Venerdì, 10 Febbraio 2012

Su “Gli incendiati” di Moresco e “Il nemico” di Tonon

mercoledì, 28 aprile 2010 | Di | Sezione: Profili

di Fabio Orrico

Volevo parlare di due libri straordinari e densissimi da poco nelle librerie. Uno da pochissimo, meno di una settimana, è Gli incendiati, ultimo romanzo di Antonio Moresco, per ammissione dell’autore un testo sgorgato in appena un mese in modo imprevisto e violento, l’altro invece, Il nemico, uscito da qualche mese è l’opera prima di uno scrittore friulano, Emanuele Tonon che si definisce teologo-operaio. Mi è capitato di leggerli uno dietro l’altro, in due giorni, un po’ perchè sono due testi brevi (nel caso di Moresco possiamo aggiungere anche un “insolitamente breve”) un po’ perchè appartengono a quella categoria di libri che una volta aperti non si riesce ad abbandonare. Non so se Moresco e Tonon si conoscono ma, leggendo Il nemico, ho avuto l’impressione che Tonon sia un lettore di Moresco. Non si tratta, naturalmente, di una resa a un modello particolarmente amato, piuttosto di una sensibilità comune, uno stile potentissimo e unico nel quale si avverte un’aria, un ritmo, che rimandano al grande scrittore di Mantova.
Che cosa racconta Il nemico? Innanzitutto diciamo che questo libro, che si fregia del sottotitolo di “romanzo eretico”, è costituito da due parti, due racconti lunghi o romanzi brevi che dir si voglia e nel suo complesso rappresenta una specie di dittico terribile e informe sugli affetti familiari. Nel primo racconto viene evocata la figura di Settimo, il padre del protagonista e viene raccontata la sua vita in fabbrica e, soprattutto, la sua morte, la sua dissoluzione. Nel secondo viene raccontata una storia di coppia e una maternità sofferta e fantasmatica e, anche qui, abbiamo sullo sfondo la vita di fabbrica che, evidentemente, rappresenta uno dei centri nevralgici dell’ispirazione di Tonon. E in effetti mi sembra che Tonon sia l’unico o comunque tra i pochissimi autori in Italia a parlare di lavoro salariato in un certo modo. Per avere ancora la stessa resa infernale e magmatica dobbiamo tornare al Memoriale di Volponi e a certi squarci di Luigi Di Ruscio. A me sembra che Emanuele Tonon vada a porsi sulla linea più ustoria della letteratura italiana e condivida il suo cammino con, chiamiamoli pure così, i grandi eretici delle nostre lettere, da Volponi, appunto, a Pasolini. Il nemico è un libro radicale nella sua indagine esistenziale e religiosa. È un libro che parla di amore, morte, Dio, luce e inferno e lo fa con una sincerità violentissima, sostenuta da una lingua saporita, disperata. Io credo che con questo libro sia nato un autore dal quale aspettarsi meraviglie. Per quanto riguarda Moresco invece penso si abbia a che fare con uno scrittore che ha già da molto, molto tempo l’autorevolezza del classico. Gli incendiati è un libro bellissimo e dirompente, una storia d’amore che ha l’intrepida ambizione di attraversare generi e piani temporali e dimensioni per essere letteratura in forma purissima e nucleare. Un uomo profondamente infelice rimane coinvolto nel gigantesco incendio di un albergo e durante una precipitosa fuga per sfuggire alle fiamme, viene avvicinato da una misteriosa donna dall’accento straniero e dai denti d’oro. Lui ha già conosciuto e amato questa donna ma in sogno e continuerà ad amarla e conoscerla nella vita reale e anche quando questa vita finirà. Romanzo dotato di una progressione implacabile e poetica, Gli incendiati, secondo le dichiarazioni di Moresco, prelude al vasto romanzo che si sta accingendo a scrivere e che dovrebbe concludere l’orbita cominciata con Gli esordi e continuata con I canti del caos, ma risulta difficile, vista la sua radicalità, la sua poesia, il suo splendore inquieto, considerarla solo come un’opera di transizione.

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6 commenti
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  1. Caro Fabio,
    gli ho letti entrambi. Gli incendiati è un un libro che ti travolge con una scrittura che si infuoca parolo a dopo parola. Vero e proprio romanzo pirotecnico che mi ha lasciato senza parole .Quando leggi opere di rara bellezza ti dimentichi per un istante che il romanzo italiano non ha più nulla da dire.
    nicola vacca

  2. Ciao Nicola,
    mi fa piacere che ogni tanto vieni a farci visita. che il romanzo italiano non abbia più nulla da dire è una cosa in cui non credo. anzi, se proprio devo dirtela tutta mi sembra una frase un po’ vuota, una locuzione che spesso viene impiegata come un mantra e pronunciata con una sfumatura leggermente snob. io penso sia il caso di confrontarsi senza pregiudizi e con la massima apertura possibile con le opere del nostro tempo. è vero che la grande editoria promuove la standardizzazione e la banalità ma se si ha pazienza e curiosità le cose belle si trovano eccome. e poi, è il caso di moresco, ogni tanto anche le major ci danno delle soddisfazioni.

  3. bonta tua

  4. Caro Fabio,
    non è questione di snobismo e di pregiudizio. Sono abituatato a leggere tanto per diletto e per professione. Vedo in giro molto marketing e poca letteratura vera come moresco e tonon.Questo volevo dirti.Passo le mie giornate a confrontarmi con la narrativa e la poesia. Ma di libri che fanno rumore nemmeno l’ombra. Tranne le eccezioni. Per esempio l’ultimo Mari è straordinario.Ma il panorama è sconfortante. Nessun motivo di essere snob,ma pretendo la qualità e lo stupore quando leggo un libro di versi o un romanzo
    saluti

  5. ok. io voglio dire che se il panorama è sconfortante, se la grande editoria si dedica solo a clonare successi, comunque non penso che il romanzo e la poesia siano morti. raffaelli, un piccolo editore di rimini, ha pubblicato la prima raccolta di poesie di alessandra conte, “breviario di novembre”. è un libro molto bello, un libro che non sfigurerebbe affatto nella collana bianca o nello specchio però, ovviamente, nessuno si è accorto che è uscito, io stesso mi ci sono imbattuto per caso. e ti lascio solo immaginare lo sbattimento di un non riminese che vuole acquistare il libro. insomma ecco un libro che meriterebbe di essere letto e recensito e che ha una vita editoriale difficoltosissima. è morta la poesia? no, non è morta, ci sono poeti interessantissimi però a volte nessuno lo sa (compresi i lettori di poesia come me). negli ultimi anni ci sono scrittori anagraficamente molto giovani che, dal mio punto di vista, hanno scritto libri destinati a rimanere: alcide pierantozzi, gabriele dadati, veronica raimo, paolo cognetti, il desiati di “vita precaria e amore eterno”, questi sono i primi nomi che mi vengono in mente. secondo me sostenere che il romanzo italiano non ha più nulla da dire significa assecondare il gioco di quegli editori che intasano le librerie con faletti, camilleri, mazzantini e cose simili. un abbraccio.

  6. A proposito di Raffaelli. Gli chiedo i libri e non li manda.Come sai curo su un quotidiano una rubrica settiminale di poesia e concedo spazioalla piccola editoria, dove i piccoli gioielli non si sprecano.Mi piacerebbe leggere questo ch tu segnali.Proverò a chiederlo.Speriamo che me lo mandi Grazie per la segnalazione di questa giovane poetessa. Sono queste le cose che mi piace segnalare e che faccio da vent’anni. Ovviamente insieme alle poche cose che hanno qualcosa da dire

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