Giovedì, 17 Maggio 2012

Di una certa gravità

sabato, 31 gennaio 2009 | Di | Sezione: Quadri e soqquadri

di Andrea Scartabelli e Giuseppe Calò

LEI
Si sente proprio niente male. Scalda il timido sole di questa fresca mattina di primavera.
Guarda dritto davanti a sé e, come sempre, cammina svelta.
Ripassa mentalmente il proprio look e non può fare a meno di compiacersi per l’effetto complessivo, senza dubbio mozzafiato, né di complimentarsi ancora una volta per l’acquisto delle MERAVIGLIOSE scarpe che impreziosiscono il tutto, dando alla mise un tocco di irresistibile stravaganza.

LUI
Si sente uno straccio, è stufo della vita e del suo lavoro, e ci riflette mentre lo sta facendo.
Giochicchia con lo straccio come se non riuscisse mai ad asciugare il bicchiere e comincia a studiare la frase che dirà a lei servendole il solito cappuccino.
Ogni volta che se la ripete si sente sempre più fesso e cerca di scacciare questo pensiero sorridendo dei ricordi scolastici che affiorano nella sua mente quando associa il suo ripetere al rito preparatorio di un’interrogazione.
Si sente contorto, poi ripete la frase e torna a sentirsi fesso.

LO STRANIERO
Forma che prende spesso il caso. Lo sappiamo, ma non sappiamo di quale straniero.
Altro punto da tenere presente è che anche gli stranieri vanno al bar, talvolta ordinano cose diverse.
Qualcosa, come l’eco di grandiosi eventi cosmici sul fondo intorpidito della coscienza, scuote lo straniero che esce pigro compassato dal suo buco, e si offre al mondo. Evidentemente non c’è feeling, perché subito rincasa.
La ritirata è breve e lo straniero esce nuovamente, rinvigorito da un paio di occhiali da sole che hanno giovato molto anche al suo sorriso.

IL MATTINO HA L’ORO IN BOCCA
Una voce chiede caffè corretto caldo per cortesia, lui mira alla figura sbadatamente.
Un’altra voce, più dolce, ordina il solito cappuccino. Lui sussurra un sì imbarazzato, esageratamente intimidito da quella presenza imprevista.
Un raggio di sole, riflesso dell’infinito, attraversa il vetro e proietta sul muro la luce nei colori dell’iride. Contemporaneamente un silenzio affatto naturale avvolge l’ambiente, come un velo, per proteggerlo dal resto del mondo.
La frase storica dovrà aspettare un momento migliore.

BIG BANG
Banale, ma tutto comincia con un’esplosione. Stupido, ma a volte succede, è lui che la scatena.
Un bicchiere preso distrattamente, bollente, appena uscito dalla lavastoviglie, mostra il suo disprezzo verso la bevanda ghiacciata che si è cercato di infilargli in gola.
Infiniti frammenti si allontanano dal corpo centrale.
Il culo del bicchiere, più solido, cade in piedi ed intatto sul bancone.
Un evento che ha in sé qualcosa di grande, qualità che nessuno si preoccupa di apprezzare, ma come evento non passa affatto inosservato.
I frammenti più grossi si rivolgono allo straniero, un piccolo rivolo di sangue gli scende dalla guancia, gli occhi protetti, gli occhiali scheggiati. Una raffica dei più piccoli trafigge la mano di lui, che si ritrae ferita e sconfitta. Un ultimo corposo frammento trova rifugio nel cappuccino di lei e, come causa del tuffo, un’onda anomala si scatena nella tazza proiettandole aggressivamente una goccia sulla camicetta, ora non più in tinta con le scarpe.
Intanto in Giappone una farfalla ignara sbatte allegramente le ali.

INTERLUDIO
La relatività dell’attimo. Infinito e sfuggente, se non lo guardi dall’alto.
Il tempo collassa e si espande e la scena passa continuamente da un fermo immagine a una comica ottenendo talvolta un simpatico effetto moviola.
Incredibile notare quante cose succedono in questo momento, affascinante guardare le facce e vedere su quali pensieri è stato premuto il tasto pausa. Non sembra, ma in questo istante vengono prese tante ed importanti decisioni sugli eventi futuri.
Gli effetti saranno presto visibili, quando il tempo rilascerà il fiato.

GRAVITAZIONE UNIVERSALE
Strane forze giocano con le masse. Noi, distratti perché affascinati dall’inizio del tutto o forse perché coperti da lei, non abbiamo notato che il piede dello straniero, per mantenere l’equilibrio del sussulto del suo padrone ha malamente pestato il collega che stava sorreggendo a fatica una graziosa signorina su tacchi vertiginosi.
La signorina urla costringendo lo straniero a voltarsi di scatto. Lo scatto successivo lo fanno i suoi ormoni mentre si scusa con la graziosa scollatura.
Fuori, scarpe di ogni genere portano passanti senza sogni verso luoghi che la storia non ricorda.

LE GALASSIE SI ALLONTANANO?
Signorina e scollatura girano i tacchi, indignate. Uscendo assumono, per il dolore, un’andatura sbilenca, da cowboy, o da battona stanca. Le emozioni di lui giacciono sparpagliate e frantumate sul bancone, più o meno vicine ai cocci del bicchiere.
Ferita sanguinante notare che lei, con il viso ancora nascosto dalla borsetta da cui ha estratto il fazzoletto ora nella mano destra, alza gli occhi per offrirlo allo straniero. Quello non vede, girate le spalle alla scena, avanza verso la ritirata, mormorando imprecazioni in una lingua incomprensibile.
Forse per dare uno scopo all’inutile fazzoletto, lei si allarga la macchia sulla camicetta. Lui si volta per rifarle il cappuccino, ma lo smacco è più forte di qualsiasi gentilezza.
Lei impreca in una lingua ben comprensibile, diretta a sua volta verso il bagno, dopo aver ringhiato verso di lui come per chiudere una frase con un punto esclamativo.
Quando lo straniero, tornato sui propri passi scuro il viso senz’occhiali, accenna al portafoglio per pagare il caffè, lui scuote il capo in segno di diniego e guarda l’uscita.
Lei tarda a ricomparire. In fumante attesa il solito cappuccino, dentro il quale è ormai annegata anche la storica frase.

LIBERO VOLO
Lui è l’unico a non essere adirato con qualcuno, ma è rassegnato con sé stesso.
La nostra farfalla sembra sempre tranquilla. Che diamine, ha tutto il giorno davanti e il Giappone in fondo è un bel posto.

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