Un grande della risata oscurato dai geni Wilder & C.
domenica, 17 maggio 2009 | Di Manuel | Sezione: Profilidi Irene Bignardi
Fonte: Venerdì di Repubblica, n. 1104, 15/05/2009, p. 66
Collezione Mitchell Leisen, cofanetto di sei film in quattro dvd (euro 50,60)
Mitchell Leisen è uno dei grandi della commedia hollywoodiana degli anni Trenta-Quaranta che l’ombra di quelli ancora più grandi – tanto per citare, Ernst Lubitsch, Gregory La Cava, George Cukor, BilIy Wilder – ha offuscato. Ogni tanto qualcuno se ne ricorda, come una grande retrospettiva dodici anni fa a San Sebastián, e lo celebra, magari attraverso una delle sue attrici, in primis Claudette Colbert.
Ma se le retrospettive e le personali non sono sempre raggiungibili dal popolo dei cinefili, i dvd per fortuna lo sono. E arriva ora un bel cofanetto di sei film di Leisen, distribuito da Flamingo Video/Teodora e Cecchi Gori Home Video e curato da un grande esperto di quegli anni e di quel cinema come Vieri Razzini nella collana dal titolo Il piacere del cinema.
Basterebbero due di questi sei film a tracciare un esauriente profilo di questo regista, già sontuoso architetto di interni, costumista sorprendente e grandioso per Cecil B. De Mille, art director al limite dell’estetica «camp», infine regista di commedie romantiche sotto il segno dell’intelligenza, dell’ironia e, con un sorriso, della critica sociale. Si veda, appunto, Che bella vita (Easy Living, 1937), dove Jean Arthur, giovane ragazza in carriera, si vede volare dal cielo (letteralmente) una pelliccia di zibellino, cerca di restituirla al legittimo proprietario, si trova coinvolta in un ambiguo complotto, si batte per la sua dignità… e alla fine viene premiata.
O La signora di mezzanotte (Midnight, 1939), che, oltre a contenere una gag strepitosa in cui sono coinvolti tutti i taxi di Parigi, è un’esilarante commedia degli equivoci e dell’ipocrisia sociale, centrata su un’allegra ma innocente avventuriera (Claudette Colbert).
Bella forza, si dirà, il copione del primo film è firmato da Preston Sturges, quello del secondo da Billy Wilder (che, non molto generosamente, bollava Leisen come «un vetrinista») e da Charles Brackett. Ma la vivacità e la folle fantasia della messa in scena sono tutte di Leisen. E ce n’è ancora da scoprire – il noir, per esempio – se Il piacere del cinema continuerà nel suo lavoro di vera cinefilia.
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