Giovedì, 9 Febbraio 2012

Buon natale

martedì, 23 dicembre 2008 | Di | Sezione: Scritti inediti

di Nicoletta Verzicco

Va bene, è Natale… e allora? Dobbiamo essere più buoni? Più buoni per fare cosa? Per augurare il buon natale? A chi? Per che cosa? Per sorridere falsamente. Per mangiare a quattro palmenti. Per comprare, comprare… comprare. Per cercare regali inutili per persone altrettanto inutili. Ma sì, dai! Facciamoci del male! Siamo in un periodo di crisi, ma non appare. I negozianti si lamentano dei pochi introiti, ma i loro lai sono poco realistici. I negozi sono pieni di gente, i centri commerciali pullulano di carne umana che deambula in preda al raptus dell’acquisto del penultimo e dell’ultimo momento. A pochi, pochissimi attimi dal giorno infausto sono alla nausea, ho i conati nel vedere le luminarie che incombono sulla mia testa da troppo tempo, sento la bile in gola nel subire la pubblicità in-’festa’-ante i mass media e il mio stomaco è già allo spasimo al solo pensiero di accondiscendere al mio sedere che si accomoderà ai deschi nei giorni pregni del 24, 25, 26 Dicembre, per tirare le cuoia il primo giorno dell’anno nuovo quando lo zampone con le lenticchie saranno di buon auspicio al nuovo anno che prevede… è scritto sul calendario, ve lo giuro… un altro Natale! Adesso vi racconto questa: dieci giorni fa mi telefona mio fratello che abita a Milano: “E’ Natale” mi dice “bisogna stare insieme” dice lui “non vieni?” Rispondo con un nervosismo per niente celato “Stare insieme a Natale? E gli altri giorni? Tu al polo nord ed io al polo sud?” Ma che mi faccia il piacere! E mi torna la nausea. Falsità, questa è la parola esaustiva per descrivere il Natale. Ieri 22 Dicembre, vado all’ufficio postale… cosa ce ne importa? Direte voi… vi importa e anche se non vi importasse ve lo faccio importare lo stesso. Ieri 22 Dicembre, dicevo, vado all’ufficio postale: stesse file di gente agli sportelli, stessi animi esacerbati per l’attesa, medesime proteste per la lentezza degli operatori. “Cavolo!” io penso “Ma è Natale, bisogna essere più buoni” e cogito nuovamente che io sono paziente sempre, che sono accondiscendente in ogni momento dell’anno, che non mi in-’albero’ mai, quindi penso ancora e mi dico che voglio essere intollerante, arrabbiata, e cattiva… concedetemelo… è Natale, ma non ci riesco, ho solo questa nausea che non mi abbandona. “Adeeeste fideeeles…” Cantano in coro da una parte “Jingle bells… jingle bells” intonano dall’altra. Il peso sullo stomaco è lordo ossia comprensivo di tutto il lardo dello zampone che ancora devo ingurgitare. Faccio un preventivo di spesa sul numero di lenticchie che dovrò mangiare perché le mie entrate siano abbondanti nell’anno che verrà, ma le mie cognizioni sulla scienza delle finanze è al minimo storico. Soccombere o vincere su questo turpe Natale? Confido nell’influenza, una bella febbre a 39 mi costringerebbe a letto! La speranza è l’ultima a morire, il vaccino non l’ho fatto, forse il virus è già dentro me. Driiinnn…scusate, suona il telefono… era mia cognata, ha preparato i cappelletti per Santo Stefano… che bello! Li ho mangiati proprio l’altro ieri. BASTA! Addormentarmi oggi e svegliarmi il 7 Gennaio… chissà… forse Babbo Natale esaudirà il mio desiderio!

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