Recensione: “Via Ripetta 218. Liceali acidi” di Silvia Pingitore
mercoledì, 31 dicembre 2008 | Di Fabio | Sezione: Profilidi Fabio Orrico
Bello quest’esordio di Silvia Pingitore, non fosse altro perchè riesce a parlare di adolescenti in maniera non banale e amaramente sarcastica. Via Ripetta 218. Liceali acidi (questo il titolo completo: non so bene se ci va il punto tra 218 e liceali. Io ce lo metto anche se copertina e dorso si contraddicono) ci racconta la storia di una classe di un liceo artistico della capitale. È una storia, diciamo così, di storie, o se preferite di non storie perché, come in un film di Altman, il baricentro narrativo è saltato e a noi restano una serie di novecentesche schegge, attraverso le quali indovinare una pluralità di intrecci e personaggi. Il bestario umano è indovinato e divertente: la preside Squalo, la professoressa Orata (cui la Pingitore dedica il suo affetto di narratrice sotto forma di colpo di scena finale) e gli alunni tra cui spiccano Enrico, la cui sordità crea più di una situazione umoristica, l’ideologizzato a destra Cosimo, la Mastrichelli orrenda e petulante e via inventando. Se mi permettete di continuare con paragoni cinematografici, direi che Via Ripetta ha la carica anarchica del Vigo di Zero de conduite ma senza la sua tenerezza. La nota dominante della Pingitore è un umorismo violento, parecchio scostante, che al sorriso sostituisce il ghigno deforme. La scrittura si adegua: slogata, ripetitiva, fumettistica, capace di mimesi funamboliche e insieme controllatissima. In questo senso direi che Via Ripetta è davvero un romanzo dei nostri tempi, perché capace di metabolizzare i linguaggi e di restituirli sotto forma di narrazione.
Silvia Pingitore
Via Ripetta 218. Liceali acidi
Giulio Perrone Editore
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