Venerdì, 3 Settembre 2010

Le stelle non fanno rumore

mercoledì, 19 novembre 2008 | Di Luca | Sezione: Scritti inediti

di Dale Zaccaria

racconto tratto da SETTE CARTE ALLA REGINA, racconti in lavorazione

Non è questo mondo fatto
per processare la castità
dell’amore.

a tutte le donne vittime di violenza.

Narrano alcuni che il mare porta con sé il segreto dell’uomo. Che ogni uomo possiede un segreto, intimo, suo. Che il mare è oscuro e profondo come ogni animo. Che nel fondo di esso c’è un abisso inscrutabile. L’uomo avanza e indietreggia come il mare. Si fa mite e tempesta.
Si fa madre e assassino. E come il mare anche l’uomo sa tacere il proprio delitto.

1961

- Mi chiedi del bimbo che avrai.
- Sì, voglio sapere.
- Mischia le carte e togliti ogni oggetto di dosso.
- Sai che non faccio quasi mai queste cose vecchia Polic.

Hana si portò via gli orecchini, due piccoli pezzi d’argento scuro intarsiati da due vetri d’ambra. Li mise in borsa. Strinse le mani. Aveva una fitta al cuore. Gli occhi di Polic erano due lame di un azzurro bianco, chiaro, sulla pelle stretta aggrinzita, le mani dure con ombre nere sui polpastrelli cominciò a voltare le carte. Strinse la bocca.

- Bih ce jedna djevocica.
- Che altro?
- Un lungo inverno vedo.
- Poi?
- Ova kcerka nosi sa sobom svoju sudbinu.
- Cosa vuol dire? Spiegami? Cose cattive?
- Ti sposerai due volte Hana. Ma la seconda volta sarà per necessità. Per soldi. Altro non posso dirti. Mogu samo ti reci da se molis. Prega.

Hana lasciò dei soldi sul tavolo di Polic, accanto ad essi un biglietto. Abbracciò la donna. E tornò al porto dove teneva un piccolo banco di pesce, cucinava per gli uomini lì, che la mangiavano sempre tutta con lo sguardo, pieni di voglia e altre per sentire un poco l’amore. Lei così viva lei così bella. Il suo corpo robusto dell’est era abituato al tempo di mare.
Conosceva il vento che porta quiete come quello che porta burrasca. Sapeva che quegl’uomini, pescatori mariti marinai erano semplicemente uomini. Ne conosceva lo sguardo. Sguardo crocefisso salato umano.
Era un Maggio del 1961. Hana soleva tagliare ogni giorno con pazienza il pesce. Da lì a pochi mesi anche il suo ventre si sarebbe aperto.

Le stelle non fanno rumore
Zvjezde ne prave galamu

- Tuo marito Hana?
- A bere Jacob lo sai, come tutte le sere.
- Hai lo sguardo di chi sta per decidere.
- Lascio tutto.
- E dove andrai? E il figlio che porti in grembo?
- E’ una femmina. La chiamerò come mia madre.
- Ma cosa farai?
- Troverò un posto per mia figlia. E tornerò solo per lei, per darle una vita migliore.
- Non puoi Hana lo sai. Ti ucciderà se fai una cosa del genere.
- Devi aiutarmi Jacob. Partirò di notte. E tu devi aiutarmi.
- Hana, ti conosco sin da quand’eri piccola, prima ancora tua madre e poi tua nonna. Voi avete la storia delle pietre, quelle dure che esistono da sempre.
Siete donne come rocce, vivete il dolore, il passare del tempo, in silenzio.
- Ho bisogno di te Jacob. Sei amico fedele. So che non mi tradirai.
- Ma dove andrai?
- Andrò in cerca di una vita migliore. E voglio che tu abbia lo sguardo sulla mia bimba. Voglio che tu la segua quando io sarò via. Voglio che lei sappia che io non la sto abbandonando. Che tornerò per lei.
- Hana farò come dici, ma sai che il mio tempo è poco su questa terra. Sai che sono ormai vecchio malato. E la mia vista sta cedendo.
- Segui mia figlia con il cuore. Per il tempo che rimane.
- Ma quando vuoi partire?
- Domani.
- Così presto?
- Sì. Domani inizia la bassa marea.
- E cosa dirò a lui?
- Nulla Jacob. Nulla.
- Ma lui sa?
- No. E non saprà mai.
- Allora ti porterai questo segreto.
- E tu lo porterai con me.

Jacob mise la mano sulla spalla di Hana, la strinse.
- Hana, questo mondo non è fatto per processare la castità dell’amore.
- Lo so Jacob. Lo so.
- Ricordi la poesia? Quella che leggevamo sempre. Che tua madre mi guardava male e con un mezzo sorriso mi ribadiva:« Non mettergli grilli per la testa noi siamo donne nate per lavorare».

