120mila sieropositivi in Italia, ma 60mila non lo sanno
mercoledì, 18 marzo 2009 | Di Manuel | Sezione: Cronache dalla reteFonte: RaiNews24 (link all’articolo)
Roma | 18 marzo 2009
L’Aids è una malattia sempre più “sommersa”. Sui 120.000 sieropositivi italiani, si stima che circa la metà non sa di esserlo: 60.000 persone che si ritengono sane e che continuano con atteggiamenti sessuali a rischio, con le prevedibili conseguenze sul piano della diffusione dell’epidemia. È l’allarme di Stefano Vella, Direttore Dipartimento del Farmaco dell’Istituto Superiore di Sanità, intervenuto alla presentazione dell’HIV Summit Italia 2009, in programma domani a Roma e organizzato da un gruppo indipendente di esperti.
In Italia, ha ricordato Vella, dall’inizio dell’epidemia si sono verificati oltre 60.000 casi di Aids. Al picco di nuovi casi di malattia conclamata, rilevato nel 1995, ha fatto poi seguito una rilevante diminuzione dell’incidenza, attribuibile all’introduzione di terapie antiretrovirali combinate sempre più potenti.
Negli ultimi anni, però, la curva epidemica è pressoché stabile. Ciò è in gran parte dovuto a di un ritardo nell’accesso alla terapia antiretrovirale. Infatti, oltre il 60% dei pazienti a cui viene posta oggi una diagnosi di Aids non ha effettuato terapia antiretrovirale prima della diagnosi stessa.
“Tale fenomeno è la conseguenza della mancata conoscenza dello stato di sieropositività. Infatti, se all’inizio degli anni ’90, solo una persona su 5 (circa il 20% del totale dei nuovi casi di AIDS) veniva a conoscenza del proprio stato di sieropositività al momento della diagnosi di Aids o poco prima (negli ultimi 6 mesi prima della diagnosi di malattia conclamata), oggi questo avviene in più di un caso su due (per la precisione, quasi nel 60% dei casi)”.
Il ritardo nell’esecuzione del test non è solo un fenomeno italiano, ma è comune a diversi Paesi europei. Quali siano le cause del ritardo diagnostico non e’ noto, ma esistono certamente dei fattori di tipo demografico, comportamentale e psico-sociale, alcuni dei quali sono stati identificati.
“Ad esempio, chi vive al sud o nelle isole ha una maggiore probabilità di arrivare tardi al test rispetto a chi vive al nord, mentre gli stranieri sono in assoluto coloro che hanno il rischio maggiore di arrivare tardi al test. Maggiore è la probabilità di test ritardato nei maschi e, soprattutto, nei non tossicodipendenti.
Il ritardo nell’accesso al test rappresenta un indicatore importante di quello che definiamo il fenomeno del “sommerso”. Anche se non sono disponibili stime accurate, si ritiene che le persone sieropositive in Italia siano circa 120.000.
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