Sabato, 4 Febbraio 2012

Quel musicista con la fisarmonica e i trenta minuti di carità negata

lunedì, 22 giugno 2009 | Di | Sezione: Cronache dalla rete

di Maurizio Braucci

Fonte: Corriere.it (link all’articolo)

«Qui non lo lascio. No!» ha detto Mirela, la moglie di Petru Birlandeanu, il suonatore ambulante rumeno, ucciso dai killer della camorra il 26 maggio scorso, vittima innocente durante un’ azione di rappresaglia criminale nel pieno centro di Napoli. Una settimana fa, Mirela è fuggita in Romania con i due figli e ha disposto che le spoglie del suo caro siano rimpatriate al più presto, lamentando così il duplice oltraggio subìto: l’ assurdo ferimento di Petru durante la sparatoria e la sua agonia davanti ai tornelli di un’ affollata stazione ferroviaria dove si era rifugiato malgrado fosse stato raggiunto da due proiettili. E’ rimasto a terra per quasi mezz’ ora Petru, mentre le immagini del sistema di videosorveglianza riprendevano la gente che fuggiva via da Mirela che urlava disperata, cercando un aiuto che nessuno le ha dato fino all’ arrivo dell’ ambulanza da un ospedale, il vecchio Pellegrini, distante 20 metri. La telecamera esterna mostra che solo alcuni minuti prima, Petru attraversava con Mirela piazza Montesanto, davanti alla stazione della linea cumana che ogni giorno serve migliaia di pendolari e turisti. Ambedue appaiono con il passo stanco di una giornata di fatica, la fisarmonica al collo con cui spesso li avevo visti girare tra i vicoli, suonando melodie che molti ripagavano lanciando monete dalle finestre. Eppure, lì, in un momento cruciale, non hanno trovato nessuna carità. Non credo sia stata indifferenza quella di chi li ha evitati, erano persone spaventate, forse raggiunte dal rumore degli spari appena trascorsi, forse semplicemente assuefatte al vortice di una città violenta e abbandonata a se stessa. Non è stata indifferenza ma piuttosto ignavia, un’ incapacità di agire secondo valori dignitosi ed umani, il prevalere di quella viltà con cui si tira a campare, cucendosi addosso mille giustificazioni e diritti, come ha esasperatamente imparato a fare l’ Italia di oggi, non solo Napoli. Secondo alcuni, lo sguardo di chi ha tirato dritto aveva compreso che si trattasse di un immigrato, di uno che conta zero, che qui non ci dovrebbe stare, forse per questo, durante la commemorazione del 4 giugno voluta dai centri sociali, una mano ha scritto provocatoriamente su un biglietto: un fiore per te Petru, questa era la tua città. Non sono del tutto convinto di questa posizione che, sebbene al passo con i tempi, fa salve ancora delle possibilità di solidarietà diffusa. Quando nelle immagini a circuito chiuso, si assiste allo svuotamento del piccolo andito da cui tutti sono fuggiti e Mirela resta sola con il suo uomo agonizzante, si prova paura, una paura che va ben oltre quella della camorra e del degrado, la paura di ciò verso cui stiamo andiamo: un enorme vuoto disumanizzante, su uno sfondo metallico e impietoso, dove il sangue e le vittime del reale non riescono a provocare vergogna e indignazione. Inoltre, per quanto ancora i problemi di una città italiana, terza metropoli della nazione, dovranno essere isolati dal contesto generale e trattati come emergenze ed eccezioni che si affrontano con l’ esercito, le misure speciali o con ridondanti dissimulazioni? Forse per sempre Napoli resterà «il ritratto di Dorian Gray» per un’ Italia che non vuole vedere quanto è culturalmente e antropologicamente mutata, in peggio.

Maurizio Braucci, classe 1966, è scrittore e sceneggiatore napoletano e vive nel quartiere Montesanto. È anche stato co-sceneggiatore del film Gomorra. L’esordio come scrittore avviene con «Il mare guasto» (1999), in cui racconta storie di criminalità napoletana

Stampa questo articolo | Invia questo articolo per email | 560 visualizzazioni
1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (Nessun voto)

Articoli consigliati:
Parole chiave: , , , ,

Lascia un commento