Venerdì, 10 Febbraio 2012

Da Terra bruciata di mezzo (fra Vespero e Lucifero)

mercoledì, 14 gennaio 2009 | Di | Sezione: Scritti inediti

di Mirko Servetti

Immaginando l’autunno
guidati dalle luci brevi,
muoviamo a spetrare la siccità
dove la morte si baratta
con la verzura
che sprigiona zagara,
e le morose flirtano i soldatucci
a fine licenza
dopo che le señoritas
ne avevano stuzzicate le fregole.
Si gironzola a scorticare
le distanze tra noi e il sole
impresso nei folti d’agave
fino a racimolarci sugli usci
delle ville padronali affastellate
ai crinali del liquido paese,
dimore di fantasmi vittoriani
sotto le filature delle pianche
e le orazioni dei pievani.

***

Tra i famigli c’era la bisnonna,
impacciata e piglio di coccio,
da buona fittavola,
dinanzi al lampo di magnesio
che la iniziò agl’inurbati ranghi,
eccelsa cuciniera
con una Gran Guerra sugli omeri
e le valentie
dello sgarzo più piccolo
affogate in una bagnarola di calce,
un cantiere di suburra
come parco di giochi a guardie
e ladri nella Nizza dei migranti,
ladri cenciosi povere guardie…

…pure, col moccioso scampato
e l’universo di stracci pigiato
nei fardelli, decorse la costiera
nord occidentale per servire
il patriziato banchiere
al di sopra del popolino.
Te la racconto così
come la sentivo,
non ho altre prove
che quell’icona cenerognola
e i tuoi occhi che immaginano
il riposto di quel tempo,
le tue mani che ancora oggi
sanno il significato di quel lavoro.

***

Le viste,
svaporando distese d’ebano,
levano pareti come apogei.
Brezze friabili
per pochi minuti
camuffate da metà ottobre
abbozzano rughe
sulla scollatura
e le mosche, qui accasate,
si fanno più arzille dopo la fremuta
buriana di pioggia…

…e mai scorderemo l’aspetto
della contrada prima del sisma
le balte d’affreschi
nelle navate tardomanieriste
l’ansare che ruppe
la silenziosità
tra le screpole del peristilio.

***

Lo sciame ondulante
ci scuffiò gli sguardi
ci corruppero i cagli dell’età
mentre il globo
d’un fondo tiziano
sovrastava le spoglie pieno
e sovrano di pienezza somma
nel contendere i fuochi al mare.

***

Mi conosce
o sa dove amo sperdermi
la coppia di cecche
che mi spia dalle cedrine
incurante della gravezza annidata
torno torno le lucenze del sole.
Tramuta, di gracchio
in gracchio, i tempi
con manovre fulminee
a rifinire la ridda.
Ho provato ad avvicinarle
con la trita lusinga:
uno spicciolo d’ottone
sulla ringhiera.
Albergano una conifera
che è sempre quella
e solo ora il rozzo stridio
pare accordarsi
in fuga a due voci…

…e quelle livree
in perfette bicromie
che mulinante quadriglia diffondono,
corimbo oceanico
pari al cantare
di Amalia da Piedad
e alle sobrie mattane
di Fernando Pessoa
nella città Antigua…
Asciugai in fretta una lacrima
prima del tuo arrivo.

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