Hornby in fuga dai critici
giovedì, 17 settembre 2009 | Di Manuel | Sezione: Cronache dalla retedi Giovanna Zucconi
Fonte: TuttoLibri, sabato 12 settembre 2009 (link all’articolo)
Lost in translation? No, grazie al glossarietto che Robert McCrum stila sull’Observer. La sua tesi è che mai come ora, in tempo di crisi, con l’editoria inglese che ha perso oltre il 4% nella prima metà del 2009, gli editori pur di vendere qualche copia in più raccontano frottole, esagerano. E il povero lettore non sa come orientarsi, se ogni libro è «venduto» come un capolavoro. A meno che non sappia che cosa significano davvero alcune frasette strillate sulle quarte di copertina. Per esempio: Fenomeno multiculturale vuol dire «nessuno sa come si pronunci il nome dell’autore». Romanzo cult: non spenderò una lira in pubblicità. Biografia autorizzata: una noia mortale. Parecchio verosimili anche le traduzioni dal gergo dei critici: «delizioso» significa che l’autore è un amico, «mozzafiato» vuol dire «se dio vuole c’è una trama», eccetera.
Sarà forse anche per questo che Nick Hornby non leggerà le recensioni al suo ultimo romanzo, Juliet, Naked. Ha smesso parecchio tempo fa, dice in un’intervista. «Il fatto è che le recensioni buone non mi danno molto piacere, mentre le cattive fanno male. E poi, si assomigliano tutte. 300 parole di riassunto, 300 parole su chi sei e che cosa hai scritto, e 300 parole per dire se sei un (censura) oppure no. La gente dice che le recensioni sono utili, ma non ne sarei così sicuro. Ho pensato al libro molto più a lungo io di loro». Deliziosa anche la risposta su chi sia il suo lettore ideale. Nick Hornby lo sa molto meno di quando ha cominciato a scrivere, dice. «Penso sia una donna. Probabilmente mia moglie ne è un ottimo esempio. Forse è per questo che l’ho sposata».
Ma l’ultimo Hornby, storia di una coppia di trentenni in crisi anche perché lui è fan ossessivo di un rocker, avrà appunto lettrici e lettori. Mentre secondo The Bookseller sono ormai molti gli scrittori che si vedono rifiutare dall’editore un libro commissionato, contrattualizzato, e anche scritto. Ufficialmente perché «non è all’altezza delle nostre aspettative», in realtà perché c’è la crisi. Una giallista respinta con perdite alla consegna del suo ultimo romanzo si lamenta, giustamente: in quale altro settore ti fanno lavorare per un anno o due e poi si defilano? E un agente letterario: «Chi decide se un libro è pubblicabile? Le classifiche sono piene di pattume». In effetti…
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