Giovedì, 9 Febbraio 2012

Moschee

giovedì, 10 dicembre 2009 | Di | Sezione: Cronache dalla rete

di Franco Buffoni

Fonte: Nazione Indiana (link all’articolo)

Perché non proviamo ad affrontare le esigenze dei cittadini (“cittadini”, non popolo o pubblico o plebe) in un’ottica illuministica? Che dire della costruzione di nuove chiese cattoliche – in parte erette con finanziamento statale – nelle periferie urbane, dove alta è la percentuale di immigrati professanti altri credi religiosi? E delle polemiche quando certe giunte rifiutano di donare il terreno alla comunità islamica per la costruzione di una moschea, o addirittura quando – elveticamente ispirate – vietano tout court la costruzione di nuove moschee? Quale risposta dovrebbe dare un amministratore pubblico laico e privo di preferenze o pregiudizi ideologici?
In primis dovrebbe prendere atto che esistono vasti strati di cittadini con forti esigenze di aggregazione. Le finalità possono essere rituali e religiose, ma anche culturali e ricreative. Si constata che tali esigenze sono molteplici e si giunge alla conclusione che quella municipalità o quel dato quartiere non hanno spazi e denari per finanziare ciascun gruppo nella realizzazione del proprio edificio…
Allora che si fa? Una ampia riflessione di ordine generale. Primo: un amministratore deve sempre favorire le aggregazioni. Secondo: fermo restando il rispetto della legge, un amministratore non deve favorire un gruppo di cittadini rispetto ad altri.
Dunque? Si finanzia la costruzione di un unico grande spazio bene attrezzato e polifunzionale, con bagni all’entrata (come nelle chiese finlandesi) e ogni genere di servizi (bar, piccolo ristoro, nursery), con uno spazio principale che il venerdì serve ai musulmani per le loro funzioni e la domenica ai cattolici, ma nulla vieta che il sabato sera diventi sala di ritrovo per i giovani con musiche, canti e danze; il giovedì luogo per la festa della scuola, o il mercoledì cineforum. Con un corredo di piccole sale per il quotidiano culto singolo o di gruppi ristretti, e un’unica guardianìa responsabile della gestione corrente.
Quanto all’ovvia obiezione: ma cristiani e musulmani hanno l’altare, si potrebbe rispondere: ogni gruppo avrebbe il proprio décor, il proprio scenario ad hoc, come avviene a teatro quando si cambiano le scene. Sarebbe un luogo di aggregazione multietnico e multiculturale. L’unico che un moderno amministratore pubblico dovrebbe finanziare, attrezzare e gestire.
E chissà che – frequentando lo stesso luogo, usando gli stessi servizi – i cittadini non imparino a conoscersi, e magari a valutare i rispettivi credi come obsoleti retaggi di antiche tradizioni, fino a superare lo stadio della preghiera e della magia e ad approdare a quello del dialogo e della riflessione culturale.

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