Venerdì, 10 Febbraio 2012

Dumitru davanti alla fabbrica

lunedì, 17 novembre 2008 | Di | Sezione: Cronache dalla rete

di Giovanni Giovannetti

Fonte: direfarebaciare (link all’articolo)

È domenica e Dumitru non è andato a lavorare. Non per santificare la festa ma perché lavora in nero sette giorni la settimana per meno di 3 euro e 50 l’ora, e si sente molto stanco. Domani il suo italianissimo principale gli rinfaccerà l’assenza e magari gli dirà che alla prossima lo caccerà. Passano a prenderlo alle 5 del mattino e quando va bene fa ritorno dal cantiere dopo le 8 di sera. Dumitru è rumeno e fa una vita di merda, come tutti quelli a cui tocca vivere per lavorare. Ma può consolarsi leggendo sui giornali di muratori egiziani reclutati a giornata in piazza Lotto a Milano e morti poco dopo per il crollo di un’impalcatura; oppure la storia di un suo connazionale che l’11 novembre è morto a Torino schiacciato da una lastra di metallo che si era sganciata da una gru; o di quell’altro narcotizzato e poi ammazzato dal datore di lavoro che, poco prima, l’aveva convinto a stipulare un’assicurazione sulla vita della quale avrebbe beneficiato proprio lui, il carnefice.

Sembra un film dell’orrore, ma è tutto vero. Come è vera la notizia che nell’Unione europea anche la settimana dei lavoratori dipendenti potrà arrivare a 78 ore (per quelli in nero l’orario è flessibile già da molto tempo). Di più: d’ora in poi verranno banditi gli accordi collettivi e la contrattazione sarà individuale, come se l’imprenditore e il lavoratore avessero lo stesso potere negoziale. Andava meglio nel 1922, quando un Regio decreto istituì la giornata di 8 ore e la civilissima regola dell’8 per 3: 8 ore di lavoro, 8 di riposo e 8 per il tempo libero.

Nel 2007 in Italia si sono avute 1.170 morti sul lavoro, quasi il doppio della media europea, più delle 663 vittime di omicidi (dati Censis): una vera e propria emergenza nazionale, al contrario delle uccisioni che sono in costante calo (il loro numero è sceso da 1.042 del 2000 a 818 nel 2005; in quasi tutti gli altri Paesi l’indice di criminalità è più elevato). Dal 2003 all’ottobre 2006 l’Italia ha contato 5252 morti sul lavoro. Nello stesso periodo, i militari della coalizione uccisi nella guerra del Golfo sono stati “solo” 3.520. Dal 1951 al 2007 in Italia i morti sul lavoro sono stati 154.331 (20.000 più delle perdite militari della seconda Guerra mondiale) e 66.577.699 feriti: «Non sono un caso, sono piuttosto la conseguenza di una cultura economica e organizzativa che non ritiene ragionevole una spesa per la sicurezza volta a evitare anche il minimo rischio di incidenti» (dal Rapporto sui diritti globali 2008).

Sul lavoro si è tornati a morire, specie in Italia tutti hanno più doveri e meno diritti. E se i salari valgono meno allora bisognerà lavorare di più, o almeno così dicono i padroni, e hanno convinto di questo anche molti lavoratori. Per chi non ce la fa ad arrivare alla fine del mese potrebbe essere una soluzione, la soluzione finale.

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