Venerdì, 3 Settembre 2010

Su “Diari e altri scritti” di Antonia Pozzi

giovedì, 4 giugno 2009 | Di Fabio | Sezione: Profili

di Fabio Orrico

Diari e altri scrittiHa ragione Matteo M. Vecchio quando, nella sua postfazione, dice che la definizione diario non è esaustiva per questo sottile ma densissimo corpo di scritti di Antonia Pozzi che l’editore Viennepierre manda in libreria. Diari e altri scritti (la cui curatela Vecchio divide con Onorina Dino) oltre ad annotazioni che coprono un decennio ingloba anche alcune note di viaggio, frammenti di un romanzo incompiuto e due saggi dedicati ad Aldous Huxley. Avvicinandosi a un libro come questo si rafforza l’impressione che uno scrittore è tale sempre, indipendentemente dall’occasione che lo spinge dinanzi al foglio bianco. La Pozzi, in particolare, anche nel momento privatissimo del diario non sembra interessata a vedere il fondo di se stessa attraverso una nuda cronaca dei suoi giorni. Come succede un po’ per il meraviglioso epistolario della Dickinson, anche Antonia Pozzi spostava il baricentro della sua attenzione su ciò che le stava attorno cogliendo spunti diversi, anche dolorosi, anche devastanti per una speculazione filosofica che non fatichiamo a immaginare serbatoio per le lame taglienti, significanti del suo corpus poetico. Poetessa orizzontale, come il poco più anziano Penna, per la Pozzi forma e contenuto attengono allo stesso nucleo pulsante, la sua ispirazione ha l’ostinata orizzontalità del minatore, il cieco furore della talpa. C’è un nucleo: si lotta per raggiungerlo. Ecco quindi le sue pagine diaristiche sfaldarsi nell’accumulo dei frammenti, brillare di squarci di prosa walseriana. Non servono grandi gesti critici di fronte a parole così luminose e pure, così violente: “Il mio disordine. É in questo: che ogni cosa per me è una ferita attraverso cui la mia personalità vorrebbe sgorgare per donarsi” oppure: “Quanti mondi. Allora erano più grandi di me e mi chiamavano in alto, adesso sono più forti di me e mi schiacciano”. Nella sua trama di leggerezza e incanto la parola della Pozzi ha il peso e l’ingombro di un menhir.

Antonia Pozzi
DIARI E ALTRI SCRITTI
ed. Viennepierre
a cura di Onorina Dino
note ai testi e postfazione di Matteo M. Vecchio

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