Marco Visinoni – Apocalypse wow. Nove ballate per l’ultim’ora
giovedì, 9 luglio 2009 | Di Luca | Sezione: Profilidi Gianfranco Franchi
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Nove ballate per l’ultim’ora: “Apocalypse wow”, strutturato in nove pezzi (otto più una “ghost track”: c’è una tracklist, non un indice), è il secondo libro di narrativa del giovane Marco Visinoni. Si tratta di nove storie (americanoidi, non solo nei nomi dei personaggi e nelle ambientazioni) fondate su un tema principe e decisamente vago – quello della fine. “Fine non solo come morte – scrive l’autore – ma come ora decisiva per vivere o crollare, termine delle certezze perchè un ordine nuovo le ha sbaragliate”. Così è nel primo racconto, “Lilith”, giocato su uno stile discretamente sperimentale, che va assemblando le battute dei personaggi alla narrazione con disinvolta negligenza delle virgolette e stravagante scelta grafica – diciamo “biancheggiamenti” – raccontando una vicenda di morte annunciata per errore, accompagnata da un senso di predestinazione e di inevitabilità classicheggiante e scolastico. Il secondo pezzo, “Weekend”, mantiene – del precedente – il ritmo spezzettato, frammentario, singhiozzante. I dialoghi sono più simili a quelli di una chat che a quelli di due cittadini comuni. Stavolta non manca un trattone a indicare i dialoghi, ma mancano i punti esclamativi o i punti interrogativi – a volte. È una curiosa difformità, nata probabilmente nella ricerca di un artificio grafico che consentisse, chissà, una maggior adesione al parlato. C’è sempre qualche citazione pop o rock (qui “Heroin”), più o meno facile – e facilmente riconoscibile. La sensazione è che Visinoni non abbia nessun interesse per le trame, per le storie, per il corpo della narrazione; che stia pitturando le pagine, non scrivendo. Le storie rimangono irrisolte (come “La terza volta”), volutamente deboli, fragili, fievoli. Sono schizzi: bozzetti, accenni, prove d’autore. Come incursioni nei sogni.
Questo è solo il principio del viaggio. Non c’è maturità e non c’è ancora adeguata consapevolezza autoriale. Verrà, nel tempo. La terra è fertile.
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“Paradise now”, terzo pezzo, vede la sparizione dei dialoghi sostituita da una vicenda piccolo borghese di mortificazione di un lavoratore: siamo dalle parti del dramma del precariato e della disoccupazione. La soluzione è dormire – da tutti i punti di vista. Esercizio di stile. “Spazio di separazione”, il sesto, è una storia di manipolazione di immagini, con retrogusto e omaggi pynchoniani. Sinceramente buono, probabilmente il miglior pezzo della breve raccolta, “Una ragazza che ha perso il padre”, dialogico e intimista, romantico e amaro. Potrebbe derivarne un discreto cortometraggio. Infine, la ghost track: “Non so perché quando mi sveglio sembra una domenica normale”, un’oscura e allucinata vicenda di morte (violenta. E ti pareva) e di confusione domestica.
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Visinoni dichiara e rivendica le proprie influenze: nell’intervista rilasciata ad Unibook, spiega: “Nell‘arco di poche pagine si danno il cambio le mie passioni per la letteratura postmoderna americana (Pynchon, ma anche Wallace e Palahniuk), per il minimalismo glaciale di Ellis (penso alla seconda ballata, Weekend), per la fantascienza metallica di Ballard (in Paradise Now e Spazi di separazione). Spero si intraveda una goccia di sudore di Ellroy in Jackson Morton e Thomas Gregory, che è un noir vero e proprio”.
Quantomeno, siamo di fronte a un lettore forte e ambizioso: non è poco per un autore sostanzialmente esordiente, e lascia ben sperare per il futuro. Chiaramente, se scrivesse nella lingua dei suoi padri letterari, l’inglese, e leggesse quei suoi padri nella loro lingua madre, potrebbe diventare ben altra figura autoriale. Così com’è, adesso, suona come una band di alternative rock italiano: è chiaramente derivativo, in cerca di una personalità che non riesce a venir fuori, incapace di raccontare il proprio territorio, innamorato – incatenato – a nomi e terre che qui non esistono, e non hanno ragione di esistere. Quando Visinoni scoprirà la letteratura italiana, se ne nutrirà e andrà ad amalgamarla con tutte le sue influenze nordamericane (e inglesi: Ballard), allora nella sua scrittura scintillerà qualcosa di nuovo, di riconoscibile, di caratteristico e di nostro. Aspettiamo.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Marco Visinoni, scrittore italiano nato negli anni Ottanta. Ha esordito pubblicando “Macabre danze di sagome bianche” nel 2007.
Marco Visinoni, “Apocalypse wow”, Unibook, 2009.
Approfondimento in rete: sito di Marco Visinoni
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