Che “senso” ha?
sabato, 6 giugno 2009 | Di Manuel | Sezione: Profilidi Manuel Semprini
Spesso quando leggo i giornali o i periodici, l’occhio mi cade in genere su qualche trafiletto quasi nascosto fra un articolo e l’altro. La mia attenzione viene allora catturata da quelle brevi note e una sorta di spirito vendicativo si impossessa di me. Desidero ardentemente dare rilievo a quanto è minimale, renderlo più visibile a tanti, forse per un sentimento di rivalsa o, più semplicemente, perché apprezzo molto la brevità nella scrittura.
Tuttavia, ci sono notizie che non m’ispirano vendetta bensì mi turbano. Così, leggendo l’ultimo Venerdì di Repubblica (quello, per intenderci, del 29 maggio scorso), scopro con sorpresa e preoccupazione dalla penna di Chiara Brusa Gallina che il braille rischia seriamente di scomparire – almeno in Italia – secondo le parole di Cecilia Trinci, una delle responsabili della Stamperia Braille di Firenze (l’unica di proprietà pubblica esistente nel nostro Paese), a causa del blocco delle assunzioni e della scarsità di candidati esperti per il lavoro di trascrittori.
Il braille, il sistema di scrittura e lettura a rilievo per non vedenti messo a punto dal francese Louis Braille (1809 – 1852) nella prima metà del XIX secolo, non presuppone solo, come spiega il sito del centro fiorentino, «l’uso di un alfabeto speciale, di un codice, bensì anche di una particolare tecnica nella disposizione delle parole sulla pagina, in modo che esse acquistino un senso logico sotto l’esplorazione della mano».
L’alfabeto braille è composto da 64 simboli, codificati con una serie di puntini da 1 a 6, diversamente combinati entro caselle 3×2, per rappresentare le lettere dell’alfabeto, i segni ortografici, le cifre, etc. A causa del limitato numero di simboli disponibili, esistono diversi significati per ogni carattere, a seconda dell’argomento trattato (musica, matematica, chimica, etc.) e del linguaggio usato. Scorrendo con i polpastrelli delle dita le righe dei puntini che risultano in rilievo, il cieco trae le sue informazioni.
Tuttavia, come evidenzia sempre il sito della Stamperia Braille, bisogna rendersi conto che la «mano legge in modo analitico, una parola dopo l’altra, una riga dopo l’altra, sempre in due sensi soltanto, verticale e orizzontale, e non può avere una visione di insieme della pagina proposta, come consente di fare la vista». Inoltre, l’editoria, specialmente quella scolastica, ricorre sempre più spesso a immagini per arricchire o stimolare la comprensione di un testo.
Esistono – è vero – dispositivi e software in grado di convertire un testo in braille, ma la semplice conversione offerta da tali strumenti risulta identica alla traduzione meccanica fornita dagli “Strumenti per le lingue” di Google: una parodia del linguaggio.
Ciò che occorre, e che veramente fa la differenza, nella trascrizione in braille è la mente umana, la capacità di interpretare e riportare il senso da una lingua (e, a volte, da un modo di pensare) all’altra: «il trascrittore dovrà prendere consapevolezza, nel suo lavoro, di quali percorsi il suo stesso occhio segue, per poter dare una intelaiatura comprensibile ai concetti e restituire nel braille una analoga struttura, che vesta la lingua di significato e che, nello stesso tempo, la mano possa seguire senza fatica, secondo le limitate direzioni a cui è abituata».
Purtroppo, da quanto scrive la giornalista del Venerdì (a pagina 29), la figura del trascrittore qualificato e “pensante” sembra oramai in via di estinzione, se si considera che insieme a Cecilia Trinci lavorano alla Stamperia di Firenze non più di una dozzina di persone, che cercano di stare dietro a 200 mila pagine l’anno, fra opere di teoria musicale, libretti d’opera, spartiti, narrativa classica e contemporanea, saggi, testi teatrali, scientifici e scolastici, fino ai libri illustrati per bambini e alle tavole a rilievo di anatomia, geografia, scienze, arte.
Insomma, si tratta di un «lavoro altamente specializzato», spesso seguito e curato da un’unica persona, che ancora più spesso è destinata ad essere anche l’ultima. La paura che questo mestiere scompaia non è infondata. Chiara Brusa Gallina riporta l’esempio del «musicista-trascrittore, che si occupa della traduzione degli spartiti»; una figura che «si è persa negli anni ’80 e da allora non è stata sostituita».
La sensazione di poter perdere qualcosa di socialmente utile e culturalmente importante si fa dunque strada nella mia mente e, quando giungo alla fine del trafiletto, comprendo amaramente che la cecità non è solo una condizione fisica, ma una predisposizione mentale, un’attitudine a non voler vedere al di là della propria presunta e ordinaria normalità.
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Bisogna far conoscere questa notizia, il nonno di mia moglie era cieco e non conosceva né il braille e né la stamperia di Firenze.
Sì, è proprio per questo motivo che ho voluto riportare e dare risalto alla notizia sul rischio di scomparsa della figura del trascrittore in braille. Credo che un paese civile non possa chiudere gli occhi di fronte a una simile emergenza.
Questo interessante articolo del Venerdì aveva colpito anche me, tanto da spingermi a cercare maggiori informazioni.
Ci sono occupazioni che non attraggono perchè non fanno rumore e, come nel mio caso, disoccupati che sognano questi lavori speciali e fascinosi.
Grazie
a Catania c’è una Stamperia Braille che ogni anno produce 2000 libri (tra Braille, caratteri ingranditi, registrati e per sintesi vocale) per gli studenti della Sicilia…
Sono un musicista, insegnante di musica e trascrittore di musica in Braille. Desidero dire a tutti che io sono uno specialista, con pluriennale esperienza, nella trascrizione di spartiti in Braille, per intenderci quelli che starebbero scomparendo. Il problema è che non trovo lavoro perchè alle strutture pubbliche (come le Biblioteche per i ciechi) hanno tagliato i fondi e quindi non ci sono soldi per chi svolge questo tipo di mestiere che comporta un gran numero di ore lavorate per un guadagno che non sempre è proporzionato alla professionalità e ai tempi necessari.
Si fa un gran parlare dei supporti per i non vedenti e si fanno grandi celebrazioni per il signor Braille ma nella pratica nulla cambia.