Giovedì, 9 Febbraio 2012

Tornanti

venerdì, 2 luglio 2010 | Di | Sezione: Scritti inediti

di Massimiliano Città

Il serpentone è piccolo, lo scorgo appena, qualche metro sopra le nuvole. A volte accade che le cose cui eri abituato, viste da un’altra prospettiva, risultino meno familiari di quanto pensassi. Ho arrancato per molto tempo, e quanta strada ho fatto e come ricordo bene le sfumature dell’asfalto. Ve le potrei descrivere. Quell’asfalto incandescente, che tutto brucia, in cui tutto rimane appiccicato e hai voglia a spingere su quelle pedivelle, hai voglia a metterti in piedi, hai voglia a sudarci su quei tubolari così leggeri. Tutto così leggero, il mondo sembrava ondeggiare attorno a me, come le barche di pescatori mattinieri usciti in cerca della buona sorte, pescatori solitari affiancati dall’incanto della speranza, la speranza di riempire le reti.
Pesce fresco e grasso, e paura.
La paura di ritrovarsi dentro ancora scarpe spaiate e sfondate, che a casa ne hanno già troppe.
Tutto così leggero sembrava potesse esser sospinto dalla brezza, tutto così leggero tranne la mia bicicletta, quella bicicletta non si smuoveva d’un passo. Guai a guardare avanti, sopra la fronte, che i tornanti ti fissano senza alcuna pietà, impietriti da secoli, asfaltati da qualche stagione, con la neve che puntuale anno per anno scende a far loro compagnia.
Cattivi ricordi ormai lontani, cattive strade abbandonate da tempo. Eppure vorrei esserci ancora. Su quelle strade. Sbucare da quei tunnel in cui nelle giornate canicolari avremmo voluto fermarci, e sostare qualche minuto in più per sfuggire alla morsa opprimente di un sole giudice dei nostri passi.
Ma bisognava correre.
Andare a caccia di quel folle partito qualche ora prima, di qualche manipolo di pazzi da catena, fuggiti all’avvio in balia del caldo e dei tornanti, ore e ore, soli, soli con le loro ombre che passando da destra a sinistra, facevano boccacce e sorrisi irriverenti. Le ombre giocano spesso con la tua fatica. E di fatica se ne faceva. Pazzi da catena in fuga mentre la mia saltava lasciandomi a piedi. Ma non potevo fermarmi, c’era una maglia da difendere, la sola a difendermi, una seconda pelle, mista a puzzo e sudore, acqua e sale, ormai la mia vera e propria pelle, rattrappita e con qualche piega e scarti di giornali, notizie passate, vissute da altri, mostri sbattuti in prima pagina condannati dal giudice supremo, l’opinione. Da qua leggo a malapena il colore ormai sbiadito di titoli infamanti battuti a nove colonne.
Cattivi ricordi, ormai lontani.
Come lontano si snoda quel serpentone al quale restavo appiccicato appena. Adesso puzzo e piscio per la strada, al margine di un’esistenza bruciata in una dose sbagliata. Ho perso il colore della mia pelle, forse candida, forse allora rosa come quella maglia che per poco tempo m’ha nascosto al mondo. Fino a quando mi sono visto allo specchio nudo e solo, senza la mia strada da scalare, senza i miei tornanti da mordere, senza nessun avversario da sfidare.
Solo senza nessuno da temere, ormai, soltanto me stesso. E qualche secchio d’acqua che lentamente scrollerò dalle mie spalle ritornando ancora una volta per quelle vecchie strade abbandonate dal tempo.


Massimiliano Città nasce in quel di Cefalù (chè Castelbuono, dove la famiglia risiede, non ha ospedali e le levatrici hanno smesso d’esser tali) in un’afosa giornata di luglio nel 1977. Cresce artisticamente nel gruppo Kiroy, accolita palermitana di scrittori, pittori e musici. Negli anni che vanno dal 2002 al 2003 si esibisce con lo stesso gruppo Kiroy in serate folk-blues, organizzando, inoltre, una serie di mostre di pittura (2003/4). Nell’inverno del 2003 partecipa al “Sulmona Festival, Memorial Augusto Daolio”, con la band DorianGray, ottenendo ottimi riscontri e una segnalazione per il testo della canzone “Bambino Umile, Bambino fragile”. Nel 2004, sotto lo pseudonimo di VagabondoEbbro, pubblica, per la CUT-UP Edizioni di La Spezia, il suo primo racconto lungo “Delirio di un Assassino”, inserito nella raccolta “Lost Highway Motel”. Alla fine del 2004 entra a far parte come voce solista della blues Band “The freely chip’s band” con la quale gira la Sicilia fino al 2007. Contemporaneamente partecipa come lead vocal al trio acustico “Benzedrina Blues”. Nell’estate del 2005 scrive il saggio “Viaggio immaginario di un musico ateniese” che gli vale la laurea con lode in D.A.M.S., indirizzo musica, presso l’ateneo palermitano. Nell’inverno dello stesso anno conclude la prima raccolta di racconti “Delirio di un Assassino e altri racconti”. Nel 2007 progetta la realizzazione dell’album scritto qualche anno prima “Ritratti di un Vagabondo Ebbro”, (di cui alcuni pezzi possono essere ascoltati al link myspace.com/vagabondoebbro, oltre alla traccia “Bambino umile bambino fragile” selezionata per la compilation digitale I.M.C Music 2008) e nell’ambito della realizzazione di questo progetto musicale, nell’estate del 2008, fonda la band Dorian con la quale si esibisce alla 3° Edizione di “Indigena – Gruppi emergenti castelbuonesi” e al “Music Tourfest 2008”. Nel 2009 pubblica il suo primo romanzo “Keep Yourself Alive” edito da Lupoeditore

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