Siamo Bloggers o Giornalisti?
domenica, 22 novembre 2009 | Di Manuel | Sezione: Cronache dalla retedi Daniele Di Gregorio
Fonte: BlogMagazine (link all’articolo)
In una recente intervista rilasciata al New York Times il presidente americano Barack Obama ha dichiarato di non riporre fiducia nei blogger, affermando: «Sono preoccupato che la direzione delle news sia la blogosfera: opinioni senza controllo sui fatti, senza collocare le storie in un contesto, con persone che urlano una contro l’altra, prive di comprensione reciproca».
Anche in casa nostra non mancano tentativi di regolamentazione più o meno goffi, atti ad equiparare le responsabilità dei bloggers a quelle dei direttori editoriali in quanto parte attiva nell’informazione fornita ai cittadini, e ad innescare procedimenti di natura amministrativa (se non addirittura penale) ai trasgressori. La logica conseguenza di queste iniziative è una comprensibilissima autocensura che viene innescata nel blogger che scrive, il quale dovrà saggiamente eliminare a priori il rischio di grane legali evitando di esprimere opinioni in qualche modo strumentalizzabili.
Questa autoinibizione indotta nei bloggers non è il semplice effetto collaterale di una iniziativa dovuta e necessaria, ma costituisce l’obiettivo che si vuol perseguire. Nei media tradizionali (Tv, radio, giornali) il filtro informativo che determina l’affidabilità delle notizie sta a monte, in quanto le informazioni vengono vagliate, verificate ed opportunamente confezionate al fine di essere recepite nella maniera più opportuna. Il giornalista stesso che origina questo flusso è il frutto di un ciclo formativo e professionale ben preciso. Pertanto le informazioni che fuoriescono dal Mainstream sono considerate affidabili in quanto già vagliate, verificate ed opportunamente impacchettate. La mente del cittadino non deve far altro che assorbirle.
In rete, aimè o per fortuna, non è affatto così. Gli utenti che si informano tramite internet e media sociali tendono ad acquisire molti pezzetti di informazione in merito ad uno stesso evento al fine di correlarli tra loro per costruirsi nella mente una ipotesi di veridicità. L’idea di affidabilità in rete non è tanto nella notizia in sé o nell’autorevolezza della fonte quanto nella rete di correlazione che l’utente si è costruito da solo usando le informazioni acquisite. In questo contesto tutto è utile poiché qualsiasi informazione (affidabile, dubbia o palesemente scorretta) potrebbe costituire il nodo di correlazione fondamentale per far trasparire una inoppugnabile verità.
Esprimendo il concetto in maniera più semplice potremmo dire che nei media tradizionali l’affidabilità delle notizie è nella bocca di chi parla, mentre in rete è nelle orecchie di chi ascolta.
I bloggers non sono giornalisti e molti di loro non vogliono neanche esserlo. La stragrande maggioranza è costituita da semplici cittadini che utilizzano uno strumento (il blog, appunto) per condividere opinioni, idee e pensieri: è il meccanismo di condivisione planetario ed istantaneo che ha determinato la nascita di un nuovo modello di informazione che si basa proprio su questi frammenti informativi virali, impazziti ed a volte poco affidabili se presi singolarmente.
Lo stesso pericolo di diffamazioni facili sventolato per giustificare iniziative giuridiche di natura repressiva e intimidatoria fa fatica a stare in piedi per una ragione semplicissima: esiste già una legge in vigore a prescindere da internet e dalla rete che tutela i cittadini da tale pericolo, l’Art. 595 cp: «Chiunque … comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a lire due milioni…» e se avessi ancora qualche dubbio posso rassicurarti con la condanna (discutibilissima) imputata nel 2008 ad un blogger per diffamazione a mezzo blog: Carlo Ruta.
E qui arriviamo al nodo cruciale: se il concetto di affidabilità delle informazioni passa dalla fonte al fruitore il potere di persuasione di massa che hanno avuto in mano sino ad ora industria, finanza e politica per alterare la percezione della realtà viene meno, e la storia ci insegna che ogni grande cambiamento viene accompagnato da grandi sussulti.
Il vero grande problema semmai (fattomi presente proprio da un amico giornalista e noto blogger) è costituito dal fatto che non tutti i cittadini hanno la possibilità di attingere alla rete, vuoi per il digital divide tecnologico, vuoi per una sorta di digital divide culturale presente nel nostro paese nel quale internet cresce a fatica rispetto agli altri paesi europei. Ma questa è un’altra storia…
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