Sabato, 4 Febbraio 2012

Maria Ozawa star del cinema sudato

domenica, 25 ottobre 2009 | Di | Sezione: L'altra dimensione

Io e Johnny*
di Maria Ozawa

I quadri falsi comprati al porto avevano il mare di metallo, Johnny parlava parlava, diceva “sono lamine”, mi voleva con i calzettoni di giorni, stavamo nel salottino di benzedrina, c’erano le chicche colorate, mia mamma non si faceva sentire con quel telefono nero, qualche volta volevo uscire allora lui mi spaventava, usava certi discorsi sul gigante Napoleone che passa per le strade, Napoleone sacco nero in spalla, roba di Waterloo.
Stavamo solo in giardino perché mi prendeva contro la grondaia ché era bello dopo la pioggia con quell’odore e d’autunno c’erano le foglie sotto i tacchi mentre i vicini si complimentavano con la polizia.
Mi facevo il tè a delle ore strane, Johnny metteva le canzoni dei giovani che non si piegano, quando mi vestivo mi svestiva, è quello che vogliono tutte.
Il periodo “ave Maria” era arrivato dopo un po’, mi parlava solo in quel modo, ave Maria mettiti così, ave Maria abbassati, Johnny aveva il babbo religioso e si ricordava quando mi prendeva le mutandine con la preghiera.
M’insegnava nuove espressioni: “fare scempio”, quindi le domeniche pomeriggio facevamo scempio dei vecchi e con i loro portafogli ci divertivamo fino alle ore del mattino.
Non mi piaceva la brutta storia del pongo fosforescente, la camera da letto si vedeva anche al buio con quei pupazzetti di benzinai che Jonny aveva sparso ai piedi del letto e sui comodini, di notte un po’ si muovevano, quello vicino alla sveglia mi spiava. Maledetto pongo luminoso.
Jonny era stato solo con asiatico-canadesi. Io ero asiatico-canadese, quando stava via per giorni tremavo tutta, scrivevo lunghe lettere dove mi preoccupavo dell’Amazzonia, qualche volta le pubblicavano in quella bella rivista sui parchi.
Quando Johnny mancava non mi sentivo molto asiatico-canadese perché non se ne sarebbe accorto nessuno e comunque non dormivo con i benzinai luminosi, la camera era troppo pericolosa per me sola. Riposavo vicino al frigo.
Facevamo la meditazione davanti ai fornelli accesi di notte, senza luce in cucina Johnny mi teneva per mano e poi mi teneva dappertutto.
A un certo punto rimasi intrappolata in una catena di Sant’Antonio tremenda, dovevo inviare centinaia di messaggi pieni di minacce a sconosciuti, Johnny mi aiutava con la fantasia per le minaccie, ogni volta nuove e più impressionanti: “Vi aspettano gli squali, vi aspettano e basta”.
Johnny verso la fine s’era fatto amico di una cassiera del bar al centro commerciale, diceva per gli sconti, a quel punto uscivamo sempre per andare da quella cassiera amica, era asiatica e canadese.
Quando mi vestivo mi svestiva, è quello che vogliono tutte.
Solo di giovedì mettevamo sul tavolo giochi particolari, taboo, cluedo, per la mente.
D’inverno le castagne calde, vino e la finestra, Johnny diceva: “Alla finestra! Alla finestra!” e alla finestra vedevamo i poveri; i poveri indossavano le scarpe a turno. Cazzi loro.

*Traduzione di Umberto Eco

Maria Ozawa Maria Ozawa

Maria Ozawa

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  1. Naturalmente la mia è tutta invidia.

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