Periferiche
sabato, 24 luglio 2010 | Di Luca | Sezione: Scritti ineditidi Cristian Sesena
“E’ ai bordi che mi piace guardare vivere. E’ dai confini che percepisco ancora la libertà che anche la vita più indegna racconta con parole sue.”
Periferia di Milano
I centri concentrici
Lacustri
Sasso Scagliato
Del ventre
Poco restano esplorati
Feriali giorni
E festivi inclusi
Spopolano le periferie
Di rettangoli di cielo
Cemento e ceneri
Candelora
Implorando prospettive
Più morbide.
I quartieri caserma
Dei sentimenti fruiti
Fruttati
Usati e riposti contro le tarme
Con le viole e la lavanda
Nei cassettoni
I cuori perfettamente conservati
Di chi ce li ha rubati
I nostri tanti muscoli centrali
E i nostri nervi orientati.
E’ bolo per il tempo
Che macina nell’afa
denti
Che ridono, occhi
che piangono.
Non si ode disarmonia
Non si vede il peccato
Nelle periferie dell’anima.
Lido Po
Ora d’aria
È piovuto molto lontano da qui
È bastato a spegnere deserto
A far fiori di ore
Attorno a tavole enormi
Di gente enorme
senza espressione
Che mangiano nelle scodelle
Plastica
Il fiume i bambini e le parole
Che saziano etere
La domenica uccide
il verde pubblico
Uso promiscuo dell’umano
Plastica
In bocca nell’esofago
Lo stomaco ricolmo di ogni idiozia
La pigrizia del destino
Che scorre
Fra le vene e sulla pelle sudata
Prigioni oggi aperte
Nella nuova festa
Dei defunti.
Si vede tutto
Da qui
Si vede anche
Dio.
Autobus H
La puttanella
Ha la vita bassa
E i jeans che cadono
Se li tira su
Con le unghie laccate
Mentre dichiara fiera
Il suo vuoto torricelliano
Urlando su un tram
Ove tutto è odore
E struscio di carni mal lavate.
Sua madre che l’ha espulsa
A terra
Un nocciolo di albicocca
Lavora all’Inps
E sogna un uomo bello
Da spogliare
I sofficini che si scongelano
Nella shopper
E la ricrescita
Ancora da sistemare.
La puttanella canta male
Le canzoni in inglese
Con i neuroni collegati
Da due fili bianchi
Alle orecchie forate.
Le opere e i giorni.
Periferia di Reggio Emilia
Cantando in auto
Su una strada liscia
La notte
blu tenda da circo
Il sabato
Rientrando
Da campi con le balle
E stelle uncinanti
Le labbra
Ancora indurite
Sorrisi di sabbia.
Le donnine ai bordi
Delle rotonde col cellulare
Sono vestali di luce
Coi lampioni
Che le portano in processione
Fra ali di macchine devote.
Uno sprofondo
Di martiri e silenzi
Questo viaggio
E la casa del Perdono
Che non ha porte visibili
Segnala la deviazione
Troppo tardi.
Scampia
Gli stracci che volano
Nel cielo rutilante
Al vento seduto
Sul trono dell’imbrunire
Riempendo bocche
Col cloroformio
Riducono al silenzio
E tacciono le donne
Per strada nei mercati
Squadrata la faccia
Come la piazza affollata
Di nei e pensieri
Un punto nero
Alla fronte
L’orizzonte possibile
Il bersaglio improbabile
Di una pallottola
Che è bacio amaro
Di soldatino ferito
La guerra ha ancora
Esito incerto.
E tu reduce non torni
Con medaglie di latta
E trofei e cimeli
Non torni
A consolare il mondo
Non torni
Alla borsa nera
Con la tessera per la carne
Condannato in attesa
Alla fermata
Cappottino sgualcito
Mi mangio un unghia
Mi mordo il velo da sposa
E muoio.
Portuense
Sei arrivato
Dalla strada
Passando attraverso
I cassonetti stracolmi
Coi sandali alati
Coi piedi larghi.
