Venerdì, 10 Febbraio 2012

La sabbia negli occhi graffia

mercoledì, 15 luglio 2009 | Di | Sezione: Scritti inediti

di Isabella Dilavello

Il mare piatto si intravede dalla torre, dal giardino sospeso, dalla piazza del mercato del pesce, da ogni finestra e balcone. Mare piatto anche quando si alza il vento, per colpa di qualche strana e non provata legge fisica. Eppure il vanto di questo luogo è il vento, improvviso, rapido a sollevare tende e gonne mentre la sabbia, che si annida in ogni angolo di strada, rotea e si crea un nuovo guscio, un altro castello. E il mare resta calmo in superficie.
Sono arrivata qui non ricordo più da quanto. Ho la sensazione di esserci nata, di aver da sempre avuto addosso questo odore salmastro a fare della mia pelle cuoio bianco. Eppure provengo dall’interno, il mio panorama d’infanzia è stato un cortile di cemento armato rosa e grigio. Accostamento cromatico così dolce, da non riuscire a dimenticare il tempo passato ad attraversarlo. L’ho lasciato. Quando? Ora non ha importanza. Lo porto dietro come una valigia da aprire spesso per non far invecchiare il meccanismo di chiusura, per non far invecchiare il trascorso. Ora non ha importanza. Ora sono qui a guardare, ovunque mi trovi, il mare lento che si muove, a guardare attraverso il vento. E sento lo scricchiolio della sabbia nelle orecchie.
La gente di qui è abituata a spazzare le soglie e le terrazze più volte al giorno. C’è anche chi ha deciso di non farlo e di lasciar crescere labirinti con le briciole di conchiglie e cristalli di vetro. Io sono tra questi ultimi e da qualche giorno, per entrare nel mio negozio di libri, devo arrotolarmi i pantaloni al ginocchio, sfilarmi le scarpe e girare intorno a spirale fino a raggiungerne il centro dove si trova ora l’ingresso. Non ho ancora capito se i miei pochi clienti abbiano accettato la cosa per rassegnazione o se invece si divertano a prendere tempo prima di immergersi nelle parole della mia piccola libreria. Vengono ogni giorno, quasi alla stessa ora, le stesse persone. Vengono a prendere un racconto nuovo e a lasciarmene uno in cambio. Storie antiche o appena nate. La prima volta è stato per caso, questo scambio. Ho fatto una domanda a Marta dagli sguardi liquidi e, come un fluttuo inarrestabile dalle sue rughe, mi ha parlato di una sirena che secoli addietro aveva rinunciato all’eternità e alla sua coda di pesce perché innamorata di un paio di morbidissime ed eleganti scarpe rosse con le quali correre nel vento. Pare fosse sua bisnonna e che da allora le correnti evitassero di sollevarsi sulle acque del mare. “hai un libro che parli di questo?”. Non lo avevo, ma trovammo altro tra gli scaffali. Amicizia e ritorni.
Anche gli altri frequentatori della mia bottega si sono dimostrati abili narratori oltre che assetati lettori e così non sono mai davvero sola. Quando l’ultimo cliente esce alla sera, resta l’eco di storie a risuonare tra le pareti. Fantasie, ricordi e sogni mi accompagnano, scandiscono le ore e i giorni. Vivo vite altre insieme alla mia. C’è tuttavia qualcuno, un uomo in particolare, un pescatore che mi rimprovera. “non stai vivendo il tuo tempo. Arrotoli e srotoli ogni giorno la tua spirale di sabbia e tieni dentro il cuore come se la verità fosse solo lì. Guardami, guarda il mio pescato e la mia barca sotto il sole.” Non ho mai voluto davvero ascoltare il suo racconto, almeno fino ad oggi. Il vento inspiegabilmente è parso fermarsi, come tutto del resto. Nessuno in strada, nessuno in negozio e scarpe rosse ai miei piedi. Senza pensare, srotolo la spirale prima dell’orario di chiusura della libreria. Arrivo alla spiaggia e lo guardo. Il suo viso a mappa scura e le sue mani scultura, il suo pesce argentato e ancora ballerino nella sua barca, piccola e scolorita dal sole. E sento di avere addosso l’odore, senza che la lingua ne possa afferrare il sapore.
Il vento, così come era scomparso è tornato a sconvolgere e a sollevare. Qualche granello di sabbia, nel momento esatto in cui guardo, si aggrappa ai miei occhi. Li ferisce, li drappeggia di mille, impercettibili graffi. Sento il bruciore, il prurito. Le dita corrono a rovistare intorno alle palpebre. Il sale, attraverso lo sguardo, lungo la retina mi è entrato dentro. Se mi leccassi, la mia pelle saprebbe di qualcosa. Il prezzo da pagare è questo dover aprire gli occhi lentamente, quasi con circospezione. Tutto quello che vedo mi appare un tratto alla volta, dolce. Poi, finalmente la sua interezza. Del pescatore prima percepisco il colore, poi il passo ondeggiante di marea accanto al mio. Mi appare anche la sua voce, come fosse nella nuvoletta dei fumetti. “Un nuovo narratore per la mia libreria“, penso. In realtà, sono io a raccontare. il mare piatto si intravede dalla torre, dal giardino sospeso, dalla piazza del mercato del pesce, da ogni finestra e balcone. ….

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  1. Bellissima spirale. Il prezzo da pagare è questo dover aprire gli occhi lentamente, quasi con circospezione. Grazie.

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