Giovedì, 9 Febbraio 2012

Piccolo Canzoniere

martedì, 14 aprile 2009 | Di | Sezione: Scritti inediti

di Gianluca D’Andrea

Gianluca D’Andrea (23/09/1976), poeta messinese. Sue poesie in antologie (Conatus, Bamako Edizioni, con prefazione di Roberto Carifi, Mosse per la guerra dei talenti, Fara Editore, 2007 – a cura di Marco Merlin), in rivista (Vertigine, Ciminiera, Lo Specchio della Stampa, Il Domenicale, Sagarana, La Mosca di Milano, Testo a fronte, Tuttolibri, Poesia). È redattore di Nabanassar (www.nabanassar.com). Ha pubblicato: Il Laboratorio (Lietocolle, 2004); con Vincenzo Della Mea l’antologia Verso i bit (2005); Distanze, raccolta giovanile (novembre 2007, scaricabile al sito www.lulu.com); Chiusure (Manni, 2008); Canzoniere I (L’arcolaio, 2008).

La Forza

Tutto il coraggio che serve
è chiuso in questa testa.
Scontri in questo silenzio
come un grido continuo, effeminato.
La terra oggi ha un fremito,
dolce ad ogni impatto la ferita.
Nessuna lingua spiega;
descrive, impasta ogni piega,
ogni buco andava inteso,
ma ora il nuovo caldo di settembre
ci appiccica, amore, il nostro vuoto
come sangue da un bicchiere
appena tracannato.


Condivisione

Tu addormentata in salotto
dopo il temporale, le luci accese
mentre spengo la mia
e sveglio vivo la certezza
di una diversa condivisione.

La forza che il sangue scambiato tra noi
ha sbrecciato il calore
e una gioia gelida
rinsalda l’entusiasmo.

Fine settembre, i primi temporali,
la nostra fatica d’impiantarci in una casa,
la consapevolezza di essere selvaggi,
visceralmente assetati del mondo.

Del bambino deforme

Vedo il tuo corpo aiutare il lavoro
del padre, le membra scatti,
abitudine acquisita
di un’elettricità animale.

Così svelto compi ciò che si deve
e il tuo volto neutro diventa
un mostro maturo, una chimera.

Dal gesto si sprigiona un destino,
l’estrema abilità nel dovere
come automatismo della tua distruzione.

Ottobre senza clima è la tua faccia,
il tuo volto maciullato dai gesti
che pretende di terminare un’opera.

L’amore totale della forza

In questo campo il vento sbracia vita
e dalla volta dei tuoi occhi un fascio di terra
mi dona i colori, tutte le vite
che in niente fluttuando si dimenano.

Dal movimento il volto dei ragazzi
sorpresi e smarriti nei giorni,
le smorfie deformi, gli slanci
per catturare l’interesse
dell’altro che davanti a sé li accolga.

Poi i salti dei giorni,
la terribile malattia,
il tempo, la clausura
e l’irsuta libertà che devasta i gesti.
Il momento d’amore cristiano
scisso da valori brutali,
l’esigenza della scelta.
Il niente che ci accende
il sé che s’inceppa.

Ottobre torrido esula,
nel bagno dei rapporti,
riposo e fatica e l’equilibrio
della forza.


Più vicino alla vita

Iniziare ogni giorno lo stesso cammino,
la stessa strada ripercorsa in un fiato
per raggiungerti a casa, ancora.

Quest’anno il nostro pane è assicurato
domani non è il futuro,
è solo il tempo ripetuto e amplificato.

A smorzare il dolore e la fatica la tua mano, la sera
le ore solo nostre, i suoni, i rumori.

La carne si moltiplica mentre camminiamo sul selciato
a Taormina, il mare è nero l’aria fosca,
i corpi si dissanguano nella pioggia rara di novembre,
prima che il vento ci sconvolga, scompaia
la stanchezza autunnale.


Dietro il mondo

L’esiziale abbandono del mondo
sale dai tuoi gesti
la solitudine che ci avvolge,
tu sul divano, me nella stanza.

Così la vita ci trapassa amore,
noi, la nostra condivisione
un filo teso, una parete, la soglia.
Giorni che trafiggono altri giorni
e scorrono nell’attesa che non esiste
per una pace che non verrà.
Il trasloco dei nostri sensi privati del sangue,
le vene, i cavi elettrici, la casa che ci vive
sono lo strano sogno che ci ha superato,
la trascendenza che aspettavi
dopo il gelo di questo novembre.

La casa nuova

Primi giorni di dicembre,
l’oscillazione meteo mi divora
io e te nel nuovo letto,
per la prima volta in noi dopo il trasloco.

Sento ancora te come un sostegno,
persona indispensabile, il legame,
l’orientamento in ciò che abbiamo scelto
di certo così fragile.

Eppure questo tempo inconcepito
con la sua cadenza ancora chiama
e cancella la nostra sicurezza,

riprende a consumarci
in una diversa abitudine.

Educazione

Ad ogni passo i vostri visi
cambiano, si muovono le espressioni,
le parole arrivano basta dirle
in modo semplice vi trasformano.

Poi, nel mondo di domani, si scontrano i valori,
vi vedo già adulti con le stesse espressioni
a riflettere il giusto e l’ingiusto
delle nuove azioni.


Portare il dolore

La mia nazione è nulla,
anche voi ragazzi, la vostra pelle aspra
i vostri volti amati, le vostre voci.
I vostri nomi a me noti
scomparsi in dicembre nel clima inesistente.
Neppure il tempo di abbracciarsi
scorre via come una lingua incustodita,
non studiata.
Le vostre azioni sono il mio presente,
lo squarcio protetto ma inarginabile.
Il male resta insoluto, irrisolto
e dentro noi scorre tutto
come un paesaggio in un treno in un film.
Nonostante la sua difficoltà
il mondo va compreso, anche in un grido,
in un abbraccio che stringe a sangue.

La cura nei tuoi occhi
[CITAZIONE]

Adesso accade il nostro contatto,
il senso di protezione di cui ho bisogno,
nessun dolore nella pace momentanea.
Cercare un’azione a parole spente.
Nomi e aggettivi ogni azione muore.
Trasmissione: resta il proprio ritmo, la propria educazione,
l’improprio di un valore.
Resta questa lieve interazione,
il contatto, il calore nella protezione.

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  1. questi testi continuano in parte il percorso avviato con Canzoniere I edito da L’Arcolaio nel 2008

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