Mi hai preso
Da dietro
Contro uno specchio
Rotto
Perché così avevamo stabilito
Riottoso
Ai comandi
Rispettoso
Dei nobili gemiti
Di cagna.
La tua cagna
Meccanica
Che s’accende
E si spegne
Con un interruttore
In gola
Da premere fino in fondo
Luce vespertina
Che disegna
Serpenti
Su una schiena
Rigida
Di colpe
Ruvida
Di terra.
Trastevere (Pont Mirabeu)
Musica ovunque
Canzoni da ricordare
Con le gambe incrociate
Sul letto
Venga la notte
Arriverà tardiva
Un ruscello che risale
Fino a dentro
Fino al confine del deserto
Che ha il tuo nome
O forse il mio
Suoni l’ora
Rintocco di febbre
Trema la mano
Che verga sul collo
Agili presagi
Di inverno.
I giorni vanno
Morte acclamata
Di ghiacci e sementi
Scagliati come riso
Sul sagrato.
Io resto ancora.
Malpensa 2000
Nella pizzeria sulla strada
La signora esulta
Al piatto di pesce
Scongelato
Che un grigio
Cameriere
Sudato
Le spinge in bocca
I fiori finti alle pareti
Come feste dimenticate
Nella testa ammonticchiate
Stuzzicadenti
E vino della casa
A coronarmi il capo
Di spine
Golgota asfaltato di fresco
I soldi qua non mancano
Razzisti semafori lampeggianti
Indicato bene
un nuovo centro commerciale
ci andrà la signora
che sminuzza il pesce
ci andremo assieme
a distanza di sicurezza
saltando l’inaugurazione
troppa gente
evitando i saldi
troppa gente
evitando la gente
che è troppa fame.
E largo specchio.
Malpensa 2001
La casa è piccola
Sembra un posto di mare
Una casa di vacanze
Ma siamo vicino al nulla
Di un aeroporto.
I vicini hanno la piscina
Che si gonfia
E vedo le fumerie
E le fabbriche
Sporche
Bellissime
Contro il cielo
Lance a cercare
Ancora le costole
Di Cristo.
Mi si infiammano le labbra
I cani litigano dietro i cancelli
Correggi bozze
Con la schiena ricurva
Sento il tuo sudore
Scivolarmi sulle piaghe
Domani me ne andrò
Di nuovo
Anonimo calpestio
Di ciabatte
Fuori da quei pini
Oltre le macchine parcheggiate
A schiacciare il naso
Contro un finestrino
A rubare caramelle
Al nostro unico mattino.
Centro Commerciale
Valvole di ossigeno
Liberano l’occidente
Che è piatto sui campi
Una zingara implora
Storpia di ricordi
La sua mano è un ramo
Gli spiccioli
Le sementi.
Mausoleo a metà
Fra case cubiche
Rosa e Verde
Fiore e foglia
Passano carrelli
E metalli d’uomo
Un disegno fanno
Traiettoria d’anime
E mi guardo dentro
La camicia
Fra le pieghe della pancia
E mi guardo dentro
Attraversare
Nomi uguali
In pellegrinaggio
Smemorato
Bambini per mano
Coi grembiuli
Educati in fila
Gioiosi in fila
Ripuliti in fila
Borghesi in fila
Verso i campi
Ad occidente.
Termini (fine corsa del treno)
L’estate arrota
Le spalle alla gioventù
In stazione
Stazione con scritte
E lingue
E odori di mondi altri
Facce indurite
Dall’esclusione
Un vento spericolato
Fa danzare l’asfalto
I taxi trovano riparo
Sotto glicini improbabili
Vanno e vengono
Mostruosità umane
Di carni scoperte
Di aliti e odori
Si sfascia la vita
Rosa nuda
Si consuma
Nel tempo
Agile di un saluto
La fretta
Nei saluti
È la voglia sana
Di ritrovarsi
Di lato
Soli
A guardarsi
Sfasciare
Gli zigomi
Che sono cornici
Di falsi d’autore
A guardarsi
Sfasciare
Tutto quello
Che la vita ha ci ha
Risparmiato
D’essere.
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D