- «Ero stesa nella polvere sul ciglio della strada. Non vidi il suo volto. Né lui vide il mio.
Impallidirono le stelle e l’aria si fece blu. Non vidi le sue mani Né lui vide le mie.
L’oriente mutò in un limone verde. Ho aperto gli occhi per un uccellino
».

- «Allora seppi chi amai per la vita intera. Allora lui seppe di chi le povere mani
abbracciava. E l’uomo il suo fardello prese, e partì in lacrime verso la sua casa. E la sua casa
è la polvere della strada com’è anche casa mia
» .*

- Sarò forte per te.
- Per me e per la figlia che verrà.
- Sai che quando c’è la bassa marea è più facile prendere i pesci. Gli uomini riescono a vedere meglio.
- E le stelle non fanno rumore Jacob, zvjezde ne prave galamu.

Arcani Maggiori

- Allora ragazze. Domani mattina verrà il parroco della città. Voglio che sistemiate tutto per bene. Voglio vedervi ordinate e pulite. E tu Kamena lascia la tua bambola sul letto.

La Madre superiora si tirò su gli occhiali.
- Vi controllerò mani ed unghie. Le mani dovranno essere perfette. Le mani sono tutto nella vita, ricordatevelo. Soprattutto di fronte a uomini importanti.
Le fanciulle sedettero al passo della Madre che si allontanava.

L’edificio era un vecchio orfanotrofio gestito da poche suore. Le pareti crepate grigie. Piano inferiore e piano superiore. Una scala con gradini larghi bianco sporco. Kamena saliva ogni giorno quelle scale. Con la mano sinistra si appoggiava all’inferriata con la destra stringeva la sua bambola di pezza. Di quella bambola portava ricordo da sempre. Quindici bambine. Lasciate lì dalla nascita.
Quindici bastarde.

- Dovrai lasciare Lulù qui Kamena.
- Lo so.
- Non essere triste. Sarà solo per poche ore. Poi ritorneremo.
- Quando è notte ho spesso paura.
- Le suore non sono buone con noi.
- Jacob mi ha detto che mia madre tornerà presto.
- Invece io andrò a vivere con una famiglia.
- Questo quando?
- Oggi suor Celestina mi ha presentato i Signori.
- E perché non mi hai detto niente Ariet?
- Perché io non voglio andare. Voglio stare con te.
- Ariet, va via da qui.
- E tu?
- Verrà mia madre presto. E poi Jacob una volta a settimana viene a trovarmi. Sai che mi ha insegnato una poesia?
- E come fa?
- Non la ricordo ancora tutta bene,“Impallidirono le stelle e l’aria si fece blu”.
- Ma l’aria non è blu?
- Però con la poesia diventa blu.
- Sai che Viana è fuori.
- Ho sentito qualcosa. Ma cosa ha fatto?
- Non so nulla.
- E’ più di una settimana che non c’è.
- Dicono che è stata poco bene. L’hanno portata in ospedale.
- Povera Viana.
- Il cielo all’improvviso decide di punirci.
- Non ci pensiamo ora Ariet. Riposiamo.
- A volte anch’io ho paura qui.

Il Matto

- Madre, non contate più su di me.
- Cosa vuole dire medico Hans? Cosa sta importunando?
- Non voglio assistere più a certi scempi.
- Qui non avviene nessuno scempio. Dio testimone.
- Madre non mi chiami più.

La Madre superiore tirò su gli occhiali. Nascose le mani nelle tasche della tunica larga bianca.

- Non le stringo la mano.
- Questo è un posto di tutto rispetto. E le persone lo sanno. Alzando leggermente la voce.
- Non dica altro.

Il Medico prese la borsa che portava con sé ed uscì.

- Suor Celestina! Suor Celestina!
- Eccomi Madre mi dica.
- Dove sono?
- Chi?
- Sapete benissimo chi.
- Cosa debbo fare Madre?
- Cacciateli. Troveremo qualcun altro che si occuperà di custodire questo posto. Dategli quello che gli dovete dare. E che non tornino più.
- Vostro volere Madre. Sarà fatto.
- Viana come sta?
- Sta riprendendo a mangiare.
- Bene. Ora andate.
- Suor Celestina?
- Si Madre.
- Questo è un luogo di tutto rispetto.
- Dio testimone Madre. Dio testimone.

