Giovedì, 9 Febbraio 2012

Vana Progenie

mercoledì, 19 maggio 2010 | Di | Sezione: Quadri e soqquadri

Foto di Monica Ferretti
Testo di Nicoletta Verzicco

Io ultima di tante sorelle, progenie di un grande padre. Non so quante siamo o quante siamo state in realtà, quello che so è che a lui eravamo legate. Ci ha tenute strette, congiunte a lui e lui stesso ci ha nutrito e fatto crescere. Non abbiamo mai conosciuto nostra madre e di questo parlavamo da piccole, le mie sorelle ed io, quando ancora la linfa ci nutriva, noi minute e amorfe fino al momento in cui, adulte e aperte ad accogliere il sole, le nostre parole si fecero musica diretta dal vento che ci fece dimenticare il motivo del nostro disquisire. Nostro padre è fermo nelle sue decisioni, lo è sempre stato e ci ha protette con la sua forza, le sue radici antiche lo hanno reso consapevole dei suoi natali e a noi, sue figlie adorate, li ha inculcati. Ci siamo osservate l’un l’altra crescere tra albe cariche di colori delicati, tramonti rossi sognanti mattine serene, sconquassate e impaurite da temporali improvvisi. E’ stato così breve tutto ciò! Ci eravamo abituate a quella vita salda eppur così incerta, molte di noi con la loro gracilità ci hanno abbandonato prima del tempo, tuttavia ogni singola perdita rafforzava la nostra unione e mai la rassegnazione prendeva il posto del dolore. Nostro padre si affliggeva e tante volte lo vidi piangere stille preziose che hanno avvolto nel tempo il suo forte tronco nodoso. Ma perché ora mi trovo su questo selciato sudicio in questo giorno così luminoso? Perché non fui io una delle prime a cadere? Per quale ragione ho dovuto soffrire del supplizio delle mie sorelle in quei singoli momenti diventati il mio? Chi è quel dio così cinico che mi stacca con forza da un padre amorevole che, nonostante questa mia umiliante e costretta posa, riesco a vedere altero muovere i suoi rami glabri per l’ennesimo addio? Sarà la pioggia che verrà a mischiarmi all’eterno? O sarà una di quelle strane forme semoventi a ridurmi in piccoli pezzi di me? Non possiedo le lacrime di mio padre, ma vorrei che un forte vento, quello stesso vento che tante volte ha cercato di strapparmi dalle sue lunghe braccia, mi riportasse a lui, lassù dove i pettirossi mi solleticavano in allegria, là in alto dove non esiste il peso di questa vita che mi tiene legata a questo freddo asfalto, per aria dove tante volte ho creduto di poter toccare il cielo.

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