Giovedì, 17 Maggio 2012

Viaggio di sera

domenica, 8 novembre 2009 | Di | Sezione: Scritti inediti

di Cristian Sesena


Prologo


Non sarà il canto
non saranno i verbi
all’infinito
Sarà il movimento
a darci nervi metallici
e voce giovane
e parole che parlano.



MOTO A LUOGO


Partire è un po’ morire
viaggio di lavoro o viaggio di piacere.
Ti sei preso qualcosa da leggere?
Me la guardo in treno
la mia vita.



I
Ci sono le scale nel cielo
Dietro agli occhiali scuri
prova a contarle,
per non salire ancora.
Tabellone elettronico:
arrivi e partenze
fuori uso.
Annuncio ritardo
gentile clientela
il quarto d’ora si fa
lustro. Ci scusiamo.
La mente
si allieta di non leggere
di là dal cemento.
Le voci dell’uomo
la svuotano
della carta che si usa
a tenere la forma
alle scarpe.

II
Stringono ai fianchi
le braghe.
Il volto gonfia
fino a volare.
All’aria
l’anima spiata
si deforma
in riflesso d’acqua marcia.
Mangiarsela
a morsi potenti
quella carne estranea
che non ha fibre.

III
La signorina posto 43 finestrino
mantella di nebbie occitane
guarda
col naso piccolo
invadente
e lui sa che sta
per entrare dentro.
Ovunque.
Sotto le unghie
che crescono
alle mani,
Guarda e rovista
fra i vestiti
fra gli strati.
Gli cerca
Il secondo cuore

IV
Dal treno.
La luce vespertina
del fuoricampo.
Elementi in fuga
dai nodi che sono vie
e vite.
Opposto le vede
camminare
nel transito
di una perdita
sazia e atroce.


Carrozza e non zucca
un arrivo non è un ballo
un mendico
non sa di principe
e le favole sono salmi
che piegano il ferro
mentre tutto si aggiusta
nel teatro fermo della quiete.


STATO IN LUOGO

I
Arriva alla sera
con abito studiato.
Arriva alla sera
di domenica
e spezza cuori
nelle buche.
Clacson gridando
spaventa sangue
e caglia.
Arriva che è tardi
e nelle vetrine
non c’è più paura
di vedersi
solo i bimbi
osservano la notte
riflessa
nei vetrini.


Non è mai come essere a casa propria
detesto la moquette negli alberghi
per favore stanza non fumatori
Colazione inclusa
Servizi in camera
solo se ne vale il prezzo


II
Albergo con portiere
prenotato doppia
attendendo che arrivi
un uomo
a dormire
l’odore suo sul petto
non ha nome
né è degno del sonno
ma è sparizione
la stanza che ha paura
di un altro mescersi
di iniziali.

III
Un tavolo
affianco a due idioti
che dicono i gemelli
segno bugiardo.
M’ama non m’ama
È cera solida
sulla carne
che è cotta il giusto.
È di argilla
fra mani ostili
che ne sagomano
i confini.

IV
È morta dicono.
Sdraiato sul copriletto
infedele
la guarda bella come
giovane
che ride.
L’hanno ammazzata
urlano.
Soffocano
di libertà
su inconfessate
vergogne
i capelli neri
lo schermo piatto.

V
Glielo mette
dietro come sa
che a lui piaceva
lo struscio
alla schiena ignota
fuoco divampi
a purificare
il vuoto
a ricacciare
le belve nell’armadio
a muro.

VI
Se n’è andato
nessuno lo ha visto
saltellare dalle scale
nel lume artificiale
di un buio che suda
seme di Onan
pazzia di Orlando.

VII
Lo chiama l’amica magra
che vuole morire
parla e ascolta
automatico.
I suoi passi
piccoli sull’abisso
segnano punteggiature
al monologo del tempo.
E mentre si sveste
mentre passa il filo
fra i denti larghi
scompone un minuto
poi un altro
l’ordito di un’ora
e il suo bianco segreto.

VIII
La notte è una valle
con una stella azzurra
all’orizzonte del frigobar.
Le braccia intrecciate
al petto
le gambe lunghe
fauno o sarcofago
inerte membro
di consessi segreti
o morto
di morte strana
morte naturale.

