Inizia il G8 dell’Aquila. Il racconto di un vigile del fuoco
mercoledì, 8 luglio 2009 | Di Luca | Sezione: Cronache dalla reteFonte: http://scheggedivetro.blogosfere.it/ (link all’articolo)
Oggi è il giorno del G8. I grandi della terra arriveranno a Roma, all’Aquila. In questo giorno, però, preferisco che a parlare non sia Obama o la Merkel, Berlusconi o Sarkozy. Oggi voglio lasciare la parola a uno dei veri protagonisti dell’Aquila, un vigile del fuoco che da mesi lavora per riportare un filo di normalità nella sua terra.
Io sono un vigile del fuoco dell’Aquila e non è facile lavorare tutti i giorni nella città in cui vivo e vedere le sue profonde ferite. Ho vissuto le prime settimane in modo molto intenso con i miei colleghi, ho lavorato senza tregua, stavamo veramente aiutando chi ne aveva bisogno e questo è stato ciò che ci ha fatto andare avanti, che ci ha dato il coraggio facendoci dimenticare perfino la stanchezza.
Da più di un mese invece l’esigenza pare si sia spostata solo sulle chiese fatiscenti ed altri pochi beni culturali (edifici storici o contenenti affreschi). Le abitazioni distrutte insieme a quelle poco danneggiate sono state transennate ed abbandonate, ad aspettare che la pioggia le rovini del tutto.
I cittadini non hanno più alcun diritto sulle proprie abitazioni, relegati nelle tendopoli-lager, sono stati tagliati fuori dallo scenario.
Chi stanzia i soldi decide quali sono le esigenze e dirige i lavori. Il fine non è aiutare chi è rimasto senza niente. Si cerca la visibilità (recuperare una chiesa da sicuramente più prestigio che ridare una semplice abitazione ad una famiglia) oppure aiutare chi è sicuramente in grado di dare una lauta ricompensa: nel caso delle chiese i nostri politici hanno fatto bingo.
In questo bel quadretto noi Vigili del fuoco siamo solo delle braccia e come tutte le braccia mal pagate e senza alcun tipo di assistenza. Dall’inizio del terremoto i nostri turni sono di 24 ore (normalmente il turno è di 12) e per ora, sono passati due mesi e mezzo, questi straordinari non ci sono stati pagati.
La motivazione è che i soldi per pagarci non ci sono.
Ma a noi è più che evidente come i soldi (quei pochi che ci sono) vengano usati per altro, per cose ben più importanti della retribuzione di chi sta lavorando da oltre due mesi a ritmi sovrumani, i soldi sono meglio impiegati per i lavori d’ampliamento dell’areoporto di Preturo, punto di accesso per i “grandi”, o per l’allestimento di piattaforme per l’atterraggio del Papa che poi disdice (costituendo una spesa notevole in termini di materiale, personale e mezzi impiegati).
A questa già difficile situazione si è aggiunto lo spostamento del G8 a L’Aquila.
Senza entrare nel merito di altre questioni riporto solo ciò che rappresenta e sta comportando quest’evento per il nostro lavoro. I nostri turni che dovevano ritornare alla normalità delle 12 ore si continueranno a protrarre a 24 (non pagate ovviamente!)
Il nostro campo base centrale che si trovava nella caserma della Guardia di finanza (ora adibito per ospitare il vertice) è stato in fretta e furia spostato, nei pressi di Assergi (paesino ai piedi del Gran Sasso tutt’altro che centrale), comportando l’allestimento ex novo di strutture e tutto ciò che occorre togliendo tempo a ciò che dovremmo fare: aiutare le persone nei recuperi.
Come si suol dire…oltre al danno la beffa: un’ordinanza della protezione civile ci vieta di fermarci a mangiare nei campi prossimi al nostro intervento (principalmente l’Aquila) costringendoci a tornare, per mangiare un boccone, nel suddetto campo d’ Assergi.
E chiaro come questa misura non faccia risparmiare nè tempo nè combustibile e come sia davvero poco utile ai fini dell’emergenza e del lavoro di cui il nostro scosso territorio in questo momento necessita.
Visto che nei giorni successivi al terremoto si giustificò lo spostamento del G8 all’Aquila per mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica sui problemi dei terremotati, magari parliamo anche di questo con Obama e Sarkozy?
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