiesa. Ecco a cosa somiglia Rosso epistassi che, fin dal titolo zanzottiano e dalla bella copertina, si propone come un’aggressione frontale al suo lettore. La lingua di Ivano Ferrari è caotica e sferzante, c’è una tale confusione in queste pagine da donare a tutto il libro un senso di organicità quasi traumatizzante. Ivano Ferrari è poeta che tende al poema, con una sua precisa fabula di pensiero. Potremmo guardare a Rosso epistassi come alla chiusura di un’ideale trilogia che, partita con La franca sostanza del degrado (uscito nel ’99 per Einaudi) e proseguita con Macello, chiude un grande romanzo di macellazione e dolore, raccontato con una spaventosa varietà di toni: comicità, ironia, risentimento, tragedia e mai nessuna traccia di cinismo. In Rosso epistassi è la vertigine della storia a regnare, riassunta attraverso personaggi chiave (Marx, Van Gogh, Lenin, Marina Cvetaeva tra le ombre evocate) e cadenzata da dati autobiografici capaci di sfuggire alla cronaca.

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