La scrittura ai tempi del web
giovedì, 5 marzo 2009 | Di Manuel | Sezione: EditorialiL’idea che oggi i blog possano accantonare altre forme di scrittura è paragonabile a quella di un autore settecentesco che scriveva solo pamphlet senza pubblicare satire o romanzi.
(Steven Poole)
Internet è nata negli anni sessanta, inizialmente per scopi militari, successivamente è stata messa a disposizione di impieghi civili, collegando dapprima i principali centri universitari e raggiungendo poi, in modo sempre più ampio, l’utenza aziendale ed infine quella domestica.
I blog, invece, hanno iniziato a prendere piede nel 1997 (anche se il termine blog, contrazione di web-log, ovvero “traccia su rete”, è stato coniato due anni dopo), ampliando notevolmente le possibilità di pubblicare documenti su Internet.
Secondo l’ultimo rapporto di Technorati, motore di ricerca dedicato al mondo dei blog, dal 2002 al 2008 sono entrati nei suoi archivi più di 133 milioni di blog e si può stimare una media di 900.000 post pubblicati al giorno.
Sull’onda di questa imponente invasione di diari in rete si è cominciato a discutere di tag, post, blogosfera, feed RSS, news aggregator, copyleft, diritti d’autore digitali e chi più ne ha più ne metta. Ma la cosa che interessa maggiormente è la rivoluzione che tale mezzo ha portato nella comunicazione: l’aggiunta di una nuova forma di scrittura che va ad affiancare quelle più classiche e tradizionali (la scrittura giornalistica, quella drammaturgica, la narrativa, la poesia, lo storytelling e così via).
Questa forma consiste nel web writing, ossia la scrittura pensata per il web: ipertestuale, breve, semplice, efficace, chiara e diretta. I pensieri devono essere espressi in atomi concettuali di facile ed immediata comprensione; devono dipanarsi in tante piccole unità informative, magari collegate da molteplici rimandi, per ricostruire alla fine un unico discorso più omogeneo; devono tendere all’efficacia istantanea del messaggio, ponendo in evidenza il suo significato essenziale.
In altri termini, il web writing tende alla tanto agognata brevitas dei latini, sotto l’influenza anche di quel senso di urgenza e di attualità che il web spesso trasmette ai blogger e non solo a loro. Non a caso i blog sono una evoluzione diigtale della scrittura diaristica.
Eppure, come afferma lo scrittore e giornalista britannico Steven Poole, non è concepibile che il web writing possa un giorno soppiantare interamente le altre forme di scrittura, perché le «conversazioni tra blogger durano ore o giorni, ma le conversazioni tra i libri possono durare secoli».
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