Venerdì, 10 Febbraio 2012

Smettiamola con le zuffe e ascoltate gli scrittori

giovedì, 13 agosto 2009 | Di | Sezione: Cronache dalla rete

di Tiziano Scarpa

Fonte: La Poesia E Lo Spirito (link all’articolo)

Come si chiama quel posto dove un cittadino senza potere può dire la sua su ciò che ritiene importante, dando alla comunità un contributo di bellezza, e a volte perfino di verità e giustizia? Risposta: si chiama letteratura. Ed è una cosa molto seria. È un’ istituzione inestimabile. Dà voce a chi non la può esprimere altrove. Di qualunque classe sociale ed età (guardate gli autori attivi oggi in Italia: Andrea Camilleri ha ottantaquattro anni, Chiara Strazzulla diciannove). Oggi però si preferisce far finta che la letteratura sia una faccenduola mondana che riguarda il successo e le classifiche dei libri più venduti. Mettendo in scena giornalisticamente le baruffe tra chi ha vinto il Premione e chi no: ammanicato di qua, buffone di là… Galli che si azzuffano. I soliti letterati! Ma la letteratura è una conquista politica troppo importante per ridurla a una bega fra narcisi invidiosi. Ci sono voluti secoli per arrivarci. Noi veneriamo i tragici greci. Ebbene, un tempo Eschilo, Sofocle, Euripide dovevano presentarsi da un funzionario politico, l’ arconte, a esporre la storia che volevano raccontare, e costui decideva se finanziarla o no. Oggi una ragazza di 19 anni o un signore di 84 scrivono quello che vogliono, trovano un editore, pubblicano. Ma proprio per questo la letteratura è delicata. Basta poco a sparigliare i suoi equilibri. Il mio caso personale forse è significativo. Vinco un premio letterario prestigioso, e da autore considerato di nicchia divento autore di un libro potenzialmente popolare. Se fosse successo ad altri libri, la loro sorte sarebbe stata esattamente la stessa. Dunque non è sempre vero che da una parte ci sono i libri per tutti e dall’ altra quelli per pochi. Molto dipende dalla macchina propagandistica. Pubblicità, passaggi televisivi, premi. Ma che vuole questo Scarpa? Perché non se ne è rimasto tranquillo a godersi la vittoria del Premio Strega? Non è perché vendo qualche copia in più che adesso mi ritiro in beata ebetitudine, in un surrogato di Eden merceologico. Cerco di imparare da Dante: il suo Paradiso non è mica un ricettacolo di fattoni estatici in panciolle, è pieno di santi e beati piuttosto incazzosi per come va il mondo. Allora vi dico, cari amici dei grandi giornali, delle riviste, della radio, della televisione, dei media: che ne volete fare della letteratura? Ma davvero. Pensate che i singoli cittadini possano dare un contributo di bellezza, e perfino, a volte, di verità e giustizia anche dentro i vostri circuiti? O per arrivare a scrivere di argomenti importanti sulle vostre prime pagine è necessario aver venduto dieci fantastilioni di copie? Qualche esempio. Come è possibile che un grande giornale italiano si privi dei reportage di Mauro Covacich da tutto il mondo? E quanti saggi deve scrivere ancora sulle donne Silvia Ballestra per avere una rubrica fissa in un quotidiano ad alta diffusione? Giuseppe Caliceti è scrittore e maestro elementare: ha seguito la riforma Gelmini e l’ Onda, ma i suoi articoli sono apparsi in Retee su piccoli giornali militanti. Non abbiamo molti drammaturghi: uno dei più geniali, Vitaliano Trevisan, fa una lettura scenica di un suo nuovo testo teatrale su un politico in esilio ad Hammamet: credete che sia venuto ad ascoltarlo qualche critico, oltre a quelli dei giornali locali? E non è una questione generazionale, naturalmente: leggo Lettere a nessuno di Antonio Moresco, e ci ritrovo interventi usciti quasi soltanto in piccole riviste o in Rete. Nessuna grande testata che l’ abbia intercettato e trattenuto, in quindici anni! In particolare, su questo giornale è stata avviata la bella iniziativa intitolata “Futuri maestri”, in cui scommettete su pensatori e studiosi che avranno molto da insegnarci nei prossimi anni. Il futuro, certo. Ma nel frattempo? Dove sono i maestri del presente? Io ritengo che ce ne siano molti, ma sottovalutati, sottoutilizzati. Per l’ arte contemporanea, penso al criticoe filosofo Marco Senaldi. E se non ci fosse ogni tanto Gianluca Nicoletti che lo invita alla radio, l’ antropologo e massmediologo Piero Vereni avrebbe solo i suoi libri e il suo blog. Davvero pensate che non sia un peccato non avvalersi della penna di Emanuele Trevi, Michele Mari, Carola Susani, Valerio Evangelisti, Simona Vinci, Roberto Ferrucci, Elena Stancanelli, Dario Voltolini, Giuseppe Culicchia, Aldo Nove? Ritenete che le pagine culturali dei giornali italiani più diffusi rispecchino davvero il fermento di idee e discussioni che si svolgono in Rete, nelle riviste, nei piccoli convegni autofinanziati? Uno dei punti dolorosi dell’ Italia di oggi è la cosiddetta “fuga dei cervelli”. Ma gli scrittori e le scrittrici non sono come gli scienziati che se ne possono andare in Usa a fare ricerca. Noi non possiamo fuggire dalla nostra lingua madre. È un grande spreco, quello che sta avvenendo nella cultura italiana. C’ è un patrimonio di intelligenze, sguardi, fantasie che resta in disparte, disinnescato.

Repubblica 8 agosto 2009

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