Il più grande attore americano
martedì, 2 marzo 2010 | Di Fabio | Sezione: Profilidi Fabio Orrico

Vi ricordate di Harry Dean Stanton? O meglio: c’è qualcuno che non sia cinefilo che si ricorda di Harry Dean Stanton? Poco fa, tornando mentalmente ai film che abitano nel mio cuore (come se nel corso della giornata pensassi a qualcos’altro oltre al cinema) mi sono reso conto di come la fisionomia di questo attore (HDS è per l’appunto un attore) sia spesso presente. Mi è venuto da chiedermi quale altro suo collega possa vantare un simile curriculum fatto, non solo di grandi film (per carità c’è anche della robaccia, come è ovvio) ma soprattutto grandi autori. Evidentemente la fisionomia sottile, sgraziata di quest’uomo che trentacinque anni fa sembrava già vecchio come oggi deve aver ispirato più di un regista. Il corpo attoriale di Harry Dean taglia l’inquadratura del film un po’ come una firma. La firma di un cinema desueto, che forse è impossibile riprodurre al giorno d’oggi e allora Harry Dean ne rappresenta perlomeno la nostalgia. Elenco a memoria: con Monte Hellman gira tra il ’66 e il ’74 Le colline blu dove è un pistolero guercio e beckettiano, Strada a doppia corsia e Cockfighter. Poi Sam Peckinpah lo vuole nella banda di desperados guidata da Kris Kristofferson nel capolavoro Pat Garret & Billy the kid. Arriva Arthur Penn e lo mette in un altra gang, quello di Missouri, agli ordini di un Jack Nicholson fuorilegge che sogna la vita di campagna. Poi c’è John Milius: Harry Dean compare nel suo magnifico esordio, Dillinger e ancora è membro di un gang, quella ovviamente del rapinatore di banche del titolo (e che viene interpretato dal grande e mai troppo rimpianto Warren Oates). È assolutamente sublime Harry Dean quando, a pochi minuti dall’inizio, battibecca con un vecchio benzinaio che non vuole saperne di fargli il pieno e, alla fine del film, quando, circondato dagli uomini della guardia civile a fucili spianati si concede un momento di demente disperazione invocando pietà. Pietà negata. Con Milius Harry Dean tornerà a lavorare un decennio più tardi nel tremendo Alba rossa. In quel film moriva in piedi e chiedeva ai suoi figli di vendicarlo. Ma è proprio impossibile prendere sul serio Alba rossa, anche sforzandosi. E ancora: era il poliziotto sbeffeggiato dall’immenso Robert Mitchum nel calligrafico Marlowe, poliziotto privato della meteora Dick Richards. Me lo ricordo ancora nel Padrino parte II anche se non ricordo bene cosa facesse e poi ancora con messer Coppola sull’incredibile set di Un sogno lungo un giorno. Me lo ricordo che pianta un coltello nel ventre a qualcuno ne L’ultima tentazione di Cristo di Scorsese e investigatore privato sfortunatissimo in Cuore selvaggio di David Lynch e, sempre con Lynch, nell’ultima inquadratura del magnifico Una storia vera e aiuto regista sul set del film nel film nel film nel film nel film (etc a piacere) di INLAND EMPIRE e poi, naturalmente, l’unico, memorabile ruolo da protagonista: lo smemorato Travis di Paris, Texas, quando tutto ciò che toccava Wim Wenders, non ancora fattosi prete, diventava oro (posso dire bei tempi? Bei tempi). Mentre penso a tutto questo mi viene in mente che Harry Dean Stanton starebbe proprio bene in un film di Sean Penn. Controllo su Imdb.com e vedo che è nel cast de La promessa, gran film che ho visto al tempo dell’uscita ma Harry Dean, spero mi perdoni, non me lo ricordo. Vedo che ha lavorato pure con Terry Gilliam, per chi considera Terry Gilliam un grande regista. E poi con Robert Altman in Follia d’amore, adattamento di una splendida piece dello stesso Sam Shepard alla macchina da scrivere per Paris, Texas. Insomma, ci saranno un sacco di attori più famosi e celebrati ma un pezzo come il monologo di Travis di fronte alla moglie in lacrime nel peepshow il dio del cinema lo ha concesso a pochissimi. Andate a rivedervi quella scena perché dimostra chiaramente che di fronte a due persone e a una macchina da presa manovrata dal tipo giusto non c’è effetto speciale che tenga. Adesso Harry Dean è nel cast di un telefilm che non conosco ma di cui si dice un gran bene, Big love o qualcosa del genere e mi sembra che divida il set con lui un altro reduce del bel cinema, Bruce Dern. A me piacerebbe vederlo in un film di Clint Eastwood o di Michael Mann, gli unici registi alla sua altezza. Come sappiamo, Cimino non lo fanno lavorare. Adieu.
Articoli consigliati:



cazzo, e mi sono dimenticato John Carpeter e John Huston!