Poesie
mercoledì, 26 novembre 2008 | Di Luca | Sezione: Scritti ineditidi Fabio Ciofi
DIOGENE
Domande ne avrei tante
per l’uomo della strada
che non bada a prese
di posizione e non si scompone
se il tempo gli propone isolati
rovesci nelle regioni interne.
Le lanterne Diogene sono spente
e chi sceglie di abitare le caverne
si pente.
L’uomo della strada mi passa a lato,
metropolitano disarcionato cavaliere
PSICHEDELICA
Saranno pure allucinate
le tue frasi “fatte” e il turbinìo
non t’aiuta a riordinare il pronto
intervento sul misfatto imminente.
Evita se puoi la città, per la tangente
INVERNO
E’ la parola che non conosco
mese, quella che mi prese
una sera d’ottobre dentro un palazzo
non ancora d’inverno
e ti lamenti che il freddo
non viene quest’anno mentre
ti perdi nella termocoperta
sia lode al dubbio che ti insinua:
non è questione della mezza stagione
che latita, una riflessione
più acida ti matura
l’emozione che credevi assodata.
Sei come di mattina la rugiada.
Apprezzo la colpa che non hai
espiato. La strada sbarrata
non è realtà bada, la neve un supporto
per chi non se la sente.
DIALOGO
Trema di rabbia repressa oltre il colle
la luna ma è astio riflesso
dai tetti delle case che scende
lungo il focolare fino al destino
dell’uomo che parla in cucina.
Il figlio che ascolta è la porta
che si chiude quando il cielo gli cade
addosso con la madre adesso
che dice non pisciate di fuori la tazza
ho appena lavato il cesso.
PROPULSIONI
Sai, il maledettismo premeditato
è un crimine contro la disumanità.
E’ un trucco vacuo da riporto
di cane ammaestrato.
L’osso non lo interrare
è il cimelio meritato
sul confine fra guerra
e battaglia.
Sai, pensarti come ti pensano
gli altri più pollo che aquila
più fumo che arrosto un niente
parlante…
Allora, di nuovo al centro di te,
una diga possente che sbarra
lo straripare del senso ieri
ieri era diverso la causa
e l’effetto.
Fra un diesel e un motore a scoppio
si brucia una tappa di vuoto.
CORRENTE
Non ho impegni per i prossimi
cento anni all’appello rispondo
passato non sono soggetto ai
valori che intendono darmi dell’uomo.
Non ho impegni e non scendo e non prendo
scossoni se tengo ben stretti i fili
dell’alta tensione. Solo m’accendo.
ENERGIA
Mi avranno compreso per esteso
quelli che non mi hanno letto.
Non stanno attenti ai tempi
che usano – loro -. Sono intenti
alla realtà, la ricerca di un
tresoro immotivato ma altro
dai tuoi balletti sintattici
- sinaptici per ovvia funzione
cerebrale costretti meno inetti
tuttavia.
Produrre inutilità per paradosso
postindustriale dà morale.
IL PESO
E’ l’attrazione e insieme
la forza di gravità che
fanno di un uomo un peso.
LA COLLA
Questa gente che non sfolla
lungo la tangenziale mi rammenta
di quando ero bambino che
attaccavamo le figurine all’album
con la colla.
PERCEZIONE
Sono risentito. Ma è un basso
risentimento, ben sotto il mento
lo avverto e non è che mi perdo
in vuoti giri di parole.
E’ un astio che non rima
sole con amore che peraltro
rima non fanno.
E’un affanno sostanziale
da incubo remoto. Sono un totale
diffamatore di me stesso,
mi querelo spesso per falsa
arroganza. Sono uno che danza
senza conoscere un passo, un sasso
che rotola per inerzia, sono elevato
a non so quale potenza.
E’ una differenza di percezione,
vendo nell’attimo di comprare.
Tardo se devo essere puntuale.
Sempre riaffiora quel che d’irreale
che giustifica la fatidica distrazione
Ciofi si contenga! ancora l’ossessione
di fare a tutti i costi lo scrittore?
- Sì professore. E’ un fattore compulsivo.
Meno vivo più scrivo.
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