Giovedì, 9 Febbraio 2012

Poesie

giovedì, 11 dicembre 2008 | Di | Sezione: Scritti inediti

di Chiara Luciani

NIENT’ALTRO
“Nient’altro prima,
dopo nient’altro.
Non mi verrà ridato indietro il tempo
che corre inesorabile e semina memorie,
né quei tuoi occhi che ricordo immensi
fissarmi come se si fosse aperto il cielo.
Mi accorgo solo ora che non ho avuto scelta,
per la paura di mostrare fragilità infinite
e che ho pagato un prezzo troppo alto
per un incerto no rotto dal pianto.
Dopo di te nient’altro,
nient’altro prima.”

NICARAGUA
“Era schierata con le truppe in autunno,
mentre le foglie cambiavano colore.
Donna senza un domani né un sorriso,
lo sguardo dolce fisso alle trincee
e io solo un ragazzo appassionato,
che non capiva i suoi lunghi silenzi
e il domandare scusa ad ogni passo.
La vedo ora da sola per le strade di Leòn,
tra gli edifici crivellati d’odio
nel vento che alza polvere e miseria.
E penso sempre al sangue e alla follia,
suo paese atrocemente violentato,
alle carezze perdute chissà dove.
Mio dolce amore di una notte appena,
che chiede ancora scusa ad ogni passo.”

MAGGIO 1999
“Dolce Belgrado,
città in fiamme.
Che resterà di te,
dei chioschi colorati
e del futuro,
letto sotto un’ardente luna
nei fondi neri di caffè.
Cielo stellato
e un’altra bomba,
la dignità strappata dalle mani
e tanti pronti a prendere,
tra le macerie ancora calde,
la loro parte di dolore.
Brucia Belgrado,
rossa di fede e sangue,
ferita a morte
nel mese delle rose.
Chi ti calpesta finge il pianto,
simula una virtù che non conosce,
volge lo sguardo
là dove non vede.
E passa oltre.”

DOLCEAMARO
“Guardi dai vetri sporchi
scrosci di pioggia,
che bagnano da ore
le strade ormai deserte.
Non c’è riposo Judith,
la notte non è fatta per dormire.
Nel freddo acre della stanza vuota,
tra i libri aperti a caso e la vergogna,
quel niente che rimane
di un incompiuto slancio,
vissuto appena il tempo di un respiro.
Si spenge un lampo,
il cielo chiude gli occhi.
Dal disaccordo di una melodia,
cade una lacrima d’argento
e tutto tace,
per far posto all’alba.”

MASSACRE OF WOUNDED KNEE
“In una notte di dicembre
spezzato da chi non ha vergogna,
finì il sogno dei semplici
e l’odio colorò di rosso l’acqua.
Un colpo di fucile sparato per errore
uccise l’ufficiale bianco
e mentre la tormenta soffiava neve ovunque,
si scatenò l’inferno nella piana.
I corpi dei guerrieri rimasero composti
là dove si erano accasciati,
mentre senz’armi tra le mani
cercavano invano di fuggire.
Non li salvò la danza degli spiriti,
cantavano e cadevano gli uomini coraggiosi,
le donne insieme ai bimbi e ai vecchi padri
e i tempi del bisonte non tornarono.
Nel secolo allo scorcio,
tra i monti silenziosi del Dakota,
un vento forte spazzò via la neve
e a poco a poco il torrente tornò chiaro.
Resta un cartello verde piantato con i chiodi,
ricordo di quel giorno infame
e una parola resta impressa:massacro.”

SUL FIUME OKAVANGO
“Correrò sola
lungo il delta del fiume
che non si getta in mare.
Se ci ritroveremo,
un giorno,
voglio non sia per caso.
Mi siederò in attesa
sulla sabbia del Kalahari,
e il tuo ricordo
sarà il mio castigo.
Se tornerai,
un giorno
chiamami da lontano,
ascolterò in silenzio
e non sarà per caso.”

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