Recensione: “Redacted”, “Bug”
mercoledì, 14 gennaio 2009 | Di Fabio | Sezione: Profilidi Fabio Orrico
Finalmente una buona notizia, anzi due: arrivano sul mercato italiano e direttamente in DVD gli ultimi film di due maestri del cinema contemporaneo, Redacted di Brian De Palma e Bug di William Friedkin. Del primo si è molto parlato all’epoca della sua presentazione a Venezia 2007. Partendo da una struttura narrativa che ricalca il suo precedente Vittime di guerra (là era una squadra di marines americani in Vietnam a perpetrare violenza nei confronti di una ragazza del luogo, qui, come sappiamo, siamo in Iraq) De Palma costruisce un sapiente e disturbante saggio sulla verità al tempo della guerra (ma quando finisce il tempo della guerra?). L’infame storia di brutalità e violenza viene declinata attraverso forme e figure retoriche diverse. Sul filo rosso delle riprese fatte da un giovane marine con ambizioni di documentarista si innestano video di you tube, chat line, videomessaggi, reportage televisivi. Se in passato a De Palma si è rimproverata una certa vacuità dei contenuti occultata dalla sua maestria formale, alla luce di Redacted non si può non constatare la rara coerenza dell’autore che nella sua trentennale carriera non si è mai stancato di riflettere sul medium-cinema, sulla rabdomantica capacità di demistificazone della macchina da presa. Nel recente proliferare di pellicole sulla guerra in Iraq, Redacted trova un posto di primo piano.
Anche Friedkin dal canto suo si riferisce alla guerra del golfo (quella precedente) per raccontare la storia di un soldato usato come cavia dal governo e in fuga dai suoi torturatori. Per caso (o forse no) si imbatte in una giovane donna (una straordinaria Ashley Judd) con cui la vita non è stata affatto tenera. Un film che comincia come una piece di Sam Shepard e che mano a mano che l’azione prosegue si trasforma in un incubo cronenberghiano. Nel percorso autorale di Friedkin (spesso eccellente: si va dagli epocali Il braccio violento della legge e L’esorcista ai capolavori sommersi come Cruising e Vivere e morire a L.A.), Bug è opera maiuscola anche se imperfetta. L’ipoteca teatrale è forte (il film è tratto da un testo di Tracy Letts) ma la tensione creata dal regista è a tratti insostenibile e il personaggio della Judd ha note di autentica commozione e, come sempre, vero e proprio marchio di fabbrica friedkiniano, il film si chiude su un finale aperto, sommamente ambiguo.
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