Stava cadendo l’autunno. L’inverno si affacciava già nell’aria più gelida. Il mondo compariva e spariva. Jacob passava i suoi ultimi giorni a letto. Faticando, ansimando. Aveva un unico pensiero Hana. Erano passati dodici anni, dodici lunghi anni da che l’aveva vista andar via.
Sentiva l’ululato del mare, di notte, essere così profondo. E pregava di morire così.
Aveva mantenuto la sua promessa. Aveva custodito il segreto. Per dodici anni aveva guardato con il cuore. E in queste sue ultime notti non c’era la bassa marea. I pesci non si potevano prendere. E gli uomini non riuscivano a vedere. Presto sarebbe stato Natale.

L’ Imago

- Allora stai per andare Ariet.
- Sì. Stanno venendo a prendermi.

Ariet sistemava i pochi vestiti dentro una busta di plastica spessa. Kamena era girata di lato sul letto e stringeva Lulù al suo corpo.

- Ti ho sentita piangere stanotte.
- Incubi Ariet.
- E tua madre? Hai notizie?
- Ancora no. Ma domani verrà Jacob a trovarmi.

Kamena si infilò sotto la coperta.

- Ho freddo Ariet.
- Vedrai le cose cambieranno anche per te.
- L’ho sognata stanotte. Stavamo al mare ed io la guardavo aprire il pesce. Il suo viso era duro nel farlo. Ma le sue mani no, tagliavano sicure pronte, con grazia.
Poi mi sono trovata sola in una stanza buia. Non riuscivo a muovermi. Il mio corpo era
bloccato – Kamena cominciò a tremare tutta – e poi ricordo (…)

Ariet chiuse la busta, si accucciò vicino a Kamena, la strinse con forza per poco, le mise la mano davanti la bocca a fermarla:
- Sono andati via. Non torneranno più.
- Ariet andiamo sono venuti a prenderti.
- Sto arrivando suor Celestina.

Kamena smise di tremare. Si portò le mani sul ventre piccolo.

- Debbo andare. Ma tornerò, verrò a trovarti.
- Allora Ariet? Suor Celestina era ferma sulla porta – ti stanno aspettando- ribadì.

- Ogni sera ti penserò.
- Anch’io Ariet. Ora vai.
- Srecna bozic Kamena – e la baciò sulla testa.
- Srecna bozic Ariet.

• Un grazie a V.B. per le traduzioni di alcune frasi in lingua Croata.
• La poesia riportata in corsivo è di Vesna Parun in Né sogno né cigno Spring Edizioni,1999, Traduzione di Jacqueline Spaccini.

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10 commenti
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  1. Bravissima Dale! ne farò una seconda ed una terza lettura….
    natàlia

  2. Grazie Natalia, grazie.
    Sono felice che ti sia piaciuto.
    A tutte le donne quindi.
    Un bacio.

  3. dale non solo è stupendamente scritta ma fa desiderare colori, sì, colori a dedicarti per questa tua prosa immaginifica.. e sai che, non conoscendo il croato, ho cmq “letto” cercandone suoni?
    roberto

  4. Ci si prova Roberto..c’è ancora tanto da crescere..io vengo dalla Poesia e la Prosa ha sempre un altro respiro..
    Croato è lingua cirillica, altra storia rispetto alle nostre radici.
    E’ vento suono dell’Est.

    Grazie del passaggio.

  5. Dale carissima, son ben felice di aver letto questo ‘delicatissimo’ racconto. Ti ringrazio di avermene dato modo. Per tutto il tempo ho avuto la sensazione di essere lì, con Hana, con Kamena, con Jacob. Questa è meraviglia!
    È scritto benissimo, impareggiabile nei toni ..umanità e carezza mai arrendevole vestono la storia di palpiti.

    Un bacione
    Rina

  6. Ciao Rina,
    grazie per queste tue belle parole.
    Sono felice che il mio scrivere ti abbia toccato e portato nella vita di queste persone.
    Storia di questo mondo, che non è fatto per processare la castità dell’amore.

    Un saluto caro.

  7. Chiedo scusa se uso questo spazio per comunicare con Dale, alla quale chiedo di contattarmi. Grazie
    Rina

  8. semplicemente rapita.

    semplicemente commossa per il battito del cuore, in ogni frase, in ogni riga, in ogni parola.

    Glò

  9. Grazie Glo,
    grazie, sei troppo buona e carina, è solo l’inizio per me con la Prosa, ma come si dice, mettiamo cuore e mettiamo verità, a cosa servirebbe se no scrivere?
    Ti abbraccio creatura di bellezza.
    Dale

  10. Gentile Dale,
    grazie per aver correttamente citato la traduttrice (me) della poesia di Vesna Parun.
    Congratulazioni per la scrittura.
    Jacqueline

    P.S. A proposito di Vesna, se ha voglia, clicchi sul mio blog e vedrà che oggi, 1° giugno 2009, parlo proprio di lei.

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