MOTO PER LUOGO



I
La finestra che si apre
col pulsante
la mattina che,
do not disturb,
sa di fame e umanità
in nuvole stracciate
a destra
e profili di palazzi
ghigni protesi nel vuoto
che eppure non cade
proteso
nel suo pigiama griffato
grifagno
con le ali ancora chiuse
e l’alba da decodificare
a colpi
di tosse.

II
I germani
nella sala della colazione
fanno più di un giro
col piattino.
Enormi stomaci
in controluce
pronti ad accoglierlo
a digerirlo
a farlo pian piano
carne della carne
a farlo germano
fratello o airone.


La sua stanza
è stata preparata da Olga
(cioccolatino in carta blu)
che è serva e tante ne ha pulite
prima di arrivare alla sua
(pira di asciugamani sporchi)



III
Olga ha pulito le sue bave
di maschio
seminate con disordine
di maschio.
Ha preso
gli asciugamani imbevuti
di lui.
Lei lo possiede
più di ogni altro animale
o vegetale.
Tocca la vita
e la vita
non germoglia.


Per tutto il resto
Siamo a sua completa disposizione
ma non c’è resto senza un intero
e la parte si vende per tutto.


IV
Se chiede un fuoco
che stentato faccia luce
segnale
bengala dal sesto piano
dal terrazzo sbilenco
alla sera parcheggiata
obliqua per scansare
la luna
accendetelo.
Se lo accogli
stasera fra le tue zolle
bestia scalciata
e restituisci vento
avrà un nome
la pace
e non sillabe
spaccate.



MOTO DA LUOGO


I
Stazione di bocche
dentellate che mangiano
e sputano
il trolley cinese
a guardare le spalle
dritte come bracci
di una croce ingoiata
Pensa a chi divide il silenzio
come pane e tetto
e al bacio che si danno
e di tutto li ripaga.

II
Ritorna
nel fragore del mattino
per quel paio d’ore
la colla, il mastice,
i gesti che han fatto
loro sul letto
statuine
tagliate allo stremato
carcere, brioche a colazione
(gliele ha comperate)
e cinge da dietro
il suo collo
ritorna dentro
nastro che si attorce
fino al punto di inizio
che è troppa
solitudine.

III
Le vene, i binari
che sfrecciano
di battiti
scorrono i significati
e si guardano
da finestrini
con le bocche
appiccicate.
Transiti
stranieri per parola
che si amano lo stesso
di lato
in punta di dita.

IV
La signorina posto 43 finestrino
è un uomo con gli occhiali
e la barba di Noè.
Non guarda e non parla
muta di energia
la sua pelle
morsa da vipere
dai ricordi che segnano
viali agli occhi.
E del suo cuore
non ha premura.
Una lama di boia
gli spunta dalla tracolla
a straziare
le sete del mattino.

V
Puntuali gli orari
e le coincidenze perfette
non c’è passo irregolare
al sottopassaggio
le coincidenze che
lo incrociano ad uno scorcio
noto
gli orari che gli danno il tempo
messo lì a caso
dal sole che cala
dissangua.
Si ingorga la pioggia
ci scusiamo del disagio
fluisce solo vita.
per oggi ogni corsa
è soppressa.


Quando torni ricordati di dirmi qualcosa
Se riesci fai la spesa
e passa in tintoria.
Quando torni.


Cristian Sesena fa di professione il sindacalista presso la CGIL Reggio Emilia. Ha 35 anni ed è laureato in filosofia presso l’Università degli Studi di Bologna. Ha pubblicato la raccolta di poesie Filmografia Essenziale per la Casa Editrice il Foglio di Piombino. Un suo testo poetico compare nel “Il sentiero delle fragole. Poetico diario 2006” edito da Lietocolle. Ha ultimato la sua seconda raccolta in attesa di pubblicazione Uscita Consigliata e la plaquette Viaggio di Sera.

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6 commenti
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  1. Secondo me questa plaquette è un condensato di bellezza

  2. Quando torni ricordati di dirmi qualcosa
    Se riesci fai la spesa
    e passa in tintoria.
    Quando torni.

    Notevole

  3. Bravo Cris, la tua sensibilità si mischia alle tue esperienze ed alla tua visionaria quotidianità. M

  4. non mi stanco di piangere vagamente isterica mentre ti leggo

  5. Che freschezza!!!

  6. Concordo con il commento di Max, hai una bella sensibilità visionaria.

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