Sull’orlo delle ciglia…
sabato, 15 novembre 2008 | Di Luca | Sezione: Scritti ineditiPoesie di Natalia Castaldi
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Al calar della sera
Sull’orlo delle ciglia in oblìo
riproducimi il verso delle stelle
quando si vanno a scagliare
tra le ipotesi passate
di un presente privo di memorie.
Raccogli le mie penne
e gettale al fiume
ché non c’è seme di conoscenza
che non germini nel dolore.
Avanza l’autunno nel calpestìo delle foglie sul selciato
ed é un passo appena abbozzato
al calar della sera.
La cicala
S’io fossi una cicala
frinirei le mie note
nel bramir d’ali e foglie.
Scivolando s’una goccia
nello stagno delle vertebre abbandonate
brandirei pagliuzze dorate.
Mozzando capi chini
di vergogne ossequianti,
sederéi mille battaglie
nel sangue dei codardi
e dei potenti
per riconquistarti un angolo fresco
nel silenzio del mio canto.
Morfina
Dimmi del sapore delle parole nel vento
e della sabbia bagnata dopo un pianto.
Sai ascoltare il cerchio nell’acqua
senza romperne il silenzio?
Raccontami della magia delle parole
che non saziano le mie domande
e dimmi, se sai,
qual è lo scopo delle stelle
ed il colore della nebbia
nel gorgheggiare di un fiume in piena.
Adagio lento,
sussurrato
come una fiaba che scema nel sonno
ed un arpeggio ad aprire l’incanto
dell’abbandono al sogno.
Salsedine
Non temo il pianto
in un velo di ruvida salsedine
tra ciglia e cime annodate
d’un marinaio senza stelle.
Nelle vele rigonfie
d’una infruttuosa giornata di pesca
coltivo le parole
degli spasmi e delle spire
d’un polipo sbattuto
fresco di mare e nervatura
caparbia in un morso
di vita.
Ero una donna – 2 agosto 1980
Ero una donna,
camminavo per strada:
pesanti i sacchi della spesa
scendendo le scale della stazione.
Tornavo al tepore dei fornelli,
ero una donna
con la spesa per la cena.
Sono brandelli di carne
nello scoppio di un odio senza nome:
lo chiamano ideale …
ma io non ho più avuto amore.
***
Tumuli di pianto
e fiori secchi
nel silenzio delle fosse
senza più dolore
solo memorie
e vili vivi
nel canto delle foglie
d’un autunno perenne.
La canzone delle primule rosse
In un presente privo di memorie
per le croci senza lapide né nome
raccogli secchi papaveri rossi
tra le pagine d’un vecchio diario
e dalle alle fiamme
di questo stanco cammino.
Nel seme della ribellione
si nasconde il tacito dolore
dell’animo che avanza negli anni represso.
Aprimi varchi tra le nebbie del pensiero
e tornerò libera in catene
al servizio di arroganti minimi.
Ha avuto un nome ogni ideale
scagliato dalla torre
alla diaspora dei mondi
nelle lingue confuse d’incomprensibili déi
e profeti d’uguaglianza
armati d’arroganza e verità.
Falliremo ancora ma ci rialzeremo
nell’urlo delle nostre parole
scritte nel vento sulle tue labbra
e nel pugno chiuso
scagliato al cielo dei padri del pensiero.
Andiamo avanti compagno leggero
cantiamo ancora delle primule rosse
che fioriscono nelle primavere
dei soprusi.
Cantiamo ancora ché non sia finita
la nostra lotta senza strage né terrore
cantiamo ancora e culliamo d’amore
questo nostro stanco ideale.
Càlice
Si stende la pelle
come vitigno da vendemmiare
nelle tinozze delle tue palme
offerte e dischiuse
all’equinozio settembrino.
Maschile e selvatico
l’afròre appiccicoso sulla pelle
d’euforica baccante
nel tracimare dei miei sensi.
Farò di te la perla d’ogni conchiglia
ed incavo mutuo sospiro
nel berti, nettare e frutto,
in calice di piacere.
Kamikaze
Stringhe di dolore annodano l’olfatto
d’un caffè bruciato nel vapore d’un mattino uggioso.
Ricarichi le ossa nella tosse d’una sigaretta
che spezza anelli di fumosa esitazione e paura.
Avvolto nel giubbotto logoro di anni e sogni
ti accompagni all’odore del letto vuoto
sul sedile d’un metrò.
Ti giri di scatto nel presagio di un nulla
vuoto del ricordo:
negli occhi danzano le lettere d’una stazione
senza ritorno
sbiadite nel sudore d’un biglietto accartocciato tra le mani.
Rimbocchi il colletto
mentre il freddo ti scorre nelle vene,
arriverà il silenzio
violento nel rapido finire.
Non baratti la ragione con la vita,
chiudi gli occhi sul suo sguardo di tizzone
ed è un addio
per una causa senza stato né nome.
Sine nomine
I giorni passati ed i giorni a venire
s’infrangono nello specchio di spazio e tempo
accecati nella morsa d’una pelle d’arancio
disidradata dell’acre spirito.
Nell’aere d’aromi prigioniera e disfatta
resta ieri come oggi,
domani forse,
simulacro ed icona
d’un essere senza tempo.
Profumo
Sotto un paletot di stelle
che hanno smesso di sognare,
stimmate tatuate sulla pelle degli inganni,
ascolto il vociare delle ombre nel vento
nella volta bruna d’un cielo per cappello
mentre l’aria -impietosamente- bisbiglia il tuo profumo.
Aphorism
la fantasia è una tapparella sul mondo,
caléidoscòpio di colori e forme,
è fuga e ritorno alla vita.
Aphorism
“la poesia è armonica disarmonia, canone inverso tra quello che sono e quello che sento, tra me che scrivo e te che leggi”.
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(voti 2, media: 4,50 su 5) 
ohh … arrossiscono anche le streghe!
grazie, natàlia
proprio ieri, sulla bacheca di nazione indiana, leggevo la segnalazione da parte della castaldi di questo blog e oggi: tac! pubblicazione della castaldi su questo blog!
che felice consonanza!
ci trovi qualcosa di strano, Leo?
“la castaldi”, meglio natàlia, non credi?
ciao.
sì, una strana coincidenza! tutto qui, natàlia.
non volevo sottointendere mica che fosse uno scambio di favori com’è nello spirito di questa nostra italietta mediocre, cara.
figurati, sei una gran potessa.
un bacio!
Leo, verrò a leggerti.
grazie per i complimenti veri o falsi che siano, i miei da te saranno sinceri.
raramento ho letto un commento più inutile e fuori strada (inutile perché fuori strada). nessuna coincidenza caro leo. noi pubblichiamo chi ci piace. non c’è altro da aggiungere. i modi per arrivare alla pubblicazione sono i più vari, dal nostro invito alla segnalazione altrui. se qualcuno che è stato pubblicato da noi ci cita in altra sede e parla bene di noi ne siamo contenti. il punto è che se i testi di natalia non ci fossero piaciuti non li avremmo pubblicati. parlare di clientelismo e di modi da italietta mediocre in relazione al nostro lavoro è PLATEALMENTE ridicolo.
buone cose
poesie e versi trasparenti.
come la persona che scrive (va oltre il senso delle stesse parole)
Glò