Venerdì, 3 Settembre 2010

L’uomo del fiume

mercoledì, 25 febbraio 2009 | Di Manuel | Sezione: Scritti inediti

di Anna Lamonaca

Anna Lamonaca nasce ad Ischia nel 1983. Esordisce con la lirica d’amore Ho bisogno di guardarti negli occhi. Partecipa al progetto “Istant Antology”, cui seguono alcune raccolte antologiche con racconti dell’autrice. Frequenta internet e la rete partecipando a varie iniziative ed avviando numerose collaborazioni con vari periodici on-line. L’autrice ha già pubblicato le raccolta di poesie Spazi di confine e Dipinti d’anima, Graus Ed.

Lo trovammo nei pressi di un cavalcavia, dove c’era un fiumiciattolo, di quelli quasi invisibili.
Viveva lì da solo.
Ma non aveva paura, almeno credo non ne avesse, ai miei occhi era il più sicuro uomo del mondo.
Il praticello era coperto dalle erbacce, carta, stracci e lattine.
Quella mattina soleggiata era lì addormentato, beato al sole su una coperta sfilacciata e logora.
Descriverlo non è difficile perché lui era un poeta di quelli senza voce, senza penna, di quelli saggi, credo.
Ogni giorno passando in autostrada lo scorgevi seduto sul suo praticello, accanto al fiume, con gli occhi tristi e malinconici, sempre pensoso e silenzioso, quasi in meditazione, e ti veniva da guardarlo mentre rallentavi, fermandoti al casello.
A volte fumava, qualche sigaretta raccattata chissà dove, e questo lo so perché potevi osservare la sua vita, fermandoti alla coda del casello.
Non lo facevo per qualche motivazione, ma lo guardavo con curiosità, lui era strano, sembrava sereno: Non aveva orari, non aveva file, code, non doveva correre, non era mai in ritardo, e soprattutto non indossava una cravatta, una divisa, non aveva mogli, non aveva ansie, tasse da pagare, lui pescava a volte; a dorso nudo.
Ti ipnotizzavi a guardarlo tanto era placido, bonario sembrava un Guru.
Lo beccavi nelle pose più strane in contemplazione del cielo, delle nuvole, del sole o dell’acqua del torrente, che ti sembrava un Re. A dire il vero a volte lo invidiavo: guardava la natura con gli occhi di un padre benevolo, quasi l’avesse creata!
Con quell’atteggiamento di distacco, di superiorità sembrava mi disapprovasse con disdegno, con un sorrisino saccente sotto la barba folta e bianca, un sorrisino a ghigno di quelli a dire “sto meglio di te… non te ne accorgi?” A volte mi infastidiva.
Eppure era così bonario.
Mi promettevo di fermarmi, volevo proprio scendere dalla macchina, lasciarla in coda e parlargli…
Non so di cosa, a dire il vero!
Desideravo sentire la sua voce, mi avrebbe raccontato del fiume immagino, era la sua vita!
Non aveva altro, solo il fiume, per lavarsi, per pescare, da osservare, aveva il fiume, lo conosceva come le sue tasche!
Possedeva nello sguardo qualcosa che gli altri non avevano, una strana luce, che mi attirava.
Era di quelli che sembravano avere il mondo in un pugno.
Quando tornavo a casa di notte ed ero triste e cercavo in città dalle stelle una risposta ai miei perché, allora, mentre frugavo tra mille tetti di palazzi, mi balenava nella mente il ghigno stampato sul suo volto: era l’uomo più fortunato della terra!
A volte mi infastidiva!
Lui a differenza di me aveva un fiume!
Un gorgoglio e un cielo pieno di stelle da ammirare!
Io avevo mille perché e nessuna stella da guardare!
Era l’uomo più sereno del mondo!
Il fiume e lui erano una sola cosa! Ne ero convinto, un tutt’uno.
Quella mattina in centrale arrivò una segnalazione, un barbone stecchito sopra un prato vicino a un fiume.
Non mi era balenato nel cervello che potesse essere l’uomo dal ghigno.
Non so perché, ma non pensavo all’uomo del fiume.
Lui era l’uomo più felice del mondo!
Aveva tutto! Aveva un fiume, aveva il cielo.
Non ci pensai molto… Il solito caso del balordo morto.
Prima o poi muoiono tutti!
Eppure avevo una strana ansia…
Qualcosa mi turbava, mentre ripercorrevo quella strada, la solita, verso il casello, fu lì che mi comparve il ghigno, il sorriso beffardo dell’Uomo fiume, iniziai a pensare alla sua barba, alla strana luce che aveva nello sguardo.
La mente andò a ritroso. Erano le 12.00, al mattino lo avevo visto prima di andare a lavoro, come al solito. Lo avevo guardato, era di spalle, guardava il fiume, stringeva nelle mani un foglio di carta colorato, si era girato, mi guardava, stranamente non aveva il ghigno, mi sorrideva, quasi in accenno di saluto.
Poi si è girato e non ho visto più il suo viso.
Vedevo invece, le sue mani muoversi e il foglio colorato piegarsi.
Chissà perché avevo quel ricordo. In quel momento un sole caldo di mezzodì scendeva con raggi a picco sul fiumiciattolo che era più limpido del solito, e diffondeva nel suo riflesso una strana luce, mi ricordava la luce di uno sguardo sorridente, pensavo…
Scendemmo col collega verso il praticello, sudavo per il sole, avevo ansia, non vedevo il mio uomo del fiume che passeggiava, né che pescava…
Tutto era insolito, uno strano silenzio e solo il torrente che parlava, gorgogliava.
Il praticello era coperto dalle erbacce, carta, stracci e lattine.
Quella mattina soleggiata era lì addormentato, beato al sole su una coperta sfilacciata e logora.
Pensai che poi il suo fiume non era così poetico, anche il suo prato e la coperta.
Che cosa fa dorme? Non ero in me… deliravo…
Lo girammo, aveva gli occhi aperti e il ghigno…
Finalmente avevo incontrato l’uomo del fiume.
Ma ormai era troppo tardi.
I poliziotti non devono essere sentimentali, non è consono, ma sento di aver perso qualcosa lì sul fiume quella mattina…
Lo avvolgemmo nella coperta e d’improvviso dalle mani gli cadde un origami, il foglio colorato era divenuto una barchetta!
Capii d’un tratto che il mio uomo del fiume quella mattina era partito, con la sua barca semplice di cartoncino colorato, capii quel gesto di saluto e quel sorriso…

Oggi non passo più per il fiumiciattolo, lì sull’autostrada, ci ho provato, ma niente è come prima, non c’è l’uomo col ghigno. Il fiume è spento, silenzioso, quasi prosciugato sotto la calura estiva.
Egli era il fiume, e il fiume lui, e quando l’uomo è partito con la sua barca colorata, tutto è cambiato, e anche io.

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3 commenti
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  1. Un racconto molto toccante, mi piace questo modo di scrivere realistico!
    Brava Anna Lamonaca che con il suo racconto tocca l’anima!

  2. Sono entusista di questo racconto.
    Ieri sera l’ho letto e stanotte continuavo a pensare a questa storia.
    L’autrice ha avuto una buona intuizione.
    I personaggi sono interessanti.
    Anche se mi piacerebbe sapere di più sul poliziotto!

  3. Una storia commovente con significati nascosti… Bella!

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